Come tutte le mattine, anche domenica dopo colazione butto un’occhiata alla rete per sapere cosa succede in giro. Trovo una notizia che mi era sfuggita: una nota organizzazione cattolica accusa Pisapia di essere l’Anticristo. A tutta prima mi dico “è uno scherzo di Spinoza“, poi penso che è una tale enormità che qualcuno l’avrà detta di sicuro. Se è possibile pensarla, qualcuno l’avrà detta.
Così mi attacco a Google (“pisapia” + “anticristo”) e trovo un articolo di giovedì 19 sul sito di “Tempi”, la rivista settimanale di Comunione e Liberazione (1). È firmato Rodolfo Casadei ed è il seguito di una polemica tutta interna al mondo cattolico milanese, seguita all’appello di alcuni sacerdoti milanesi a votare per il candidato del centrosinistra. Ne avevo già letto un capitolo (l’articolo di Benedetta Frigerio che ribatteva ai firmatari) segnalato qualche giorno prima da un post di Giulio Mozzi.
Vi racconto questa storia perché questa faccenda dell’Anticristo mi pare una specie di punto di non ritorno.
Perché uno lo puoi accusare di furto d’auto, di contiguità col terrorismo, di favorire i musulmani a scapito dei cittadini, di voler fare di Milano la “Mecca dei gay” (qualunque cosa ciò voglia dire), di voler portare la droga in città, di aver rovinato la vita a Matilde Ciccia e, il colmo dell’infamia, di boicottare i concerti di Red Ronnie. Da queste accuse scomposte uno può provare a difendersi, contrapporre argomenti, un certificato penale; ma l’accusa di essere l’Anticristo proietta lo scontro in una dimensione ultraterrena davanti alla quale nemmeno il casellario giudiziario può venirti in aiuto. Provateci voi a dimostrare di non essere l’Anticristo.
Io sono convinto che il frutto amaro di questo bipolarismo paranoico,  l’approccio monoculturale, etnocentrico, e perciò ideologico e violento, alle idee del prossimo, abbia avvelenato entrambe le sponde della politica del mio Paese. Non mi impedisce di pensarlo il fatto che su una delle due sponde io mi senta, diciamo, più a casa. Ma nemmeno posso evitare di vedere che, nel caso specifico di queste elezioni amministrative di cui attendiamo l’epilogo per la prossima settimana, una delle due parti ha fatto la scelta cinica di aggiungere, scientificamente, veleno e aggressività a go go a una miscela già tossica.

Parlo di questo articolo perché l’ho trovato istruttivo, un raccapricciante bignami del peggio di cui quella parte, in questa campagna elettorale, è stata capace (e vedrete che non è ancora tutto!).
Pazienza per passaggi scorretti come la definizione “il candidato comunista”: Pisapia non è il “candidato comunista”, è il candidato del centro sinistra. Dice: ma è stato parlamentare di Rifondazione Comunista! Eletto come indipendente, ma va bene così: volete che mi metta a litigare su queste cose? In fondo, “comunista” è ormai un luogo comune della politica un tanto al chilo. Transeat. Non è la cosa peggiore che capita di leggere nel pezzo, e già due righe più giù comincia la festa.
L’autore se la prende con Don Virgilio Colmegna, direttore della Caritas Diocesana e fondatore della Casa della Carità, che prima ha firmato l’appello per Pisapia e poi ha scritto una risposta alla redattrice di Tempi che ne ha criticato i firmatari (anzi, li ha “presi in castagna”, dice Casadei: cioè non ha opposto un argomento a un altro argomento, come usa tra gente rispettabile che discute; ha piuttosto svelato con astuzia l’imbroglio di quei furfanti che la pensano diversamente). Non trovo il testo di Don Colmegna sul sito di Tempi, ma è facile che abbia cercato male. Lo trovo sul sito di Gad Lerner, qui. Leggetelo. Io l’ho trovato bello e ragionevole.
Dunque, l’articolo su Tempi:

Un passaggio dell’autodifesa di Colmegna colpisce particolarmente per la carenza di logica (…)

