Al Teatro alla Scala sabato 21 aprile abbiamo assistito alle “prove aperte” del concerto su George Gershwin della Filarmonica della Scala, diretta da Riccardo Chailly, con Stefano Bollani (“Catfish Row”, cioè la suite da “Porgy and Bess”, “An american in Paris” e il “Concerto in Fa” per pianoforte e orchestra): frutto di un progetto che da tempo vede il direttore e il pianista lavorare intorno al repertorio del compositore americano.
Bella idea quella delle prove aperte, già sperimentata al teatro milanese: con un investimento che va da cinque euro a trentacinque, assisti alla prova generale (lo spettacolo della sera stessa sarebbe stato trasmesso in diretta su Radio Tre e in video ad alta definizione in un centinaio di cinema!) e mandi il gruzzoletto a qualche organizzazione che speri ne faccia buon uso. Sabato mattina l’evento era abbinato a una onlus che si chiama “Bambinisenzasbarre”. I bambini in questione sono quelli che hanno la ventura di avere un genitore che è finito dentro.
Ecco, son cose che non te le racconta la televisione, ma lì fuori ci sono più di centomila bambini che continuamente si recano dentro al carcere per incontrare la madre o il padre. E altri non so quanti che fuori non ci hanno mai vissuto, perché la loro casa è da sempre là dentro. Crescono con la mamma e dall’aria che tira pare che oggi come oggi rischino di restarci fino a sei anni! (Dice: ma sei fuori? No, è così, l’ho saputo leggendo il sito di bambinisenzasbarre).
Tutto un mondo che se ti fermi a pensarci, dopo un po’ scacci il pensiero perché ti fa male dentro.
Ecco, quel che noi di fuori non sappiamo è che bambinisenzasbarre costruisce spazi ludici e accoglienti (in tre penitenziari milanesi finora) per i bambini che varcano quella soglia per la visita ai parenti.
Allora io ero lì seduto al mio posto quattordici, fila “S” della platea, e pensavo che accoppiata felice fosse quella con Gershwin. Perché uno dei momenti più belli del programma è quello in cui il primo violino geme una “Summertime” che strappa il cuore. Ora, “Summertime” è una ninna nanna. Quella ninna nanna, e il bambino cui è dedicata (il figlio di Clara), attraversano tutta l’opera “Porgy and Bess”. Nel primo atto è proprio Clara a sussurrarla al bambino; nel terzo atto Bess riprenderà il tema in un’atmosfera carica di strazio e di dolore (Clara e Jake sono stati inghiottiti dalla tempesta, qualcuno deve prendersi cura del piccolo e cullarlo).
In mezzo, un’umanità dolente e marginale, storie di droga e alcol, prostitute e papponi, risse e sbronze, amore e morte. E anche galera.
Riccardo Chailly/Stefano BollaniLa cosa singolare è vedere un direttore d’orchestra come questo e un pianista jazz con l’abito da sera e la camicia di fuori entrare l’uno dentro il mondo dell’altro. E tutt’e due entrare in quello di Gershwin, che spesso è stato considerato un po’ fuori dal giro dei musicisti “alti”. Uno che nella musica ci metteva dentro tutte le cose che lo rapivano, dal musical al jazz, dalla musica europea allo spiritual, che culturalmente era americano eppure europeo (ebreo ucraino: il suo nome era Jacob Gershowitz).
E fuori dalle cose che ti aspetti di vedere nella cattedrale della “musica esatta” c’è l’improvvisazione jazz: così quando Stefano Bollani comincia a giocare intorno al tema di “Autumn Leaves” e senti le note strane che ci mette dentro; o quando il contrabbassista esce fuori dai panni di strumentista austero e mette via l’archetto, e uno dei percussionisti lo vedi che non ci sta più dentro e attraversa il palco con un rullante e un charleston per andare a mettersi vicino a loro, pensi: no, non lo faranno sul serio. Invece lo fanno.

Se ti interessa il lavoro di bambinisenzasbarre puoi fare questo ma anche questo.

Un grazie enorme a Giulia Pigliucci, dell’ufficio stampa di Bambinisenzasbarre.
La foto dell’orchestra è di Silvia Lelli, da qui. La foto di Chailly e Bollani nel testo viene da qui. Quella in apertura è di Gert Mothes (grazie a Decca / Deutsche Grammophone) e viene da Amazon.

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One thought on “Dentro e fuori le sbarre

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