Dai blog.
Luca Alagna a proposito di Twitter che raccontava il blitz contro Bin Laden ben prima di chiunque altro:

“Quando forse neanche tutta l’amministrazione (o l’esercito) USA sapeva dell’attacco segreto delle forze speciali americane in un villaggio del Pakistan dove si riteneva fosse nascosto Osama Bin Laden un blogger ne stava già twittando al mondo.
Sohaib Athar, un consulente informatico pakistano che vive ad Abbottabad vicino Lahore, notava una strana presenza di elicotteri all’una di notte” [leggi storia dell’informazione: l’uomo che è stato testimone su Twitter dell’attacco che ha ucciso Bin Laden su Stilografico.com]

Giovanna Cosenza analizza in una chiave interessante il discorso di Obama:

Il discorso che Barack Obama ha pronunciato due notti fa per annunciare l’uccisione di Osama Bin Laden è perfetto nella sua semplicità, perché applica alcune regole elementari per la costruzione di storie che stanno alla base di molte fiabe antiche, regole che la semiotica e la narratologia esplicitarono fin dalla metà del secolo scorso. Sono le stesse, per intenderci, che si ritrovano in molti best seller e film statunitensi di successo. In questo tipo di narrativa il giovane Jon Favreau, direttore dello staff di speechwriting della White House, dà sempre il meglio di sé. Cercherò di evidenziare in breve la struttura fondamentale del discorso. [leggi Il discorso di Obama sull’uccisione di Bin Laden su Dis.amb.iguando]

Infine segnalo un post di Alessandro Gilioli che pone questioni relegate incredibilmente al margine delle discussioni seguite all’operazione:

Voglio credere e sperare che la gran messe di festeggiamenti in corso per l’uccisione di Bin Laden sia una cosa di questo tipo, una vacanza momentanea dai propri princìpi e una zingarata della coscienza da cui sarebbe bene tornare abbastanza in fretta.
Perché qui, evidentemente, non si tratta di discutere se Osama meritasse di morire o meno – personalmente non ne provo una gran compassione – ma piuttosto se l’Occidente della democrazia e del diritto conquisti o perda una patente di democrazia e di diritto quando festeggia in modo tanto scomposto un omicidio, una strage, una vendetta da Far West. [Leggi Che cosa ci stiamo giocando su Piovono Rane]

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2 thoughts on “Amemipiace, 4/5/2011: Bang Bang

  1. Molto bello quello che dice piovono rane, però temo che in questi festeggiamenti – ci sia qualcosa di irrimediabilmente umano, a cui si dovrebbe opporre il diritto e la cultura – ma che giudicare con quelle categorie quando arriva dal basso è scusami, un po’ cretino. Osama – che ancora non sono convinta che sia morto – ha giocato con il terrore, e i suoi continueranno a farlo. E’ l’esercizio del potere dei poveri, il ricatto di chi ha in mano solo la possibilità di farsi esplodere. La cappa di terrore che porta questa rba qui quando si solleva provoca reazioni scomposte ferine.Obbligate – perchè gli uomini sono così gente un po’ di merda diciamocelo. Allora la cosa da fare per non incrementare l’esere intrinsecamente di merda anche de noantri occidentali è usare il diritto e fare i processi, non ammazzare i nemici come le galline.
    Appunto.

  2. Il fatto, Zau, è che pensare che ci siano espressioni “umane” che vengono “dal basso” e che dovrebbero essere temperate da “diritto e cultura” (che vengono dall’alto?) mi pare limitante. Le feste in strada rispondono al trionfalismo con cui la notizia della morte del cattivo è stata divulgata dal presidente. Feste e trionfalismo sproporzionati entrambi al fatto in sé, perché dai, non ci crederà nemmeno Obama che questo è un colpo duro al terrorismo. Ce lo dicono da dieci anni che il terrorismo islamico non è una struttura gerarchica, è una rete diffusa. Non c’è un capo che tira le fila, ci sono tanti nodi connessi idealmente ma indipendenti.
    L’evento, insomma, mi pare più rilevante per la pancia dell’America che per la sua (e nostra) sicurezza.

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