Il grassetto (qui come in tutte le citazioni successive) è mio. Capito come funziona? La replica di Don Colmegna diventa una “autodifesa”. Non l’argomento di un interlocutore che si confronta con pari dignità, ma la giustificazione di una colpa. Per il redattore di Tempi, in questa discussione c’è chi ha ha la forza della verità (i redattori di Tempi, e chi sennò?) e chi da quella non può che difendersi in quanto “preso in castagna”.
Proprio con la citazione dell'”autodifesa” di don Colmegna parte l’affondo:

«Il modo di propagandare stili di vita che irridono alla morale» scrive [Don Colmegna], «il sostenere identità egoistiche e chiuse che non si lasciano attrarre dalla logica evangelica dell’ospitalità, mina alla radice la motivazione più profonda che mi fa scegliere giorno per giorno di stare e condividere prossimità con chi nella città soffre, è escluso, è povero. (…) Non credo proprio che lo stile di vita non c’entri con una scelta e con un orientamento politico. Il degrado etico e barzellettiero che stiamo vivendo mi preoccupa a tal punto che non mi permette di stare zitto». Tradotto in parole povere: Berlusconi si comporta come uno sporcaccione e la Lega è xenofoba, perciò voto Pisapia. Sta in piedi il ragionamento? Per niente.

A parte tutto: e perché no?
Perché non dovrebbe avere un senso votare per l’avversario di chi ritengo attuerebbe pratiche scarsamente ospitali per chi viene da fuori, se la mia visione del mondo mi fa pensare che è necessaria una politica di ospitalità e accoglienza? E se sono un cattolico che tiene nella massima considerazione il “condividere prossimità con chi nella città soffre, è escluso, è povero ecc.”, perché non dovrei scartare la possibilità di votare per chi sostiene il contrario?
Ma aspetta…

Berlusconi non ha fatto propaganda proprio per nulla a stili di vita che irridono la morale: è accusato di fattispecie di reato che dipenderebbero da asseriti comportamenti viziosi (da provare) nel contesto di un’inchiesta giudiziaria fondata su intercettazioni telefoniche e spiate varie; non è Berlusconi che fa propaganda al vizio, vero o presunto, ma i suoi accusatori che dicono di averlo svelato. Ammesso e non concesso che ciò di cui è accusato Berlusconi sia vero, o che lo sia in parte, non ci troveremmo comunque di fronte a uno sfrontato che irride la morale e la vuole ribaltare dando lui l’esempio di un’antimorale, ma ad un peccatore che, come tutti i peccatori che sanno nel profondo di sé di esserlo, agiva nell’ombra della notte, e che è stato svergognato dai suoi nemici, più interessati a sconfiggerlo che al trionfo del bene in sé e per sé.

Allora: Berlusconi non propaganda stili di vita che irridono alla morale; semmai ha comportamenti viziosi, ma quelli riguardano una sua vicenda processuale nata su accuse peraltro da dimostrare; e anche se fossero dimostrate, B. non sarebbe uno che irride alla morale, ma un peccatore (e dunque l’intera faccenda tornerebbe di pertinenza del rapporto suo con il Creatore); quelli che l’hanno svergognato l’hanno fatto per ragioni di convenienza politica più che per “il trionfo del bene” (cosa che, invece, non necessita di essere dimostrata: è autoevidente come le cose che Rodolfo Casadei decide che lo siano). Quelli, per di più, sono i veri “propagandisti” dei comportamenti immorali (per via del fatto, immagino, che non parlano d’altro).

Don Virgilio Colmegna

Il ribaltamento dell’accusa di propaganda è buffo, ma non tanto quanto è fasullo l’argomento delle prime tre righe: Berlusconi non fa propaganda, è sotto processo per accuse da dimostrare.

Casadei mescola scientemente mele e pere per poi accusare don Colmegna di farlo. Un conto è il processo per concussione e sfruttamento di prostituzione minorile, in cui Berlusconi è imputato insieme ad altri; un altro è il fatto che quasi quotidianamente, con le sue affermazioni sessiste, con le barzellette dozzinali, con l’esaltazione del machismo burino condito dell’afrodisiaco della grana, dei dané, Berlusconi oggettivamente si fa testimonial e sponsor di una cultura. Cosa che a Casadei può legittimamente essere indifferente, ma questo non gli dà il diritto di negare un fatto: che Berlusconi, hai voglia a dire, ne fa propaganda.

