BG-AnimaA Animammersa gli voglio bene da un pezzo e a loro mi lega anche un piccola cosa che io e loro e qualcun altro sappiamo e che altri scoprono ogni tanto, però non ero mai ruscito a vederli dal vivo.
Conoscevo il loro lavoro dai video che si trovano in rete, e poi dalla prima versione dello spettacolo circolata insistentemente nelle tv satellitari la prima estate dopo il terremoto, e infine dal loro cd registrato dal vivo a L’Aquila, e conoscevo e avevo incontrato alcuni membri in diverse occasioni, e li frequentavo virtualmente, ma nel periodo in cui l’attività di Animammersa è stata più intensa a L’Aquila, non ero mai riuscito a sincronizzare i miei viaggi con le loro esibizioni. Ci voleva Bergamo per darmi quest’opportunità.
Sabato 9 aprile Bergamo accoglie Animammersa sotto un sole d’agosto.
Io e mia moglie arriviamo in città in mattinata per incontrare Antonella Cocciante, Patrizia Bernardi e Maria Luisa Serripierro (di Animammersa Maria Luisa è un pezzo importante, cura con competenza l’organizzazione e la promozione), che hanno preceduto in autostrada il resto del gruppo. Scopro poi che da altre direzioni sono arrivati anche Marco Cignitti – l’uomo delle zampogne e delle ciaramelle – e Angelo Giuliani – il signore del tamburo a cornice.

Maria Luisa Serri P.R.

Abbiamo una lunga conversazione sul loro uso di Internet e del materiale narrativo che hanno utilizzato ricavandolo proprio dagli scritti che gli aquilani terremotati postavano in rete nei mesi in cui erano in tenda o cercavano di rimettere insieme i pezzi di una quotidianità decente in un albergo sulla costa.
Parliamo di come Internet e il terremoto modifichino entrambi il rapporto con lo spazio, col paesaggio. Entrambi cambiano la percezione delle distanze.
C’è una vecchia canzone tradizionale, nello spettacolo di Animammersa, che è (era) una canzone di emigranti. L’Aquila bella me’ canta il rimpianto di chi partiva. No, anzi, non di chi partiva: “Come ‘nu sassu che frizza volenno / ‘nu trenu me sse portette lontanu”: “un treno mi portò via lontano”, dice; più costrizione che scelta; partire non era una azione: era un destino. Bene, ora da aprile 2009 quella canzone parla non solo a chi, ancora lontano dalla città, non sa quando rientrerà, ma anche allo spaesamento di chi dopo il terremoto, pur vivendo in casa propria o in un’altra nella periferia, esce nelle strade della città distrutta e misura la distanza dalla città che ricorda e che non c’è. Pensa come cambia lo spazio dopo il terremoto: sei nella tua città e la senti irraggiungibile.
Ripenso a quella conversazione della mattina nei primi emozionanti minuti dello spettacolo quando, spente le luci, sul palco vedi la sagoma di Graziella Guardiani (voce del Passagallo, oggi in Animammersa). E Graziella intona la medievale “E tutte le madonne”: e a quel punto dagli angoli della sala convergono verso il palco le altre voci che le fanno da controcanto, e tu ti senti avvolto dalle voci, e la musica diventa un paesaggio tridimensionale. E allora senti che lo spazio e i luoghi, e le persone dentro quei luoghi, saranno i protagonisti della serata. Ed entri in quello spazio virtuale, per uscirne solo quando si riaccendono le luci, alla fine.
Quello che succede in mezzo cerco di raccontarvelo con le foto che trovate più giù.
Aggiungo solo che lo spettacolo (lo abbiamo visto nel quadro del Festival Internazionale della Cultura) è stato esaltante, anche per quelli (molti) che non coglievano la lingua delle canzoni e di un paio di momenti recitati. Animammersa è un’ora e mezza di una densità straordinaria, un’esperienza potentissima senza un briciolo di retorica. A L’Aquila è ormai oggetto di culto, ma non fare l’errore di pensarlo come una realtà circoscritta alle mura (fatiscenti) di una città. Cercatelo in giro per la penisola e poi ditemi se non ha qualcosa anche per voi.
Il pubblico della città italiana più a nord raggiunta in questi due anni dal gruppo ha accolto le “Lettere dall’Aquila” con affetto vero. Bergamo a L’Aquila fu presente nelle ore peggiori e a L’Aquila perse il suo Marco Cavagna, capo squadra dei Vigili del Fuoco: lo uccise un infarto mentre cercava disperatamente segni di vita fra i sassi della casa dello studente. Non si incontravano per la prima volta, L’Aquila e Bergamo.

Le foto dello spettacolo sono di Alice.

 

 

 

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One thought on “Animammersa e i luoghi virtuali. Bergamo, 9 aprile (le foto)

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