Non so nemmeno se sia necessario fare il riassunto delle puntate precedenti della questione “Spider Truman”.
Su Facebook spunta la pagina di un ex portaborse precario che, una volta licenziato, annuncia rivelazioni sconvolgenti sui privilegi dei parlamentari. Passa il tempo e le notizie che escono sulla pagina si avvicinano, come valore informativo, a “l’acqua bolle a cento gradi”. Cose vecchie e risapute, insieme a cose meno vecchie ma nemmeno così impressionanti (come la presunta tariffa TIM agevolata per parlamentari, che tanto agevolata non è).
In pochissimi giorni la pagina supera i trecentomila iscritti. Le conversazioni sono surreali: “stai attento, qui ti censurano, trasferisciti su un server dell’isola di Tonga”. La paranoia collettiva è rinforzata dallo stesso “Spider Truman”, che scrive cose tipo “sono preoccupato, Facebook mi ha mandato una mail intimandomi di smettere” e così via.
Apre un blog e, manco a dirlo, provvede per prima cosa a dotarlo di congruo spazio banner per Google Ads. Qualcuno comincia a nutrire dei dubbi sulla veridicità della storia e a ipotizzare una manovra di marketing politico, soprattutto quando esce un post di Spiman Truder che ricalca in maniera impressionante un vecchio testo del Popolo Viola (leggi al riguardo Pasquale Videtta).
Quando il gioco si fa duro, Gianfranco Mascia del Popolo Viola, intervistato da Il Fatto, dichiara “le sue “rivelazioni” su Facebook sono il primo tassello di un progetto più ampio che, da qui a settembre, “porterà alla luce altri precari sfruttati da altre Caste. Dopo quella della politica, seguiranno quella dei giornalisti, dei sindacati e tante altre”. Mascia dunque la sa lunga (ma perché sgonfia il suo pupazzo nel bel mezzo del divertimento? Forse la cosa è sfuggita di mano a qualcuno?) e conosce i dietro le quinte, salvo poi smentire a destra e a sinistra di entrarci qualcosa.
Dunque Trudy Spammer non esiste, è una fiction. Ma questo non impedisce ai trecentomila di continuare a crescere e di inneggiare a qualche tipo di rivoluzione coi forconi e di guardare a Spider Truffan come al leader di questa rivoluzione. Denunciano chiunque esprima un dubbio come un collaborazionista della “casta”.
Naturalmente da altre parti della rete cresce il desiderio di sapere chi ci sia dietro all’operazione: Mascia ha rilasciato dichiarazioni sibilline ma poi ha fatto la parte di quello che passava lì per caso. E allora?
Allora uno dice: adesso ci manca solo la storia dell’indice e la luna. Quanto ci metterà Truster Barman a uscirsene con la storia dell’indice e la luna? E infatti.
Un accidente. Se mi prometti rivelazioni scottanti di cui sei testimone diretto, non sei il dito. Sei la luna, ti piaccia o no.
Stamattina esce il “primo videocomunicato” di Burman Sparadrap, che continua a ripetere di “aver raccontato i segreti della casta” (ripeto: niente che io o voi non potessimo scrivere mettendo insieme ritagli di giornali e libri) e di “aver spaventato tutti”.

Riassumendo: un tizio frutto della fantasia di qualcuno dice “la politica fa schifo” e trecentomila persone ne fanno un eroe. Chi non condivide la beatificazione è animato da furore ideologico e loschi interesssi. Davvero questo non ci ricorda una storia già vista, dalla quale cerchiamo di uscire da venti anni?
Stamattina Sparring Brummel smentisce il video e smentisce Mascia che smentisce Il Fatto.

Segnalo un paio di post che secondo me toccano punti importanti.

Massimo Mantellini:

iniziative del genere usano la rete senza diventare rete. E sono per questo una formidabile occasione mancata. Sono pratiche di controllo come tante altre in fondo, di chiara estrazione pubblicitario-televisivo dove l’attore è finto, il messaggio verosimile ed il pubblico è il bersaglio. Archi riflessi, dove ad azione corrisponde proporzionale ed attesa reazione.

