Ci sono tanti modi per scandire il tempo. Uno di quei modi ha a che fare con la musica. Per esempio, il 1969 è stato l’anno in cui sono andato alle elementari, ma anche l’anno di Volunteers dei Jefferson Airplane (l’ho ascoltato un po’ dopo, naturalmente); il 1981 debutta il pentapartito, ma esce anche The Man with the Horn di Miles Davis; l’anno prima in America Reagan era entrato alla Casa Bianca: ma soprattutto, Bruce Springsteen ci aveva dato The River.
Qui di seguito vi propongo dieci ottime (no, buone; vabbè, discrete) ragioni per ricordare il 2011 non solo per il tonfo di Berlusconi e la quadruplicazione delle tasse.
Non saranno i dieci migliori dischi dell’anno, ma sono quelli che per m… Oh, insomma, al diavolo le cautele: non è vero, quelli che seguono sono veramente i dieci migliori cd usciti durante l’anno che sta per finire, senza discussioni.
Un anno, mi pare, con poche cose nuove e poche cose buone: noterete che in qualche occasione le seconde ho dovuto cercarle lontano dalle prime. Chi se ne importa: ho passato da un secolo l’età in cui quel che è bello deve essere per forza nuovo, inaudito, mai sentito.
Eccoli qua, dunque, i dieci cd dell’anno: non necessariamente in quest’ordine, anche se il primo della lista non è casuale.

Piers Faccini: “My Wilderness”
Quella dell’anglo-italo-francese Piers Faccini è vera musica nomade: qualunque riferimento culturale o geografico vi sembri di cogliere nelle sue canzoni, quasi sicuramente c’è per davvero. Qualunque posto vi venga in mente, lui c’è stato. Anzi, probabilmente ci è nato.
E poi mi ricorda Nick Drake.

Ivano Fossati: “Decadancing”
Per come lo sento io, un disco che parla del tempo, di cicli che finiscono: ed è curioso che per l’autore sia una specie di capolinea.
Canzoni come “Quello che manca al mondo”, ce ne avessimo una al mese, le cose andrebbero meglio (e infatti sul disco c’è due volte).

Tom Waits: “Bad As Me”
Che poi certe volte uno pensa: che ce frega a noi di X Factor? Noi ci abbiamo Tom Waits…

Marcus Miller: “Tutu Revisited”
Ci sono storie che vanno raccontate e riraccontate. Il Miles Davis di quegli anni, al di là di tutto, è stato una storia importante. Marcus Miller era presente e ce la riracconta.

Dave Alvin: “Eleven eleven”
Che poi certe volte uno pensa: che ce frega a noi di X Factor? Noi ci abbiamo Dave Alvin…

Hugh Laurie: “Let them talk”
Dimenticatevi il medico più strafatto della televisione. Qua c’è il figlioccio di Dr. John in un disco che suona vecchio, desueto, trito e già sentito. Cioè bellissimo.

Riccardo Tesi & Banditaliana: “Madreperla”
Indovinate cosa rispondono in giro per il mondo quando chiedi a bruciapelo il nome di un artista italiano? Probabilmente Eros Ramazzotti, ma solo perché il mondo è un posto crudele. Tesi è un artista internazionale, e qui lo ritroviamo con Maurizio Geri, nella collaborazione che aveva reso indimenticabile “Sotto i tetti di Firenze” e non solo.

Paolo Fresu: “Mistico Mediterraneo”
Sempre la musica di Paolo Fresu è difficile da definire. A volte è di una bellezza impossibile.

Gianmaria Testa: “Vitamia”
La canzone d’autore. Sai quella che ti metti lì e ascolti persino le parole?

Bruce Cockburn: “Small source of comfort”
Può essere che non sia il miglior Cockburn di sempre: resta però, anche nel 2011, un esempio ineludibile di come dovresti pensare alla chitarra se sei uno che canta.

E, per finire…
Menzioni speciali (roba da ricordare)

– Luca Francioso è un musicista che spicca in un genere che a mio avviso da tempo rischia di soffocare nello scolasticismo, nell’estetismo, nel virtuosismo, nel carinismo: io credo che Luca sia uno dei pochi argini a queste possibili derive dell’odierna chitarra fingerstyle. Nel 2011 non ha pubblicato cose nuove nuove, ma lo segnalo per una raccolta di pezzi vecchi reincisi, che si nota per il formato curioso: “L’amore in chiave” è disponibile, appunto, in chiavetta USB.

– Francesco De Gregori ha pubblicato il suo nuovo sito (ne parlavo qui) e la novità è che sul sito è uscito un film girato dal vivo nelle prove del tour 2011: “Dress Rehearsal” è il titolo, Niccolò Bello il regista. De Gregori sempre più dylanizzato, mai sentito così rock. Eccolo qua:

– Ancora: uscito troppo tardi per essere digerito in tempo per un articolo sul 2010 (che peraltro non ho mai scritto), e troppo presto per entrare nella rosa del 2011. Un disco di musica tradizionale, bellissimo, registrato in Abruzzo. È “Co’ l’occhi bassi” del Passagallo.

