Come è andata coi quattro referendum di 12 e 13 giugno lo sappiamo tutti: ora la politica dovrà fare i conti coi sì, ma l’informazione dovrà fare i conti con internet. E non so chi fra i due stia messo peggio.
Fra i mezzi di informazione, io dopo l’esperienza del voto, ancora di più vedo male il futuro della tv (di questa tv). La pochezza del format botta-risposta dei pochissimi dibattiti, in cui i partecipanti erano costretti ad affrontare temi complessi attraverso battute di pochi secondi a cui seguiva la replica (di pochi secondi) della controparte a cui seguiva eccetera eccetera, è stata evidente a chiunque abbia assistito a qualche tribuna a notte fonda. Ma anche a urne chiuse si è visto che la capacità della rete di seguire in tempo reale ad esempio i dati sull’affluenza è imparagonabile: non perché i social network siano più veloci di tg e Viminale, ma perché quest’ultima, semplicemente, si è rifiutata di farlo. Mentre il Viminale taceva i dati sull’affluenza, su Twitter la gente digitava “nel mio seggio 45%”, “nel mio 32”, “nel mio seggio siamo al quorum!” e tu avevi in tempo reale un’idea della situazione. Non ricordo se le consultazioni precedenti prevedessero al lunedì anche un aggiornamento alle undici, ma quando mai si era visto che per i dati della domenica pomeriggio si dovessero aspettare i comodi del Ministero fino alle 19? O che il ministro sparasse numeri a capocchia nel bel mezzo del lunedì mattina, senza dati in mano e quando era il momento più cruciale per il quorum?
Intanto adesso è chiara una cosa: che se non informano, semplicemente lo fa qualcun altro. E non gli conviene più. Mentre loro dicevano “son cazzate, andate al mare”, sui blog si discuteva del merito; e le persone interessate trovavano informazioni per decidere e discutevano delle questioni su cui si votava. E, esattamente come era successo per l’attacco scomposto della Moratti a Pisapia, che fece insorgere la rete in difesa del candidato del centrosinistra contribuendo di fatto a portarlo alla vittoria, si vivisezionavano gli argomenti indifendibili mostrandone il meccanismo (guardate questo bell’esempio di quello che dico) e alimentando la discussione di chi a votare voleva andarci, mentre gran parte della politica e dell’informazione lavorava scientificamente per far passare la voglia e mandare tutto a ramengo.
Certo: il fatto che intorno a questo voto la rete abbia favorito l’aggregazione di una “community” significa che improvvisamente son tornate le idee? Che i contenuti erano in attesa in fondo a un cassetto e ora sono tornati a imporsi sulla fuffa nella quale siamo immersi da anni? No, magari: la novità è nelle forme, non nei contenuti. Infatti non riguarda, per dire, la sinistra. Riguarda chiunque voglia vederla: non l’ottimo Stracquadanio che, come testimonia il video poco più giù, continua a guardare a questa novità attraverso i soliti soporiferi luoghi comuni (e per favore, che a nessuno venga in mente di svegliarlo!).
Però ad esempio sarà sempre più difficile che la politica investa sull’astensione e sul disimpegno, che vuol dire zero dibattiti, zero argomenti, quasi solo ideologia: è la vera antipolitica. La prossima volta dovranno dire “se siamo contrari andiamo a votare no” e dovranno farsi un mazzo tanto per spiegare perché. Ma dovranno essere convincenti assai, perché portare il 50% a votare “no” è molto più difficile che mandare al mare il 20.
Infatti abbiamo visto che internet, nel virtuale, funziona se riesce ad aggregare persone nel mondo reale: anche solo il tam tam fra gli amici, o accompagnare la suocera, o il taxi quorum. Ma una posizione come l’astensione intorno a cosa la aggreghi? È aggregante il fare, non l’astenersi dal fare. Fine settimana astensionista al mare? Non la vedo facile.
E allora vuoi vedere che, se per prendere seriamente atto del fatto di quello che succede tramite l’aggregazione via web, lorsignori non troveranno più così conveniente investire sul disimpegno, sulle battutine, sulle risse, sul cerone e sul sottovuoto spinto, i contenuti e le idee piano piano ricominciano ad essere importanti per forza?

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