(leggi “I cretini del web” di Massimo Mantellini)

Galatea scrive:

Man mano che i fan aumentano, sulla pagina di Facebook si assiste ad una deriva nei commenti: mentre i primi erano solo di schifo profondo per quanto veniva raccontato, negli ultimi si arrivano ad invocare “ghigliottine”, “rivoluzioni”, e c’è chi definisce il fantomatico precario un “eroe”, uno “con le palle”. Il tutto senza che ancora sia stata data dall’”eroe” una sola prova della sua esistenza reale. In pratica, potrebbe davvero trattarsi di una parrucchiera di Trento che ha letto e riassunto bene i libri di Gian Antonio Stella…

(Leggi “Lo strano caso del precario anticasta” su Il nuovo mondo di Galatea)

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17 thoughts on “Era meglio Jack Folla

  1. Caro Massimo, ho come la sensazione, dal link di Mantellini che posti, di un giudizio “difensivo” a priori di un qualcosa che forse spaventa nel suo essere “massa” ed “emotivo”, e lo posso capire visto il mix esplosivo delle due cose. Potrei sbagliarmi, ma questo non mi sembra qualcosa di già visto. A volte abbiamo un’inerzia evocativa nel leggere fenomeni che hanno aspetti di novità.
    La mia posizione vuole essere di osservazione e di curiosità, e dunque il più possibile astinente dal giudizio. Non che io non ne abbia da dire, ma non credo che 350.000 persone che seguono un avatar siano tutti, ma proprio tutti, dei cretini… ;o)

  2. Ciao Luigi. Il fatto è che questo carattere di novità è tutto da dimostrare, e io non riesco a trovarlo.
    Se per carattere di novità intendi una qualche forma di mobilitazione via internet, quello che contesto è l’accostamento di questo fenomeno ad altri come quelli a cui abbiamo assistito intorno all’elezione dei sindaci o ai referendum recenti, o a quello che mi interessa da più di due anni dell’informazione su L’Aquila. Per questo ho linkato il post di Massimo Mantellini e per questo ho fatto riferimento, nal titolo, a un personaggio di una fiction radiofonica (un personaggio col quale gli ascoltatori interagivano fingendo che avesse un’esistenza oltre la voce di un doppiatore sexy e famoso). Non c’è niente di nuovo nella struttura televisiva e unidirezionale dell’operazione. Non c’è niente di nuovo nel linguaggio, nei forconi agitati metaforicamente, nella rivolta fatta col mouse. Ti ricorderai gli “esperimenti” di microfono aperto, come si chiamavano, di Radio Radicale: si lasciava la linea telefonica libera per tre giorni e si trasmetteva quasi in tempo reale tutto quel che arrivava, senza filtri. Il risultato era allucinante, salvo che i responsabili della radio lo spacciavano per una specie di “esperimento sociologico”. Come se ci fosse qualcosa di sociologicamente rilevante o sorprendente nel fatto che se lasci una telefono aperto e la possibilità di andare in diretta, qualche centinaio di persone ci vomiterà dentro tutta la violenza verbale di cui è capace. Nel dare a questo fenomeno di oggi una qualche rilevanza politica ci trovo lo stesso sforzo di arrampicarsi sugli specchi.
    I “cretini” non sono i trecentomila: sono quelli che giocano facile col malcontento della gente. È un gioco per niente differente da quello di Berlusconi. Qualche parola d’ordine facile facile, qualche buona ragione ovvia, qualche sollecitazione dell’incavatura vaga e generalizzata verso il ceto politico e la faccia tosta di sorvolare su quel che si offre in cambio. Che differenza c’è? Cosa c’è di veramente nuovo?
    Tre settimane fa, ciascuno nel suo piccolo, ci battevamo per proteggere la rete da un’operazione di imbavagliamento e di censura. Beh, questo non è quello per cui ho fatto il tifo quel giorno. Scambiare ‘sta roba per la potenzialità della condivisione on line è un imbroglio, anche se Mascia quel giorno stava dalla parte dove stavo io.
    Nessun “giudizio difensivo”: la rete la pratico da anni, ne scrivo di continuo e contrasto tutti i giorni i giudizi difensivi e spaventati di chi vuole vederci un pericolo. Ma questa è proprio un’altra faccenda.

  3. @ilgio82: ho notato, sì. L’ho trovato curioso. Sempre impegnato nello scovare bufale, non me lo aspettavo così ben disposto verso il finto precario e la fuffa che spaccia per rivelazioni scottanti. Però cambia idea al post successivo.