– Infine: spettacolo dell’anno, e non solo per ragioni personali e affettive, è stato per quanto mi riguarda quello di Animammersa. Vi raccontai della serata di aprile a Bergamo. Teatro e musica (insieme al Passagallo, appena citato), storie dall’Aquila terremotata. Dal punto di vista della performance, “Lettere da L’Aquila” è una vera festa. Coinvolgente, emozionante, straordinaria.

Advertisements

8 thoughts on “I miei dieci del duemilaundici

  1. E’ vero questi sono i migliori dell’anno, perché tu sei un’autorità nel campo, più di tutte le autorità legittimate ad esserlo. Cioè questa mica è l’unica classifica dei migliori di un certo anno che ho letto, però è l’unica nella quale ho trovato ben 3 nomi che adoro. Uno dei 3 è Hugh Laurie, che avevo sentito e mi ero anche un po’ vergognata che mi fosse piaciuto…..sai com’è, il telefilm che è fatto pure malissimo e tutto il resto….
    E questo articolo è proprio bello, facile facile, ho riso, ho ascoltato ed ho ricordato una radiolina di provincia negli anni ’80.
    Nota bene: Scrivesti un bellissimo pezzo su Neil Young, forse inauguravi con quello una nuova piattaforma (Io sono un'”ex” terremotata e ci ho lasciato la memoria in quella faccenda, abbi pazienza.), non mi ricordo bene, però ricordo che la grafica del blog era diversa, un po’ dark…. Ora noi….seguaci? lettori?….del web siamo abituati alla vita da nomadi che ci fate fare, non mettiamo mai radici in un server, ché sappiamo che dura poco, però siamo contenti lo stesso se ci ripagate con queste straordinarie letture, non stiamo lì a guardare i disegnini, ecco. Però, insomma, devo dirtelo: quel noir ti donava moltissimo.
    🙂

  2. già, sembra proprio una scaletta per una trasmissione di una (o più?) radiolina di provincia negli anni ’80! grazie max, una playlist con i fiocchi 😉

  3. Diciamolo, però, che le radioline erano “ine” solo perché in quella città in mezzo alle montagne ci voleva un trasmettitore con una potenza di fuoco mostruosa e le cose che facevamo, se fossimo stati in pianura, avrebbero cambiato la storia della radio 😉
    Eccolo qua, il post su Neil Young. Era il periodo “nero” di Tarantula, che essendo un blog disidentitario ama cambiare aspetto ogni tanto. E non è detto che per l’anno nuovo… 😉
    Ciao Elena e ciao d.!

  4. Bel post!
    Non conoscevo tutti i dischi che hai nominato. E la performance di Luca Francioso mi istiga a riprendere in mano lo strumento per lavorarci su seriamente.
    (Ah, non c’entra con l’anno che va, ma ti presento questi miei amici)

  5. Ciao Daniele, pensa che a me stare appresso ai chitarristi per un po’ (e guardarli a volte da vicino, come è successo con Luca Francioso, spesso mi ha fatto l’effetto di spingermi ad appendere la chitarra al chiodo 🙂
    Grazie per la segnalazione: anzi, ho cerceto informazioni e aggiungo per chi passa di qui che l’album di Miavagadilania è scaricabile dal sito del gruppo! Mi pare una band che richiede un ascolto attento e ripetuto, e i testi sono particolarmente poetici.

  6. Sì, e qui c’è il primo album, dal sito è scaricabile solo il secondo l’ultimo. (Non ci guadagno eh, dalla promozione, è tutto gratis :))
    Comunque sì, in certi casi gli strumenti musicali finiscono appesi a dei chiodi. Però i chiodi sono sempre lì. A meno che non crolli la casa, ovvio. E può capitare che, a un certo punto, i sensi si risveglino e anche la musicalità e la capacità poetica (ri)nascano nella persona. A me è successo. E la chitarra viene via dal chiodo.
    Nell’articolo linkato nel commento c’è scritto: “Un’ipotesi che mi intriga da anni è che la psicoterapia non sia una pratica medica bensì un’attività estetica; dunque non un’attività di correzione ma un gioco poetico e narrativo che tende al cambiamento creativo; e che pertanto debba specchiarsi nelle arti poetiche più che in qualche pratica ‘ortopedica’”. Non mi intendo molto di psicoterapia, sono un lettore dilettante, però mi intendo di cambiamenti creativi, seguendo altre strade. E sono convinto che non ci sia cambiamento radicale della persona che non sia attraversato in qualche misura da una “attività estetica” e che ogni cambiamento autentico della persona abbia una ripercussione in qualche misura sulle sue capacità estetiche.

  7. Mi fa piacere che di quel pezzo tu abbia colto quel passaggio. Forse quello che dici ha anche a che fare col senso dello stare qui a parlare di quel po’ di bellezza che è possibile rubare attraverso i dischi e la musica che ci piace.
    Ah: buon Natale!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...