(Con un po’ di lena riesco a mettermi a pari con la ripubblicazione sul blog dei pezzi che ho scritto per “Linguaggi della rete”, la rubrica quindicinale che tengo su Bresciaoggi. Questo è l’articolo scritto per l’11 giugno di ritorno dal concerto milanese del Boss)

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È un artista che deve la sua enorme popolarità al passaparola assai prima che alla promozione delle major discografiche. Gli appassionati, che parlano di lui da quattro decenni e si passavano ieri i nastri, oggi gli mp3 dei suoi concerti, hanno sostenuto la sua carriera e ne hanno fatto un artista fondamentale della musica americana. Anche questo fa di Bruce Springsteen un personaggio del tutto eccezionale in quella musica nata nel ventesimo secolo e che ora cerca un posto nel ventunesimo. Dal vivo diresti che ha un rapporto diretto con ciascuno dei suoi fan, e il modo in cui si concede per quattro ore sovverte la regola classica di un mercato che (anche nella musica) cerca il massimo del profitto col minimo sforzo. Data questa attitudine che privilegia il rapporto con un pubblico attivo, non è strana la simpatia con cui lo segue il mondo digitale in questo lungo tour 2012 (giovedì 7 era a San Siro, ieri a Firenze e stasera suonerà a Trieste).
Addirittura in certe serate le canzoni arrivano su Youtube poco dopo l’esecuzione; numerosi blog ripubblicano le tracce audio degli spettacoli riequalizzate a dovere già nei giorni successivi. A simili pratiche di condivisione, dai tempi dei bootleg su vinile, Bruce non si è mai davvero opposto, perché sa che una comunità che alimenta l’appartenenza e la comune passione non solo non gli sottrae nulla, ma anzi costituisce il suo traino più potente. Non si preoccupa di mantenere il controllo sul prodotto del suo ingegno: anzi, lasciandolo andare libero nel mondo, alimenta il proprio mito.
Per tutta la serata di giovedì si poteva respirare un po’ dell’aria di Milano seguendo su Twitter hashtag come #brucemilan o #bruceasansiro. Chi non c’era si mangiava le mani. Chi aveva i biglietti per le date imminenti aveva molte ragioni in più per essere impaziente.
(foto da qui)

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