Il 23 luglio scorso nella mia rubrica “Linguaggi della rete”, sulla pagina “Internet & Hi Tech” del quotidiano Bresciaoggi, ho pubblicato questo pezzo. Erano i giorni in cui spopolava la raccolta di firme per il referendum – organizzato dall’Unione Popolare – “per abbassare gli stipendi della casta”.

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Di qua, una campagna per un referendum da fare (sui rimborsi spese dei parlamentari); di là, un pugno di articoli che gettano sospetti sull’utilità dell’iniziativa. Il primo dei due messaggi si diffonde viralmente in rete; l’altro si limita a circolare sulle bacheche di pochi scettici.
Dei dubbi al riguardo si è parlato su Bresciaoggi venerdì: al di là di ragioni e torti, ora mi interessa parlare di linguaggi. Il successo del primo dipende più dalle caratteristiche della comunicazione in Internet (che privilegia contenuti in grado di evocare emozioni) o piuttosto dall’aria che tira nel Paese? Sì, la domanda assomiglia a voler separare nel cappuccino il latte dal caffè: ma notate come paghi l’utilizzo di precise parole chiave. “Casta”, “stipendi d’oro”, persino “media” (vedi sito e pagina Facebook della nuova Unione Popolare, che debutta proprio con questa raccolta di firme): termini da tempo decontestualizzati e reiterati come sinonimo di ruberia, tanto da muovere in chi legge reazioni sanguigne e immediate che bypassano il pensiero. Tanto che chi promuove un referendum può definirlo “anti-casta” senza nemmeno darsi il fastidio di dimostrare che lo sia: l’uso stesso di quelle parole attribuisce al messaggio un automatico carattere di verità; così, firmare o non firmare diventa una posizione di rifiuto o di accondiscendenza verso la “casta” (e tu non vorrai mica essere sospettato di simpatie per la “casta”, vero?). “I media ci boicottano!”. Sarà vero? Quando il social network diventa un mondo chiuso e autoreferenziale sì: se ti boicottano è perché dici la verità; e, se dici la verità, allora è vero che ti boicottano.
È il trionfo della tautologia: con un clic contro la casta sperimenti la consolante sensazione di appartenere. A che? Ma alla comunità di quelli che cliccano contro la casta!

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