Ma la confusione ad arte non finisce qui: certo che quello che fa Berlusconi nel chiuso della sua casa non mi riguarda (al riguardo sono grossomodo d’accordo con quel che dice Daniele Muriano in questo post). Semmai posso felicitarmi del fatto che lo affermi un redattore autorevole di una rivista autorevole di un movimento autorevole della Chiesa cattolica, ma questo è un altro discorso.
Il fatto è che (ancora!) quella che il processo accerterebbe non sarebbe la distanza fra certi comportamenti del Presidente del Consiglio e una qualsivoglia regola morale: sarebbero reati. Figuriamoci se sta a un tribunale decidere se Berlusconi è un peccatore. Il tribunale si occupa di violazioni di leggi terrene, e questo un po’ mi importa. A meno che Casadei non voglia dire che i reati, questione pubblica e di cui pubblicamente si risponde (e di cui a maggior ragione risponde un uomo di potere sospettato di aver usato proprio di quel potere per commetterli), siano equiparabili ai peccati, questione privata che rientra questa sì, in tutt’altra giurisdizione. Ma allora perché non indirizzare non dico lo stesso cazziatone, ma un buffetto bonario, alla Moratti che ha tirato fuori quella vecchia patacca del furto d’auto? Forse C.L. ha una sua particolare graduatoria che definisce la differenza di gravità, oltre che tra la propaganda e i reati effettivi, tra un furto d’auto smentito e una prostituzione minorile da accertare?
Indovinate, invece, chi si becca l’accusa di fare propaganda? Leggiamo poco più giù:

Il candidato “galantuomo”, come lo definiscono i manifesti dei suoi simpatizzanti, è favorevole alla legalizzazione degli spinelli, all’istituzione delle camere del buco per permettere agli eroinomani di autodistruggersi in santa pace, all’istituzione del registro comunale delle coppie di fatto, ai pacs, alla fecondazione assistita omologa ed eterologa, alla selezione eugenetica degli embrioni, all’eutanasia, all’aborto legalizzato e alla costruzione di moschee che, in un contesto come quello milanese, verrebbero egemonizzate dall’Ucoii, cioè dalla filiale italiana dei Fratelli Musulmani (i fondamentalisti che per primi hanno teorizzato lo Stato islamico retto esclusivamente dalla sharia).

Dal momento che la maggior parte di queste questioni con i poteri di un sindaco c’entrano come i cavoli a merenda, quel che dà fastidio a Casadei è che il candidato “galantuomo” (le virgolette servono per dire che è una citazione o per mettere in dubbio la correttezza dell’uomo? E se è la seconda, con che argomenti?) Pisapia abbia al riguardo le idee che ha. O che le esprima, o che le abbia espresse in altre occasioni: il che configurerebbe la fattispecie della propaganda. Infatti:

…Pisapia è il portatore di una visione dell’uomo e di un progetto di convivenza civile diametralmente opposti a quelli cristiani.

Se le avesse tenute per sé non sarebbe un “portatore”. Tutt’al più sarebbe un “portatore sano”.
Però vorrei trovarmi un attimo faccia a faccia con l’autore dell’articolo. Gli domanderei: signor Casadei, lei pensa veramente che Pisapia vuole le camere del buco “per permettere agli eroinomani di autodistruggersi in santa pace”? Cioè, pensa sul serio che l’intento suo e di quanti, me compreso, auspicano, a torto o a ragione, una svolta nelle politiche sulle dipendenze, sia quello di “permettere agli eroinomani di autodistruggersi in santa pace”? Me lo ripeterebbe in faccia, sentendosi a posto con sé stesso?
Casadei non pensa che uno che voglia sottrarre le sostanze psicoattive agli spacciatori per affidarle a quelli che sono titolati a gestirle, cioè i medici, abbia una idea sbagliata. Casadei pensa che sia uno che istiga consapevolmente all’autodistruzione. Questo è quello che dice.
La qual cosa o è un esempio di quello che prima chiamavo atteggiamento monoculturale, che consiste nel ritenere banale qualunque cosa un altro veda dal proprio punto di vista; oppure è un esempio di un’altra cosa alla quale saprete certamente trovare un nome migliore di quello che viene in mente a me ora.