  4. Mio caro Massimo, provo qui a sintetizzare le mie osservazioni, premettendoti che sono ben poco interessato sia alle strategie politiche che allo smascheramento del novello Zorro, ma principalmente alle dinamiche psicosociali che derivano da questo che per me risulta una sorta di “test”, al suo concepimento progettuale, non so quanto perverso, atto a stabilire quali conseguenze pratiche possa avere la sollevazione dell’indignazione popolare su un mezzo come la rete.
    Se analizziamo ciascuno dei componenti presi a sé, ognuno appare come già visto: il tema della casta e dell’iniquità sociale, della vendetta del precario mobbizzato; la chiamata alle armi attraverso FB; anche l’uso di uno pseudonimo collettivo; l’uso di tecniche di marketing virale; etc…
    Ciò che è nuovo e che a mio parere costituisce sia un salto qualitativo che un cocktail diverso è proprio lo “shekeraggio” di tutte le matrici culturali che compongono questo prodotto (perché di prodotto si tratta).
    Sto parlando del sapiente “riciclaggio” dell’immaginario, a cominciare dal nome: Spider che richiama il fumetto Spiderman (l’uomoragno, la rete, il paladino, ma in sostanza un fumetto!); Truman che potrebbe richiamare tanti personaggi, ma probabilmente il più probabile è il film The Truman show che parla di un tizio che dalla nascita vive in un reality a sua insaputa, ma poi se ne libera. Poi c’è il riferimento al film V-per Vendetta dove viene esaltata la matrice antisistema. Poi c’è il linguaggio da blogger indipendente e politicizzato. Poi c’è l’ombra del “maestro” Assange che svela retr-oscena-osceni della politica. Poi, se vogliamo, ritroviamo le matrice movimentista avanguardista di tipo situazionista (luther blisset & co.) e anche della filosofia hacker. Poi c’è l’ombra dei movimenti antagonisti e spontaneistici degli ultimissimi anni; le tecniche virali, come detto, e forse non ci fermiamo qui.
    Insomma un bel mix di culture e tradizioni ben shekerate e confezionate ad arte per la rete e fatto viaggiare sui significanti “Casta”, “Privilegio”, “ingiustizia sociale”, “indignazione”, etc. Insomma, impossibile per i più sottrarsi alla “pancia” dell’indignazione.
    Recalcati in una recente intervista sulla Psicologia delle masse diceva che c’è un modo forse più evoluto per i politici del xxi secolo di parlare alla pancia delle persone, ed è proprio quello del linguaggio dell’indignazione… Bene, io non so se questo raffinato avatar sia riuscito o no a “sublimare” l’indignazione, o a canalizzarla, a sentire molti critici, te per primo, pare di no, anzi, sembra parlare con mezzi e modi poco pensati tipici del berlusconismo. Ecco… a me sembra che, come ho provato ad argomentare, non sia proprio così sovrapponibile lo stile, le finalità, le matrici culturali, ma anche le persone a cui parla non mi sembrano affatto proprio le stesse.
    Non escludo che un’operazione del genere potrebbe avere come fine ultimo il disinnesco del potenziale trasformativo di questo malcontento, riportandolo dentro un contenitore di banalizzazione.

    Inoltre, c’è una notazione che riguarda il comportamento “sciamante” tipico del web: le “combustioni” veloci e forti con movimenti e spostamenti convulsi, tipici degli sciami, che crea la rete sono ancora tutti da studiare, a mio parere.
    Certo, anche questo già visto, ma forse va verificato (e qui forse sta la natura del “test” di cui dicevo prima) quanto poi questo sciame, questo aggregato sociale così evanescente e cangiante, sia poi effettivamente in grado di scendere in piazza.

    Spero in queste poche righe di aver reso i motivi per cui non considero cretini né i 350.000 e nemmeno gli sperimentatori che conducono questa operazione, certamente inattendibile in molte componenti, ma molto interessante ed efficace in altre.
    Ciao
    Luigi D’Elia

