Parlando di nativi digitali

Questa è la presentazione della relazione che ho portato sabato 3 novembre, al convegno del Laboratorio di Gruppoanalisi a Torino.
Il titolo che mi era stato assegnato era “Forme aggregative e codici comunicativi nei nativi digitali” e questo è il modo in cui ho cercato di svolgerlo.
Potete cliccare “play” oppure seguire il link e scaricare la presentazione nel formato che preferite.
Un grande grazie a Luigi D’Elia.

Annunci

6 thoughts on “Parlando di nativi digitali

  1. Bello, bello, Massimo, questo intervento, un ringraziamento ancora per la tua generosità, io forse l’ho potuto ancor più apprezzare avendolo anche ascoltato “offline”.

    Ripensavo all’intera sezione affollata che coordinavo sabato scorso dove oltre al tuo intervento c’era anche quello del sociologo Cristopher Cepernich esperto di subculture giovanili e poi il collega Daniele Nunziato che ha aperto presso la sua asl un servizio di ascolto online sulle tematiche sessuali adolescenziali. Pomeriggio troppo breve per quanto abbiamo potuto imparare e troppo breve per lo sviluppo di riflessioni che ne scaturivano,

    Ebbene La tua relazione e quella di Cepernich erano particolarmente stridenti (e quindi interessanti) in quanto a “mood” verso la rete e le sue conseguenze.

    Riassumo: in sostanza il sociologo dopo aver illustrato con alcuni dati la progressiva occupazione e integrazione dei nuovi media presso la popolazione specie giovanile, concludeva con una prospettiva assolutamente pessimista dicendo che le coordinate con le quali ci si muove nella rete sono: 1) Conformismo (tendenza ad essere d’accordo con i propri simili, alla somiglianza e non al dibattito dialettico) 2) Narcisismo (in realtà intendeva dire in termini psy esibizionismo), 3) Autoreferenzialità; 4) Simulazione 5) Deresponsabilizzazione.
    Una visione della rete tutt’altro che democratica e intelligente-connettiva e nella quale l’individuo è massificato ed esposto ai flussi emotivi più regressivi. Direi che i punti sui quali sento di convegere completamente sono l’ultimo, l’anonimato è fortemente deresponsabilizzante e forse andrebbero approfondite le conseguenze sulla mente di questo punto, ed in parte il discorso sulla mitologia della rete come demo0cratica in sé (certo che non lo è).

    Nella tua relazione si capovolgeva questo paradigma e si sfatavano molti luoghi comuni su certi automatismi della rete e pure della mente. La citazione sul Lock-in di Lanier e anche della Guazzaroni sono in tal senso illuminanti. Tu sembri dire: si, certo, la rete tende a omologarti a inglobarti (anche rispetto al tempo, come diceva un intervento in aula) a passivizzarti, hai molte possibilità specie da “nativo madrelingua” di non riflettere metaliguisticamente ed essere travolto dal media e dai suoi codici pervasivi, ma questo è vero solo in parte, perché puoi mettere in crisi, puoi stressare il sistema nel quale vivi prendendolo continuamente in contropiede e diventando consepevole delle sue regole.
    Questa posizione mi trova concorde e la trovo molto vicina a quella di questo libro http://www.key4biz.it/Analisi_e_Dati/Bibliotech/2003/10/Errore_di_sistema.html
    anche se credo che siamo andati anche più avanti.

    Il punto è però è che questo è il ragionamento di un digitale “acquisito” come te e come me che il confine lo hanno osservato e che sono particolarmente in grado di meta-parlare di queste cose. La nostra responsabilità è perciò enorme a tal proposito, anche come curanti. Lo confesso, mi sento un tantino schiacciato da tale responsabilità…
    Diventare attivi, creativi, protagonisti, di questi tempi non è proprio-proprio immediato.

