Se l'”osceno”, etimologicamente, è quanto resta fuori dalla scena per proteggere lo spettatore dalla sua vista inquietante, cosa c’è di osceno in questa intervista che circola nei social network in questi giorni, condivisa compulsivamente, con la smorfia di raccapriccio di quello che allunga gli occhi verso le lamiere di un’auto accartocciata da poco contro un’altra, inorridito eppure esitante? Cos’è che provoca le reazioni addirittura fisiche di disgusto e repulsione che tutti annunciano nell’esporlo sulla propria bacheca? Cos’è che irrompe indesiderato e imprevisto sulla scena prima che tu possa coprirti gli occhi, invece che restarne a debita e salutare distanza? La sfrontatezza di questa donna? Bah.

In effetti questo documento segna un salto di qualità. In questa intervista alla escort Terry De Nicolò andata in onda su Raidue durante il programma di Gianluigi Paragone la sera di venerdì 16 – così come nel commento di Alessandro Sallusti che segue – l’umanità gaudente e smutandata che regge le sorti del Paese si mostra senza timidezze.
Non è più: “non ci sono escort ma solo spaghettate innocenti e chi lo nega è una toga rossa o un giornalista in malafede al soldo dei comunisti”. Non è più: “sì, potrei aver commesso qualche imprudenza, ma io conosco tanta gente e faccio del bene a tanti, come posso sapere i nomi e le intenzioni di tutti quelli che passano di qui”?. Ora è: “sì, ci circondiamo di mignotte e papponi e ne facciamo il nostro migliore strumento di influenza politica: qualcosa in contrario?”.
berlusandwich
Il liberismo nella versione tossica alla Milano 2 abbandona la maschera e si mostra per quel che è. L’ideologia della competizione che risponderebbe alla vera natura umana è finalmente declinata così (e qui cito letteralmente): “…qui è la legge di chi è più forte, di chi è leone (il leone, poche battute prima, era Giampi Tarantini, nota mia). Se tu invece vuoi ventimila euro al mese ti devi mettere sul campo e ti devi vendere tua madre” o “Se sei racchia te ne devi stare a casa, la bellezza è un valore, deve essere pagata. Chi non lo capisce e parla di ruolo della donna non deve rompere i coglioni”.
Fa senso, ma il peggio non è quello. La cinica Terry declama le sue indigeste verità, e a ogni perla di saggezza strabuzza gli occhioni e guarda il suo intervistatore come per dire “com’ero? L’ho sparata abbastanza grossa?”. Come il bambino che dice “cacca” e aspetta la reazione dei grandi e gode del fatto che quello, invece che mollargli una sberla, ride compiaciuto e pensa “com’è cresciuto…”.
Eccolo, l’osceno: uscire dalla scena per guardarsi dalla platea e chiedere al pubblico: “come sono? Come l’ho detta? Ci avete creduto? Sono più cinica di profilo o di tre quarti?”.
Son macchiette. Ce l’hanno venduta per il marchese De Sade, ma qua siamo a Viva la Foca.
Lo psicoanalista Massimo Recalcati parla di “esorcismo dello spettro della morte”, di “rifiuto del tempo che passa”; di bungabunghismi dietro cui “si nasconde un uso psicofarmacologico e non erotico dei corpi femminili”: altro che amore per le donne. Sì, ma mi permetto: c’è di più e di peggio.
Il viagra, la promessa di potere, non sono quei corpi. Il viagra siamo noi. Il nostro sguardo. Se il godimento è costituito dal successo, se le donne sono segno di quel successo, che successo è – e che segni sono – se non c’è nessuno che guarda?
La tirano ancora con le intercettazioni che ficcano il naso nelle faccende private. Ma facciano il piacere. Che sanno perfettamente, quando parlano fra di loro, che dall’altra parte del filo ci siamo noi. E sgranano gli occhioni e fanno “come sono andato? Sono potente, neh? Si è mai visto negli ultimi centocinquanta anni un uomo più potente?”.
Dice che questo è il mesto declino del Cavaliere. No. È l’ultimo spettacolo, il gran finale, il colpo di scena, quello che dici “vecchia volpe di un autore, chi altro ci avrebbe pensato?”. Venghino signori, ammirino il più potente vegliardo che si ricordi. O il più laido, ché l’aggettivo un dettaglio: quel che conta è “il più”. Guardatelo e inorridite. Lui è qui per mostrarsi. No, anzi: voi lo guardate perché ci sia.
E per mantenere l’inganno, per sostenere l’imbroglio che siamo solo spettatori esterni (che veniamo dopo il copione, insomma), Raidue mette i “bip” sulle parolacce. Ci protegge dall’osceno, che stella. Terry può raccontarti per filo e per segno come venderebbe per tremila lire sua madre a un nano, ma se dice “non rompano i coglioni” arriva il pietoso segnale acustico sulla sillaba “glio”: magari ti rimane almeno il dubbio che possa aver detto “coreani” o “condomìni”.