  5. E sì, però se dici “efficace”, la questione è “efficace per cosa”: così puoi non interessarti delle strategie politiche e metterle fuori dalla porta, ma quelle rientrano dalla finestra.
    Vedi, anche sul parallelo con Assange sono critico: per due ragioni soprattutto. Uno: Assange non è anonimo e proprio per questo paga cara la sua insubordinazione. Due: Assange porta notizie vere, mentre questo qua ricicla in forma di spettacolo, non svela nessun retroscena. Sono proprio due cose che non c’entrano niente l’una con l’altra!
    Anche a me è venuto da pensare a Luther Blissett, ma allora l’operazione si sputtana nel momento in cui si dissocia da quelli che da ieri stanno usando il nome per video o rivendicazioni. Luther Blissett è uno pseudonimo collettivo, questo è più Zorro che altro.
    Tu mi solleciti, mi pare, a una lettura più “professionale” della questione. E’ questa, Luigi. Se la guardo non tanto da “cittadino” interessato alla vicenda politica, ma da osservatore interessato ai linguaggi della rete, è roba vecchia. Se la rete è intelligenza collettiva, se ci ha sorpreso con la capacità di coordinare sforzi e intelligenze intorno a campagne, battaglie, progetti, le grida scomposte anti-casta (ma che brutta, poi, questa standardizzazione e sterilizzazione del linguaggio; almeno, quando uscì il libro di Rizzo e Stella, la “casta” era una metafora potente: ora è un modo di dire) ci riportano indietro.
    Da “professionista” delle relazioni, registro che è roba vecchia. Da cittadino interessato al confronto politico, registro che me la spacciano per l’ultima “big thing” e mi incazzo un po’.
    PS: conosco bene quell’intervento di Recalcati. Bene: una volta che quei trecentomila (o anche un piccola parte di loro) sono arrivati sotto Montecitorio con le loro pance indignate e coi forconi, che si fa? Con che cosa, con che progetto, si sostituiscono quei mangiapane a tradimento? Oltre all’idea “i parlamentari dovrebbero guadagnare un po’ di meno”, intendo. Che può essere sacrosanta, ma come idea del mondo mi pare un po’ insufficiente.
    Vedi, probabilmente c’è un errore logico tragico e ricorrente, e ne parlava lei nel dibattito di questi giorni: la convinzione che il cambiamento sia per forza in meglio. Se un drappello, o un esercito, di gente che vomita rabbia vuole rovesciare questa gente, il dubbio che sia fatto della stessa pasta, o ugualmente dannoso, non sfiora.
    Ciao, m.

    1. Oh cappero! Ma che ne so io del futuro! Mica faccio il veggente? :o) Ho un senso del limite rispetto alle previsioni che posso fare. Mi limito ad osservare qualcuno che si è preso la briga di dare fuoco al pagliaio e che lo fa con una certa perizia, tutto qui.
      Se antepongo l’incazzatura, come fai tu, finisce che mi sfuggono un mucchio di cosucce significative. Insomma, per capitalizzare il consenso nella Società dello Spettacolo, o lo faccio come Berlusconi e propongo successo e figa per tutti (yuuuu!!), oppure……..????
      E certo che ti chiedo uno sguardo professionale, anzi di più da studioso, possibilmente… Anche io da cittadino a ‘sta robetta di spiderpippa non do un soldo bucato di credito, ma mi interessa moltissimo la tecnica di consenso che sta mobilitando. A me non fa incazzare per il momento, m’incuriosice e basta, e la trovo in parte originale nel suo mix.

      Quando citavo Assange e tutto il resto, non lo facevo per dire di parallelismi, quanto per descrivere l’uso degli ingredienti e rimandi utilizzati per questa operazione.

      Nelle tue preoccupazioni rispetto al cambiamento peggiorativo vi intravedo una sorta di fiducia illuminista nel progresso dell’umanità attraverso la conoscenza e la coscienza. Io forse su questo mi sento più disilluso.

      1. E infatti non parlo di previsioni, parlo di pregiudizi: che alla parola “cambiamento” si dia genericamente e pregiudizialmente un’accezione positiva è vero dal famoso “nuovo che avanza” dei primi anni 90.
        Questo lo dico da “studioso”, se vuoi. In questa veste mi interessa il fatto che le persone diano alle cose dei significati rigidi e impossibili da mettere in discussione. Come il fatto che talvolta cerchino soluzioni che replicano il problema o che te lo ripresentano sotto gli occhi qualche decennio dopo. Nessuna fede illuministica ecc. ecc.
        Ancora, citare Assange è fuori luogo. Gli ingredienti, ripeto, sono del tutto differenti.

