Antonella Cocciante di Animammersa

Di Animammersa vi ho parlato tante volte, e del contributo che da tre anni dà al racconto dell’Aquila.
Raccontare è una parte essenziale di quella che si chiama “ricostruzione immateriale”.
La necessità di raccontare il passato, in un posto dove la storia e la bellezza sono in gran parte sbriciolate ed esposte a neve, pioggia, sole – e per una comunità frantumata che solo in parte è rientrata dove viveva prima – non c’è nemmeno bisogno di spiegarla.

Patrizia Bernardi

Il grande lavoro di raccontare il difficile presente è tuttora indispensabile, e lo capisci ogni giorno: io vivo lontano da L’Aquila, mi capita spesso di parlarne – con persone anche colte, anche informate – e quando racconti che non era mai successo che una città intera fosse evacuata, azzerata e militarizzata, ti rispondono “sul serio? io non avevo capito che le cose stessero in questi termini!”. Capisci quanto sia difficile, anche per l’informazione meno sbragata, raccontare – capire, prima ancora – una vicenda così difficilmente assimilabile a qualunque precedente noto.
Il passato e il presente Animammersa li ha raccontati fino ad oggi nelle piazze e nei teatri: nello spettacolo “Lettere dall’Aquila”, attraverso la partecipazione al film “Ju tarramutu”, e poi nel “Terremoto delle donne” (arrivato nel 2011 al Petruzzelli di Bari), e nel video “Memoriter 1797” con la regia di Luca Cococcetta.

Maria Luisa Serripierro

Non vi posso raccontare l’immenso piacere di quel giorno che, volendo provare a raccontare il futuro, Animammersa mi ha fatto una telefonata. Mi ha spiegato che c’era qualcosa da fare e che aveva bisogno di me perché pensava che io sapessi aiutarla a farlo. Ma prima ancora di capire cosa mi stesse chiedendo, ho detto “ci sto, quando si parte?”.
Da allora ci abbiamo pensato insieme, ci siamo incontrati a L’Aquila, ci siamo scritti, ci siamo parlati a distanza e ne è venuto fuori un progetto che si chiama “Officina Futuro”.
Un’officina è un posto dove i materiali prendono forma: e Il futuro certe volte è un materiale piuttosto rigido e ostile. Ma gli attrezzi con cui si può provare a piegarlo un po’ sono il racconto, le domande, l’immaginazione, il teatro, la relazione fra persone che ugualmente vogliono provare a lavorarlo.
Quel materiale così apparentemente chiuso e resistente può diventare virtuale, può rendersi un po’ più docile, può permetterti di immaginare forme e utilizzi che non avevi visto prima.
Così “Officina Futuro” può essere, se non vi dispiace la parola, un esperimento di realtà virtuale.

“Officina Futuro” parte oggi. La prossima settimana faccio i bagagli e raggiungo Antonella, Patrizia, Maria Luisa e un gruppo di persone aquilane che avranno scelto di provare a battere quel ferro.
Il lavoro terminerà a maggio e prima o poi contiamo di dirvi di più.

PS: intanto Animammersa è impegnata in questo. Andate a vedere.

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5 thoughts on “Il futuro è un’officina

  1. E’ sempre una questione di pezzi in officina. Come in una officina reale dove ri restaurano e aggiustano macchine magari “d’epoca” è importante conoscere bene la macchina che devo ricostruire, non ne devo avere una conoscenza sommaria o parziale. Dopo averla conosciuta bene devo essere bravo a scegliere i giusti pezzi e materiali per ridargli vita.. non sarà la stessa ma se indovino i materiali e i giusti pezzi di ricambio verrà fuori magari una macchina ancor più affascinante e funzionale dell’originale. Io in questi tre anni ho constatato che uno dei problemi è proprio la parziale o non approfondita conoscenza della “macchina L’Aquila” portata in officina per essere riparata. Non conoscenza dovuta in parte ad una evoluzione storica della società aquilana negli ultimi decenni, direi mezzo secolo quasi ormai, ed in parte per negligenza e parzialità da parte di soggetti ed istituzioni che dovrebbero avere a cuore questo aspetto invece. AUGURI DI CUORE ALL’OFFICINA.. aspeto con ansia di vedervi all’opera con le tute e gli attrezzi giusti.

  2. Caro Massimo, magari con un po di ritardo, lascio un commento nel tuo blog, sebbene io passi quotidianamente sulla tua pagina facebook e da un po di tempo anche su twitter 🙂
    Che dire, pur vivendo, come tu stesso hai sottolineato un giorno, nell’estremo nord, sai che la “questione” aquilana mi è sempre stata e sempre mi sta a cuore e di questo ti ho già parlato. Credo che progetti come questi servano per dare una dimensione diacronica agli eventi e per far si che l’oblio non ci faccia dimenticare. Narrare, costruire, creare ponti verso il futuro è una delle cose più belle che si possano fare perchè danno il senso della continuità e svelano una dignità che purtroppo la brutta e parziale informazione, che procede su binari intrisi di pregiudizio e che funzionano a corrente alternata, rischia di distruggere.
    Un abbraccio
    cristian

  3. Scusate il ritardo: proprio perché è un periodo pieno di cose in cantiere, non è sempre facile passare davanti al pc a riprendere il filo delle conversazioni.
    L’Aquila è diventata dallo stesso 6 aprile di tre anni fa un enorme laboratorio di storie. Animammersa è stata una delle voci più forti e non vi so dire l’emozione ora che, dopo averne conosciuto il lavoro, dopo aver conosciuto loro, dopo aver visto il loro spettacolo, mi trovo a fare qualcosa con loro.
    Fino ad ora c’era da difendere la storia di un presente che veniva sistematicamente distorto. Ora è il futuro che bisogna proteggere dalle minacce.
    Penso che vi racconterò più a fondo prima o poi.
    Grazie!

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