Praticamente obbligato l’argomento dell’ultimo numero (lunedì 11 luglio) della mia rubrica Linguaggi della rete sulla pagina “Internet & Hi-Tech” del quotidiano Bresciaoggi.
“Diritto d’autore: soluzione vecchia, problema nuovo” è il titolo del pezzo, a proposito dell’evento del 5 luglio scorso “La notte della rete” (qui trovate il video della serata, con tanto di indice dei singoli interventi). Per alcuni dietro la delibera in esame presso l’AgCom si nasconde un’operazione che, con la scusa di punire la “pirateria”, mira scientemente a castigare l’informazione via web; come che sia, il tentativo di applicare alla Rete regole vecchie nate in tutt’altra epoca e in tutt’altro contesto rischiano di causare problemi gravissimi senza risolverne nessuno…

Intellettuali, politici (dalla sinistra al FLI ai Radicali), giuristi, hanno animato il 5 luglio a Roma “La notte della rete”, organizzata da Agorà Digitale e da associazioni di consumatori. Era attesa per il 6 una delibera dell’AgCom su Internet e diritto d’autore, pensata per contrastare la cosiddetta pirateria digitale, ma con conseguenze esiziali (come l’oscuramento immediato senza possibilità di difesa e senza passare per il giudice) anche per l’innocuo blogger…

Leggi il seguito dell’articolo qui, sulla pagina Internet & Hi-Tech di BresciaOggi di lunedì 11 luglio 2011.

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4 thoughts on “Pirati e relitti

  1. Per come la vedo io, la pirateria esisterà sempre, così come adesso i libri (non quelli digitali), sono piratati e venduti a prezzi stracciati.
    Accanto a questo ambito patologico, ne esiste un altro che si può curare con la “semplicità”. La soluzione di Apple a proposito della musica (iTunes), potrà non piacere ad alcuni, però ci sarà un motivo se milioni di persone la usano. Un clic, e acquisti: in modo veloce e semplice.
    Qualunque soluzione che preveda 2 o più clic (lo so semplifico troppo, lo faccio per farmi capire), è destinata a dirottare gli utenti verso la pirateria. Più tardi si capisce questo, peggio sarà per tutti.

    1. Stallman descrive il fenomeno da un’angolazione singolare: non pirati, ma cultori della condivisione. Con una connotazione positiva, dunque.
      Tu, Marco, ne parli come di un aspetto patologico ma, da quello che dici, direi anche “fisiologico”: una quota di persone che duplicheranno opere invece che procurarsele nei circuiti ufficiali, esisterà sempre.
      In una prospettiva e nell’altra, dunque, soluzioni poliziesche appaiono fuori luogo. Semmai, come suggerisci tu, bisogna rendere conveniente acquistare invece che “piratare”.
      Ma c’è un’altra questione. Cioè quella grande attività quotidiana, costante, di utilizzo di materiale disponibile on line. Non per scambiare cd invece di comprarli; non per condividere dvd senza pagare; penso all’incorporare un video in un post, all’utilizzare una immagine pescata fra le mille disponibili su un motore di ricerca. Lì non vale la questione come si possa frenare il fenomeno, ma se sia possibile e alla fine se abbia senso.
      La filosofia Creative Commons, per esempio, è un tentativo di risposta al problema, nel senso che non definisce chi possa usare quel materiale ma come lo si possa condividere. Ribalta proprio il presupposto!
      PS: uno dei libri più belli sulla questione del copyright è “Il sapere liberato” del Gruppo Laser. Cosa lo rende convincente? Gli argomenti contenuti? Anche. Ma soprattutto il fatto che, reso da subito disponibile per il download gratuito, ha venduto in libreria uno scatafascio di copie. Forse il presupposto che un bene disponibile gratuitamente sia per questo tagliato fuori dal mercato è perlomeno troppo lineare. “Il sapere liberato” è solo un esempio.

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