      2. D’accordo Massimo, nessun pregiudizio sul cambiamento, ma proprio per questo trovo liquidatorie (spicce) e tranchant certe analisi deluse dall’inattendibilità della proposta di spiderpippo (a proposito… qui in questo blog di ragno ce n’è uno solo ;o) ).
        Io semplicemente NON SO a quale cambiamento preludano azioni come queste che aggregano in forma evanescente folle oceaniche e che scavino alla ricerca di un consenso anche a basso prezzo. Io non penso che siano esse stesse il cambiamento, ma che lo annuncino anche involontariamente. Non penso poi che esista “il Cambiamento”, bensì, come la storia c’insegna, esistono catene di cambiamenti successivi, del tutto imprevedibili, per cui non saprei proprio dire se un cambiamento rivoltoso come questo, pur basato come dici tu su riproposizioni di problemi irrisolti, non apra nuove scene dove altri cambiamenti possono avvenire. Nei sommovimenti di massa non esistono mai cambiamenti “belli”, razionali, sani, onesti. Pensa alla rivoluzione francese, ad esempio, ma anche senza andare troppo in là, alla guerra partigiana, tutte conflittualità governate dal caos sporco. Pensa poi alla matrice borderline che sembra essere la cifra antropologica della nostra nazione italica… Come cambiano (quando cambiano, e succede!) i border in terapia? (lo so, il parallelismo è ardito e forse inopportuno) Sempre in modo assurdo, irrazionale, drammatico, con bruschi movimenti in avanti e indietro, oscilatoriamente imprevedibili… Pensa insomma ad un rafting. Chi può mai dire quale sia, pre hoc il cambiamento giusto, quello fatto su paradigmi auspicabili?

  6. Ho trovato interessanti alcune notazioni qui di Luigi D’Elia. Ma anche quella cosa li della rete di Mantellini. Se ne potrebbero aggiungere altre, sul domino emotivo innescato da questo fenomeno, il quale credo potrebbe portare a due eventi possibili. Uno che la gente si incazzi per davvero (che sarei contenta) Due che la gente si incazzi per finta (che non sarei sorpresa). Mi aspetto molto la seconda, ma proprio per questo mi chiedo come mai, psicologicamente me lo chiedo, le persone che trovano il fenomeno una buffonata – ci perdano così tanto tempo. Se è paglia lui e paglia il seguito brucia presto e tanti cazzi. Se non è paglia potrebbe bruciare in una direzione desiderata.
    Non sono per altro sicura della relazione di Mascia con il nostro, non nella maniera limpida che si ritiene. Sono due barattoletti nel medesimo recipiente ma non si erano accordati. In ogni caso il problema (lo stesso del recipiente Italia dei Valori) è che cose giuste sono espresse in un linguaggio rabbioso, provocatorio, scandalistico – allora il linguaggio elicita certe reazioni, e anche i meglio intenzionati colgono l’affordance regressiva e ci si appiccicano come api al miele – occupandosi di lui e non del fenomeno che lui indica, che se tanto fa discutere è perchè è uno dei problemi ancora sul tavolo. E’ vero insomma che questa è una occasione mancata, come dice Mantellini sopra – sinceramente scrivere spider cazzo di qua, faccia da culo di la – non mi fa credere che la responsabilità sia solo di Truman.
    (Comunque Max mi piace discutere con te – sallo:) così ci possiamo azzannare con legggerezza PPP)

  7. Zaub, “occupandosi di lui e non del fenomeno che lui indica” significa ancora la storia della luna e del dito? Senti, ma se uno mi indica la luna e quella luna è solo un disco di cartone dipinto di giallo, non ha senso che cerco quello che sta attaccato al dito e gli domando se mi sta prendendo per il culo?
    “Mi chiedo come mai, psicologicamente me lo chiedo, le persone che trovano il fenomeno una buffonata – ci perdano così tanto tempo”. E per forza. In questa materia non esistono cose inutili. Le cose inutili sono dannose: sterilizzano, sedano, danno la piacevole sensazione di essere impegnati cliccando col mouse.
    Sul dominio emotivo: ti ricordi la faccenda della precaria del Corriere della Sera? Convinta di essere stata vittima di una ingiustizia, aprì un Tumblr e si mise a sparare a destra e a sinistra. Tale fu la reazione della gente, anche dal punto di vista quantitativo, che la precaria divenne un caso. Un caso che si rivelò dannoso anche per lei, mettendo in pericolo le possibilità di riassunzione che aveva (De Bortoli non gradì molto lo sputtanamento, quando si rese conto del casino che era scoppiato).
    I contenuti della rete hanno un grado di viralità proporzionale al linguaggio emotivo che usano. Non è una sensazione, ci sono ricerche che descrivono la questione. Il fatto è che possono accendere una risposta o una reazione: quella all’appello della precaria del Corriere fu una reazione. In altre occasioni abbiamo visto la Rete rispondere: pensare strategie, coordinare risorse, costruire community che si davano da fare. Io mi fido della rete quando risponde. Mi preoccupo quando chiunque a cui piaccia vincere facile gioca a far reagire le persone.
    (Io però, Zaub, ribadisco, un giorno ci dobbiamo incontrare a mezza strada 🙂 )