Torniamo un po’ più su:

Quanto poi alla Lega Nord, la sua presenza nella coalizione che ha governato Milano non ha impedito una collaborazione a volte anche molto stretta fra la Caritas e l’amministrazione comunale. Quando si è trattato di percepire finanziamenti approvati anche col voto della Lega Nord, don Colmegna non ha mostrato gli scrupoli che ora gli rendono impossibile un voto all’amministrazione uscente.

Capito? Don Colmegna critica la Lega Nord. Come mai, allora, ha collaborato con l’amministrazione comunale? L’estensore richiede a Don Colmegna una specie di obiezione di coscienza, insomma. Sia coerente Colmegna, rinunci alla collaborazione col Comune e ai finanziamenti. Una confusione logica indotta ad arte fra l’amministrazione comunale e i partiti che ne fanno parte. Ma quando un soggetto (la Caritas, una associazione culturale, la bocciofila) collabora con una amministrazione, non fa affari con un partito: lavora per la città per il tramite dei suoi rappresentanti. Ma per il giornalista di Tempi, per coerenza la Casa della Carità dovrebbe smettere di criticare la Lega, oppure mandare in malora i soggetti deboli di cui si occupa.
D’altra parte i princìpi mica badano a queste quisquilie, e la logica di Casadei è molto rigorosa. Complimenti. Ne discende che se Pisapia dovesse diventare sindaco, le cooperative legate a Comunione e Liberazione rinunceranno ad appalti e affari nell’area milanese. Non c’è dubbio che andrà così.

Vi chiedo l’ultimo sforzo:

Berlusconi è un povero cristiano peccatore, Pisapia è, metaforicamente parlando, un Anticristo. Che le Scritture descrivono come personaggio suadente. I modi gentili e l’eloquio suadente non ingannino.

Cosa qualifichi Berlusconi un peccatore, Casadei ce l’ha spiegato. Su cosa lo qualifichi cristiano (e povero: ma questa è una battuta), è stato un po’ più vago, diciamo, ma d’altra parte è cosa che interessa fino a un certo punto noi che andiamo a votare. Gli stessi firmatari (cattolici!) dell’appello non dicono “votatelo perché è più cristiano”. Dicono: “votatelo perché con lui si può sperare in una città più giusta”.
Ci spiega invece il redattore cosa identifica senza possibilità d’errore Pisapia come un “Anticristo” (ancorché metaforico): i “modi gentili e l’eloquio suadente”. Cioè, Pisapia non è il Male nonostante i modi gentili eccetera: è il Male proprio per quello. È proprio quello ritratto nelle Scritture, è lui sputato. Se dicesse le parolacce, o se quell’auto l’avesse rubata per davvero, avrebbe qualche possibilità di difendersi dall’accusa, ma essendo incensurato e avendo l’aria di un cortese signore di sessant’anni, è spacciato.
Solo: in che senso “metaforicamente parlando”? Vuol dire che esiste un significato “letterale” della parola e uno “non letterale”, metaforico, che Casadei usa in tal modo.
Dal dizionario Garzanti on line:

s. m.
1 Anticristo, nell’Apocalisse, l’essere diabolico che alla fine dei secoli combatterà contro Cristo e perseguiterà i credenti, ma sarà definitivamente sconfitto
2 (estens.) ogni oppositore di Cristo o della chiesa
3 (fig.) uomo malvagio e diabolico.