  2. Ciao Luigi, ti aspettavo!
    Io solo dopo la mia relazione ho capito che era passata come un “controcanto” a quella di Cepernich. Credo dipenda dal fatto che nel raccontarvi le mie cose, ho tagliato per ragioni di tempo alcune parti che avrebbero meglio chiarito la cornice. Ho pubblicato tutto in tempi rapidi proprio per integrare le parole dell’altro ieri.
    Io trovo preziosa la posizione di Lanier perché non è un “apocalittico” come la media degli autori che si leggono in giro: è uno che si preoccupa perché conosce le cose da dentro. E proprio perché parte da una posizione di preoccupazione, dice: trovate un modo responsabile di starci dentro.
    Dunque mentre cominciavo a parlare sabato, pensavo sul serio che le cose che stavo per dire fossero in continuità e in coerenza con quelle precedenti. Con una differenza di accenti, forse, sì.
    E’ vero quello che dici, tutto questo richiede una responsabilità. Per noi e per i nostri figli più giovani, ai quali non possiamo dire semplicemente “sì, connettiti tutto il tempo che vuoi ma solo se sei creativo e responsabile”. Tocca esserci: ma proprio per questo, guardo con sospetto a tutte quelle etichette che fanno sentire fuori gioco gli adulti. Questa non è la soluzione, questo è il problema.
    P.S.: ieri verso mezzanotte ho messo online la presentazione. Stamattina intorno alle otto era stata vista (fra qui e Slideshare) da 160 persone. Tu sai che non esiste un altro modo al mondo (per quelli come me e te che non sono delle star delle classifiche dei libri, intendo) di pubblicare una cosa che solo nella prima notte viene letta da 160 persone (e io non sono per niente una blogstar, per dire). E che, inoltre, resta disponibile praticamente per sempre, mentre i libri spariscono dalle librerie dopo quindici giorni e le riviste hanno la vita che hanno.
    Allora, secondo me, se è un mostro è un mostro che bisogna domare.

    1. Si vede che il tema era “caldo”. Non ne vedo tante di riflessioni organiche su questi lidi, intendo la rete, ho come la sensazione che anche noi psy un po’ la subiamo, almeno molti di noi, come una realtà al limite del terrifico (in subordine dello scomodo, imbarazzante, inaccessibile, inesprimibile, incomprensibile).
      La tua relazione non era propriamente un controcanto di quella di Cepernich, mi sembravano piuttosto due prospettive differenti animate da presupposti differenti, lui analizzava più che altro sia gli aspetti di deriva che di introiezione dei vari new media e l’anestetizzazione del dissenso sociale, e qui forse una venatura nostalgica da parte sua verso i bei tempi degli scontri generazionali (e generativi) l’ho colta. Tu mi sembra che ti ponessi più da curioso, quasi neutrale, osservatore degli aspetti mentali e comunicativi della rete con un atteggiamento forse più possibilista e in finale anche con il piglio del buon educatore/allenatore di lobi prefrontali. Insomma erano ben integrate volendo. La relazione di Nunziato invecequella del servizio psicosessuale per adolescenti ha dimostrato le enormi potenzialità dello strumento se usato con cautela, competenza e desiderio allo stesso tempo.
      Riguardo la questione della responsabilità adulta, sono d’accordo con te, non vedo altro modo che esserci con i nostri figli sulla rete. Magari esplorandone tutte le migliori potenzialità e insegnando ad usarla consapevolmente ed integrando le relazioni online con quelle offline, ma tenendo conto che sono queste ultime quelle più significative.

      1. Luigi, bel lavoro anche quello presentato da Daniele Nunziato: il sito di un consultorio giovani dell’ASL di Cuneo, che raccoglie domande su sesso e affettività. La capacità di lettura dei quesiti e di rispondere richiede una profonda conoscenza dei linguaggi e dei tempi della comunicazione sul web. Sono rimasto molto sorpreso.

  3. Inoltre, se ne ricava una bibliografia interessante. (Interessante anche per chi, come me, non condivide il tuo sguardo sostanzialmente tecnoentusiastico :))
    [Da un po’ vedo che hai dismesso il tuo spazio hosting, hai impostato un redirect e sei tornato in wordpress. Se hai un problema di qualche tipo, puoi scrivermi, magari posso esserti d’aiuto, hai il mio indirizzo.]

  4. 😀 Ciao Daniele! Grazie, è che per quanto uno sia entusiasta, lo spazio su WordPress.com mi dava un po’ più di leggerezza e qualche pensiero in meno. Già per lavoro gestisco siti su domini di proprietà (a partire dal mio sito “di lavoro”), Tarantula è la mia ora d’aria.
    Diciamo che se proprio dobbiamo dividere il mondo fra entusiasti e apocalittici, io dovendo scegliere sto di là. Ma spero si capisca che quel che penso (snocciolando la mia relazione “a voce” ho cercato di spiegarlo) è che penso proprio che dei rischi di cui si parla in giro molti siano realie preoccupanti. Solo che per me l’unico modo di salvarsi è buttarsi nelle fauci del mostro.
    Il “che fare?” di Lanier dovrebbero affiggerlo nelle scuole!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...