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6 thoughts on “L’osceneggiato

  1. In effetti la non dice niente che già non si sapesse, così come non credo nessuno si sia mai accorto che in giro per il mondo esistono le , semmai fa sorridere che adesso le intervistino pure le come fossero ricercatrici sociologiche che annunciano grandi scoperte…

  2. Concordo con quanto dice Giovanna Cosenza nel suo blog, è la totale assenza di emozioni, il modo così matter-of-factly con cui dice queste banalità. Perchè intendiamoci, potremmo vederci il segno dei tempi, come dici tu il gran finale, ma io ci vedo la solita cretina, quante ne abbiamo viste alle medie così? che non sa fare niente, non vuol fare niente e si accontenta di vivere di banalità senza neanche sapere cosa si perde. E si giustifica a se stessa, con il successo (Tarantini, ma non è quello incriminato, fallito, con la famiglia bisognosa? ‘ Azzo quanto è strafigo uno così), la bellezza, l’ invidia. Ma tu la invidi una che le tocca mettersi il vestitone firmato per fare l’ incantatore di serpenti, con la differenza che un cobra reale prima o poi dal cesto si solleva, sulle pratiche professionali di costei ho i miei dubbi, non per mancanza di buona volontà, ma proprio di materia prima.
    C’ è da aver pena di tanta pochezza, una che da come parla sembra non aver idea di cosa sia la vita e si accontenta di una sceneggiata. E ci crede, quando la intervistano, che ha qualcosa da dire. Non vorrei essere nei paraggi il giorno che se ne accorge, che era tutto funo e che a lei solo quello le è rimasto. Che potere può mai esercitare sulla propria vita una che parla così?

  3. Come le psicopatologie egosintoniche, non è che la fenomenologia del basso impero e l’exploit del suo esercizio siano in contraddizione, anzi sono necessariamente coerenti. Certo che tutti guardano l’osceneggiato (definizione mitica) e tutti quindi partecipino all’esercizio del potere, anche per Mussolini è stato così e altri prima di loro. Solo che dopo stiamo tutti nella merda. Almeno io – quando ho analizzato questa storia non mi riferivo esclusivamente a una classe dirigente – anche se si per me, se una classe dirigente viene ricordata per i pompini e non per le riforme, un po’ di senso del patetico mi vienne

  4. E allora se è certo, manca appunto un pezzo nell’analisi di Recalcati, e in quella di Galimberti di ieri sera a L’Infedele, e in quella di Giovanna Cosenza, di cui pure condivido parecchi passaggi.
    La droga non è il sesso: la droga è lo sguardo scandalizzato, o invidioso, o inorridito di noialtri. L’invidia è il primo argomento sfoderato da Terry De Nicolò ed è quello più frequentemente richiamato da Berlusconi.
    Il copione dell’osceneggiato prevede lo schiaffo in faccia dell'”Io posso, tu no”.
    Ma d’altra parte, quando mai si è visto un politico o un personaggio pubblico che, accusato di intemperanze sessuali, da una parte nega e dall’altra si fa vanto della sua vita smodata, da “non sono un santo” in poi? E in tutte le occasioni pubbliche, e nelle interviste?
    Quando si descrive questa intervista come testimonianza di un glaciale vuoto di emozioni, si pensa a questa donna come se ci stesse raccontando la sua vita, e lo facesse senza risonanza alcuna. Ma non è questo. E’ spettacolo.
    Provo ad essere più esplicito, porto alle estreme conseguenze quello che voglio dire. Possiamo considerare la possibilità che Berlusconi tenga in ostaggio questo paese (“di merda”: l’ha detto lui) perché lo odia? Un uomo accecato dal risentimento verso una nazione che doveva amarlo, portarlo in trionfo, beatificarlo, santificarlo, e invece l’ha inquisito, intercettato, sbertucciato. Questo è l’ultimo suo sberleffo dal palco, lo schizzo di vomito sulle prime file. “Voi non riuscite a fare la spesa, io ho undici donne fuori la porta. Invidiatemi e, se non ci riuscite, detestatemi”.

  5. mamma mia ma dove stiamo andando a finire con queste escort?? mi chiedono cosa pensano i paesi stranieri di noi… che credibilità diamo all’estero se non quella di buffoni…

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