Io posso dire per esempio “sei un elefante, metaforicamente parlando“. Cioè: sei uno che, nel mondo delle cose che non si vedono, ti comporti come fa un elefante nel mondo delle cose che si vedono. Lui calpesta senza curarsene ogni cosa gli capiti fra i piedi; si muove sgraziato e mette in pericolo ogni forma di vita circostante; tu ti comporti senza ritegno per le cose fragili, come i sentimenti delle persone, e non ti curi dei danni che fai”. Però lo so che non hai una proboscide, che non sei veramente un pachiderma e non hai la pelle grigia né quattro zampe. Infatti, se sei un elefante lo sei solo metaforicamente parlando.
In che senso allora Pisapia è l’Anticristo metaforico? Perché alle definizioni letterali del dizionario se ne affiancano altre due, definite una come estensiva e l’altra come figurata. Suppongo che da quelle parti va cercata l’accezione cui fa riferimento Casadei. Dunque Pisapia non è l’essere diabolico che arriverà alla fine dei secoli, così come un individuo insensibile non è davvero un elefante, ma l’inciso “metaforicamente parlando” non basta a sollevarlo dalla posizione ruolo di Male Assoluto, di nemico con cui evitare il confronto.
Eccolo, il punto di non ritorno. Quante volte ci si sente accusare di demonizzare l’avversario, perché magari lo si critica senza sconti, lo si mette davanti alle sue contraddizioni gravi, a torto o a ragione?
Per quelli di C.L. (generalizzo, ma d’altra parte non ho notizia di smentite o prese di distanza da parte del movimento a cui è collegata la rivista Tempi) Pisapia è l’Anticristo. Non sono loro che lo demonizzano, è lui che è il demonio. O uno che con il demonio ci ha delle contiguità.
Ecco, magari i firmatari dell’appello a votarlo avranno pure torto marcio, il candidato Berlusconi è un uomo pio e rispettoso delle donne e la Lega è un’associazione benefica solo dai modi un po’ rozzi: ma a questo livello di violenza Don Colmegna e gli altri non ci sono arrivati.

A che serve, allora, quest’ultima aggressione? Che differenza avrebbe fatto dire “Pisapia è distante dalle posizioni della Chiesa”, oppure “è un avversario della Chiesa”? Che bisogno c’era di imprimere sull’avversario il marchio del Nemico Assoluto, del Male con cui non è possibile interloquire?
Ma qual è la posta in gioco? Cosa giustifica un tale sbrago del buon senso, prima ancora che della correttezza?

(1) update 23/5/11: mi informa Rodolfo Casadei, che commenta poco più giù, che, nonostante decine di fonti internet lo riportino, Tempi non è la rivista di C.L..

Annunci

7 thoughts on “Pisapia è l’Anticristo (ma non c’entrano i #morattiquotes)

  1. “una nota organizzazione cattolica accusa Pisapia di essere l’Anticristo”: doppia falsità, come ciascuno può facilmente comprendere. Il settimanale Tempi è totalmente autonomo dalla “nota organizzazione cattolica”, che per un’accusa del genere potrebbe facilmente sporgere querela e vincerla. CL non può smentire perché non c’entra nulla: io non scrivo sotto dettatura e nessuno è responsabile di quello che scrivo se non io stesso. E non è vero che Pisapia sia stato accusato di essere l’Anticristo. Se avessi voluto scriverlo non crede che lo avrei fatto, senza premettere “metaforicamente parlando”? Se davvero pensassi che lui “è” l’Anticristo, avrei il dovere di dirlo con tutt’altra forza e farlo sapere a tutti, altro che scrivere un commento su un sito internet! Non crede che, avendo avuto il coraggio di scrivere che “metaforicamente parlando Pisapia è l’Anticristo”, avrei anche quello di scrivere “Pisapia è l’Anticristo”, se lo pensassi e ne fossi convinto?
    Sulla faccenda ho scritto una lettera a Cazzullo del Corriere, che per primo ha attaccto il mio commento che di seguito copio e incollo:
    “Caro Cazzullo,
    sinceramente non vedo cosa ci sia di poco serio nel mio commento apparso sul sito internet di Tempi sotto il titolo “La morale strabica di don Virginio Colmegna”. Se ho accostato Giuliano Pisapia all’Anticristo in quel commento, l’ho fatto premettendo un “metaforicamente parlando” , come correttamente anche il Corriere riporta nel relativo articolo a pagina 6. E tutti noi che siamo andati a scuola dovremmo sapere che cos’è una metafora, e non dovremmo mai fingere di non saperlo.

