giulianaguazzaroni1Da domenica 18 settembre lungo le mura di Macerata – in occasione di Macerata Ospitale, Festival delle Arti 2011 – è possibile assistere al primo esperimento di Realtà Aumentata legato al premio “Poesia di Strada”. Negli anni precedenti il premio vedeva incontrarsi poesia e arti visive: da quest’anno le opere esposte escono dai consueti luoghi deputati al godimento delle arti e diventano protagoniste di un’esperienza multisensoriale di fruizione di opere artistiche e poetiche. L’esperimento è realizzato grazie ai dispositivi tecnologici di Giuliana Guazzaroni con l’aiuto di Carlo De Mattia di Adam Accademia Delle Arti Macerata.
Per l’occasione Adam aderisce al progetto artistico Dead Drops di Aram Bartholl, media artist berlinese che vive a New York: attraverso una pen drive USB, murata in una cavità delle mura, sarà possibile scaricare le immagini ad alta risoluzione delle opere con un dispositivo di file-sharing urbano.
Pensate che dell’iniziativa ha parlato anche Bruce Sterling nel suo blog su Wired, dove ha definito l’esperienza maceratese

uno slittamento continuo tra due mondi (reale e virtuale), un invito alla partecipazione, alla riflessione e alla riscoperta di luoghi per fermarsi e osservare una realtà accresciuta, le sue migrazioni e le sue attività immateriali. La possibilità di contatto e di utilizzo, ma anche di esperienza reale e la partecipazione alla vita civica e la riscoperta di luoghi pubblici.

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In concreto: per visitare la mostra ci si reca lungo le mura di Macerata con un dispositivo iPhone, iPad, Tablet, o uno Smartphone con sistema operativo Android o Symbian. Si installa il browser per la realtà aumentata Layar, scaricabile nel proprio cellulare, e poi si seguono le ulteriori istruzioni che si trovano qui.
Da Giuliana Guazzaroni mi sono fatto spiegare un po’ di cose…

Ciao Giuliana, perché “Poesia di Strada”?

Il nome di Poesia di Strada deriva dal fatto che si voleva consentire, affiggendo poesie ai muri, una fruizione che andasse oltre il libro e quindi arrivasse direttamente in strada.
Dunque, una volta premiati i finalisti delle poesie, queste vengono trasposte su tela da dieci artisti visivi (Es. Hernan Chavar, Nicola Alessandrini, Irene Dipré ecc.). A questo punto, le opere vengono esposte in luoghi pubblici destinati alle mostre.
adamCosì parlando con Alessandro Seri è nata quest’idea di unire le mie ricerche e sperimentazioni con la realtà aumentata nei musei per tirarne fuori una collettiva permanente dal 2006 al 2010 delle opere di poesia di strada.
Al momento, ma con il nuovo bando arriveranno nuove opere, si tratta di una settantina di opere.

Cosa comporta dal punto di vista dell’esperienza estetica? In che modo cambia rispetto al rapporto con l’opera d’arte “in carne e ossa?

poesiadistrada01Non è facile dare una risposta. Per prima cosa, secondo me, cambia lo spazio espositivo. Non più vincolato a spazi ristretti e preposti a una mostra, la spazio espositivo è qualsiasi luogo possa essere significativo per la rappresentazione.
Inoltre, l’opera fluttua tra gli spazi reali, si infila tra le intercapedini, sotto gli archi antichi, si innalza sopra gli alberi ecc.. Credo sia un elemento importante. Quasi si debba andare ad “acchiappare” l’opera e quasi che questa galleggia (non è mai lì dove l’avevi vista in precedenza). Oggi per esempio cercavo il disegno di un carro con un guerriero piceno che avevo inserito sopra un sito archeologico e non riuscivo ad “afferrarlo” letteralmente con il mio cellulare.

Quante sono le opere esposte?

poesiadistrada03Le opere di poesia di strada sono le opere vincitrici del premio. Ne sono state esposte 60 su 70 per motivi di spazio attorno le mura maceratesi. Le 10 rimaste fuori verranno rinserite in base a una turnazione, infatti a dicembre prossimo arriveranno nuove opere del premio di quest’anno.

Come reagiscono le persone? Che tipo di risposta avete avuto finora?

La maggior parte dice: “Che figata!” oppure: “Non capisco!”.
Però ho i questionari che ho sottoposto a un campione di 20 persone che sono venute alla “passeggiata aumentata”. Non ho ancora avuto tempo di analizzarli. Ho bisogno ancora di qualche giorno per inviarti dei dati più scientifici.

Allora ne riparliamo, ok? A presto.

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