Fidarsi è bene, non fidarsi pure.

Cosa ci fanno nella stessa storia un bandito che passa una notte in cella, un problema matematico e eBay?
Nel numero precedente della mia rubrica su Bresciaoggi, “Linguaggi della Rete”, avevo parlato di “Facebook paranoia”, quel sentimento di sospetto che invade tanti utenti che si sentono spiati e derubati di informazioni, e rilanciano nei social network allarmi infondati. Lunedì 12 ho continuato a parlare di – diciamo così – igiene delle relazioni on line. L’articolo è uscito col titolo “Fiducia virtuale, in rete nuove forme di «amicizia»”.

Immagina di essere (absit iniuria verbis!) un criminale che è appena stato sbattuto in cella. Entro domani devi decidere se confessare o no. I poliziotti che hanno arrestato te e il tuo compare non vi permettono di parlarvi, e vi hanno spiegato che chi decide di alleggerirsi la coscienza avrà in cambio la libertà: l’altro però si prenderà sette anni. Salvo che entrambi scelgano di parlare: in quel caso, sei anni di cella a ciascuno! Meglio tacere allora? Se il tuo socio farà altrettanto, ciascuno se la caverà con un anno: ma se parla, i sette anni di galera toccheranno a te. Hai tutta la notte davanti ma ci vorrà ben altro che una notte per portarti consiglio. Meglio fidarti o pensare per te? Conviene essere cooperativo in una interazione che non avrà un seguito? È il «dilemma del prigioniero», un classico della teoria dei giochi.

Ancora, stai concludendo un acquisto su eBay da un venditore anonimo che non rischia nulla: in fondo non ci sarà un’altra transazione. O devi decidere se accettare un’«amicizia» su Facebook. Ne sai abbastanza per decidere se ti conviene? La fiducia non è l’atteggiamento più razionale nel mondo virtuale, eppure i criteri per cui accordiamo fiducia in rete non sembrano peggiori di quelli che utilizziamo nelle relazioni di prossimità fisica. Gloria Origgi, filosofa e ricercatrice al CNRS di Parigi, ipotizza una «fiducia virtuale» che (in rete come in altri contesti) attribuiamo a qualcuno per il solo fatto che si impegna in una conversazione. Non è credulità: è un riconoscimento dell’altro, che nell’interazione ripetuta promuoveremo a fiducia reale o ritireremo, contando sulle nuove informazioni che otterremo e su complesse competenze cognitive.

Nel bel blog della Origgi si parla di Internet, fiducia, economia, cooperazione e molto altro: gloriaoriggi.blogspot.com.

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