  8. Luigi, sì, capisco quello che dici nel tuo ultimo intervento. Ha senso.
    Il mio punto di vista è che certe volte il cambiamento è un finto cambiamento, ci può essere un cambiamento che rimane dentro lo stesso set di regole. E c’è il cambiamento che mette in discussione le regole. Questo vale per le persone, per le famiglie, per i sistemi piccoli e grandi.
    A me pare (perché non identifico la disgrazia del paese con una persona, ma penso ci sia una rete di corresponsabilità che coinvolge parecchi, e l’opposizione non si salva) che ci siano forze che spingono verso un cambiamento che lascia intatte le regole del gioco. In questo senso scrivevo “un tizio frutto dell’invenzione di qualcuno dice la politica fa schifo e 300000 persone ne fanno un eroe. Non vi ricorda niente?”.
    Se continuiamo a raccontarci che qua comanda un uomo brutto e cattivo che nessuno ha cercato e nessuno ha votato, allora sì, il cambiamento consiste nel liberarci di lui. Ma siccome secondo me il problema non è un uomo ma sono le regole condivise del gioco, ho poca fiducia in quello che vedo in questa vicenda.
    PS: se vuoi ti dico i meccanismi di difesa coinvolti in tutto questo, ma ci siamo capiti. 😉

  9. Anche quello che dici secondo me ha senso e lo condivido, Massimo. Il “set di regole” rimane ancora, ahimè, lo stesso, specie a livello economico-politico, e se volessimo pensare a qualunque tipo di cambiamento lo dovremmo pensare in termini di grossa discontinuità delle regole economiche innanzitutto, quelle che sovraordinano tutte le altre regole sociali e relazionali (qui però si apre un capitolo enorme… che richiederebbe altra cornice).
    Non sono un politologo, ma una delle poche novità di questi ultimi anni è stato proprio l’utilizzo nel bene e nel male della rete (in termini economici e di consenso) da parte della politica e dei movimenti in tutto il mondo. Questo disarticola la finta democrazia occidentale e mina i regmi esplicitamente totalitari.
    I 350.000 forcaioli non mi sembra che ce l’abbiano solo con Berlusconi, ma indistintamente con tutta la classe politica e le sue logiche di privilegio. Beh, sinceramente mi sento iscritto d’ufficio anche io sulla base di questo semplice assunto…
    Poi si potrà dire che è un assunto di base acefalo, ok, lo è, ma ci piaccia o no (nessun gruppo umano può farne a meno) dobbiamo mettere in conto che in termini di massa non esiste un pensiero che viaggia da un elaborato complesso ad uno semplice, ma in genere il passaggio è dal modo di funzionamento psicotico ad un altro FORSE “meno psicotico” ed in genere tale passaggio non è molto educabile e prevedibile.
    Il berlusconismo ha ridotto il pensiero ad una tifoseria da stadio ed il ragionamento a pappone per bestiame e non credo che sarà semplice e non sarà rapido re-imparare tutti a ragionare in modo diverso. Non sono ottimista, ma non dispero. Ciao.

  10. A livello economico-politico, ma – è quello che mi riguarda e che provo a leggere – a livello della comunicazione e del linguaggio.
    Sì, semplificavo riferendomi a “un uomo”, ma mi aiuti a dire: questa classe politica non si è insediata lì un bel giorno senza dirci niente. Certo che se fosse così non ci sarebbe molto da pensare, né da sforzarsi per farsi venire uno straccio di idea di che paese e di che convivenza vogliamo: ci sarebbe da cacciarli via con qualunque mezzo, e basta. La questione dell’elaborato complesso ce la poniamo dopo. Ma non è così, i prossimi li voteremo noi che siamo gli stessi che hanno votato questi qua.
    Io non sono pessimista: attendo una novità, e penso che la riconosceremo perché non avrà la pretesa di essere tale solo perché in grado di portare qualche centinaio di migliaia di clic. Anzi, forse di recente i germogli di quella novità li abbiamo pure visti, e se non rimangono sepolti in questa caciara, prima o poi li rivediamo. Ciao! 😉

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