    Non che poco serio, il mio discorso è serissimo: Pisapia è certamente una gran brava persona, ma tutte le sue opzioni in materia di bioetica, biopolitica, politiche familiari, diritti dell’individuo, ecc. sono l’esatto opposto di quelle proprie della morale cristiana. La sua antropologia è l’esatto opposto di un’antropologia religiosa: per lui l’uomo è il Dio di se stesso e ha bisogno solo dell’accettazione sociale; per ogni posizione religiosa, compresa quella cristiana, l’uomo dipende da qualcosa che è più grande di lui, e la convivenza civile non può ignorare la creaturalità dell’uomo, nella forma del diritto naturale. La parola Anticristo descrive l’opposizione fra l’antropologia di Pisapia e quella religiosa. E’ ovvio che non identificherò mai una singola persona, Pisapia o un altro, con l’Anticristo: delle realtà escatologiche nessuno ha i titoli per parlare. Ti ricordo però che a introdurre il tema dell’Anticristo nella politica italiana non è stato il centrodestra, ma personalità che oggi a Milano si schiererebbero dalla parte di Pisapia. Berlusconi è stato accostato all’Anticristo da padre Alessandro Zanotelli, e ti assicuro che non stava formulando una metafora”.

    Rodolfo Casadei

    Io non demonizzo proprio nessuno.

  2. Non basta scrivere “metaforicamente parlando” per fare a una metafora. Massimo nel suo post lo spiega bene.

    @Zauberei 😀

  3. Come dice giustamente il Sig. Casadei “delle realtà escatologiche nessuno ha i titoli per parlare”. Dunque nemmeno lui, a mio parere, ha diritto di supporre quale sia il “diritto naturale” cui si appella con forza. Se pensa che questo sia contenuto nella Bibbia o nel Vangelo lo informino, per favore, che di libri nel mondo ce ne sono tanti e quello in cui lui ripone tanta fiducia non sembra avere qualità particolari rispetto agli altri.
    Ciò premesso, anche se il Vangelo fosse davvero un testo sacro, sarebbe davvero discutibile affermare che Gesù sceglierebbe un candidato piuttosto che l’altro. Dire, metaforicamente, che Pisapia è l’Anticristo corrisponde a fare una sorta di graduatoria tra chi è più o meno vicino a Cristo.
    Sarebbe forse meglio chi va con le minorenni (questo forse rientra sì nel diritto naturale ma non in quello positivo…) e si sollazza con ragazze affamate di soldi e potere? Quelli che fanno affari con la criminalità organizzata in vista dell’EXPO? Quelli che fanno del denaro una sorta di passe-partout? Mah….
    Inoltre dal punto di vista linguistico, e gli psicologi lo sanno bene, le metafore hanno spesso più forza e incisività del linguaggio letterale, utilizzarne una non costituisce quindi un’attenuazione del significato ma solo un escamotage per non essere querelati per ingiuria (con molta attenzione al diritto positivo, in questo caso).

  4. Grazie a Rodolfo Casadei per essere intervenuto. Certamente ora chi passa di qui può farsi un’idea più chiara dei termini della questione.
    @ Giorgio e Davide: grazie dei commenti, e d’accordo sulle metafore. Soprattutto, una metafora non è un modo di smussare i concetti, è un’espressione potente perché costruisce realtà. E infatti guarda che casino è venuto fuori 😉
    @ Davide: per scelta non sono entrato nel merito delle questioni sulle quali, pure, Casadei nella sua “autodifesa” 😉 mi spiega le sue premesse (o le spiega a Cazzullo del Corriere, non mi è chiaro). Lo ringrazio, non era necessario: le rispetto, quelle premesse, e non ho fatto riferimento ai miei pensieri circa il sacro: che potrebbero essere vicini, vicinissimi, lontani, lontanissimi dalla sua antropologia. Non l’ho fatto perché non c’entra e perché il rischio, nello spazio breve di un post o dei commenti, è quello di buttarla in vacca un po’ come fa l’argomento sul permettere agli eroinomani di autodistruggersi. Nel senso di non riuscire a considerare il punto di vista dell’altro come una cosa seria.
    @ Zaub, Chiara, Federica, grazie!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...