…nel senso di Twitter, of course.
Come di consueto, lunedì 22 è uscita su Bresciaoggi la mia rubrica quindicinale Linguaggi della rete.
Stavolta lo spunto è stato offerto da David Cameron con le sue dichiarazioni a proposito dei social network in occasione della rivolta londinese di inizio agosto.
L’articolo s’intitola “Bloccare le comunicazione, soluzione «british» alla rivolta”:

Quello che è successo nelle scorse settimane nelle strade di Londra e si è poi propagato in tante altre città inglesi è in realtà tante cose, e chi volesse affibbiargli per forza un significato esclusivo (questioni razziali irrisolte, disparità sociali che gridano vendetta, criminalità spicciola fuori controllo) coglierebbe solo un aspetto parziale di una realtà che non può essere ricondotta a una sola spiegazione…

Per continuare a leggere l’articolo dalla pagina Internet & Hi-Tech di BresciaOggi di lunedì 22 agosto 2011, clicca qui. Buona lettura!

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2 thoughts on “Non sparate sul passerotto…

  1. Bel pezzo. Ironico.
    Ma, volendo, molto banale. Non nel senso dispregiativo, però mi sembra davvero ovvio dire che bisogna “essere pronti a porsi domande nuove e a rifiutare soluzioni lineari che riducono la complessità”.
    Il punto è che se Cameron ha vslutato di bloccare FB, evidentemente non è poi così ovvio.
    E allora, siamo io e lei (e mille altri) che siamo più intelligenti e capiamo meglio la realtà, oppure sono loro (Cameron and co.) ad essere deficienti e noi persone con semplice buon senso?

    siamo governati da idioti?

  2. Cameron non è un deficiente, nondimeno ha detto una fesseria.
    Quando i politici di casa nostra dicono delle banalità (quando il presidente parla di “Gogol”, e al di là della pronuncia si capisce che non sa bene di cosa stia parlando), sghignazziamo e pensiamo che ci sono persone che si sono formate in un altro periodo (quello della televisione, per esempio) che reggono le sorti di un paese che, non a caso, dal punto di vista della comunicazione accumula ritardo sia sotto il profilo tecnologico che sotto quello culturale.
    Quando ho letto le dichiarazioni di Cameron ho pensato la stessa cosa: “macché, non ci arrivano proprio!”. Così mi sono tolto lo sfizio di prenderlo un po’ per i fondelli. Eravamo intorno a Ferragosto.
    Se quel pezzo lo scrivessi oggi, sarei più severo. Proprio perché Cameron non è Renato Schifani (che quando spara “Facebook è più pericoloso dei gruppi degli anni settanta” allarghi le braccia, sospiri e tiri dritto), l’annuncio da parte sua di una iniziativa non solo tecnicamente impossibile, ma, come ho cercato di dire, concettualmente insensata, è ancora più incomprensibile, e pericoloso per giunta.

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