Il modo che la tarantola ha trovato per ricordare la giornata della memoria sono le parole di un piccolo grande ebreo, Herbert Pagani. Uno di quegli artisti che l’Italia ha avuto senza meritarseli e a cui ha reso la vita (quella artistica, almeno) più difficile possibile.
Scrisse queste parole nell’“Arringa per la mia terra”, composta in occasione della risoluzione ONU che equiparava il sionismo al razzismo. Per tutta la vita scrisse parole dure in difesa di Israele e per tutta la vita ebbe in mente l’obiettivo di una convivenza pacifica fra il suo popolo e quelli che in un altro scritto celebre (“Lettera ai fratelli”) chiamava “fratelli musulmani”.
Se l’è portato via la leucemia nel 1988. Aveva 44 anni e tante cose da dire ancora.

“Nel mondo ciascuno ha i suoi ebrei. I francesi hanno i còrsi, i lavoratori algerini; gli italiani hanno i terroni e i terremotati; gli americani hanno i negri, i portoricani; gli uomini hanno le donne; la Società ha i ladri, gli omosessuali, gli handicappati. Noi siamo gli ebrei di tutti.”

Annunci

8 thoughts on “Gli ebrei di tutti (27 gennaio)

  1. La cosa più nota di Pagani è il testo di “Teorema” di Ferradini (anche se è una paternità poco nota: io l’ho scoperto mentre cercavo sue notizie preparando il post). Beh, ha scritto e cantato anche altro.
    Oltre all'”Arringa” leggete anche la “Lettera ai fratelli”.
    Buona giornata!

  2. mi permetto di dissentire sul parallelo antisemitismo-antisionismo e, per farlo, mi servirei di voci ebraiche che non accettano questo facile e strumentale sillogismo il cui risultato, oggi, è la pulizia etnica della palestina, la demolizione e deportazione illegae degli arabi da gerusalemme perpetrati dal mainstream sionista.

    Splendido l’aforisma di primo levi, molto più coraggioso della furia cieca che trapela dalle parole di Pagani.

    “Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele”(Primo Levi, 1969).

    Noam Chomsky:

    Norman Finkelstein:

    Naomi Klein:

    Ilan Pappe:

    e due eccellenti indiani

    Mahatma Ghandi:

    Arundaty Roy

  3. Ciao Guido, ti aspettavo. Speravo che passassi di qui perché sentivo che le parole di Herbert Pagani meritavano di prendersi, oltre al plauso per il vigore (ma perché “furia cieca”? E comunque, quanto può accecare il fatto di dover sopportare, dopo pregiudizi secolari, anche quelli generati dalle scelte nefaste dei governi del proprio paese?), anche la responsabilità di suscitare una discussione. Di non scivolare via così, insomma.
    Contavo su di te per dargli questa possibilità.
    Queste parole di Pagani le ho scelte non solo perché da ragazzino ho amato l’artista, ma anche perché il contrasto fra quella durezza e l’auspicio di “due popoli, due stati” mi urtava e mi costringeva a considerare la complessità delle ragioni che si confrontano in una storia lunga e atroce.
    Anch’io, sì, temo che sia un errore pericoloso la confusione fra antisemitismo e antisionismo. Trovo che sia una posizione ricattatoria che impone il silenzio ai punti di vista legittimamente critici.
    Trovo che sia pericolosa anche per gli ebrei degli altri paesi del mondo: ne parlava Jeff Halper, un intellettuale israeliano (l’ho ritrovato, è qui): l’antisemitismo è una forma infame di razzismo, e ridurlo alla critica a un paese (Israele) ha generato il paradosso di antisemiti tutto sommato ben tollerati perché pro-Israele…
    A tutti consiglio la visione dei video che linki e a tutti racconto che Arundati Roy l’ho conosciuta grazie a te qui.

  4. caro max, quando parlo di furia cieca mi riferisco a quell’istinto di morte mirabilmente sintetizzato da Pagani nella frase “l’anno prossimo a gerusalemme”: quella gerusalemme che oggi costa al popolo palestinese morte, sofferenza, deportazione e prigionia. ricordo un dibattito tra un ebreo della gauche francese e un rappresentante del movimento sionista israeliano, della sinistra israeliana, in cui il francese ingiungeva all’israeliano di non arrogarsi il diritto di rappresentarlo, di appropriarsi della rappresentanza di tutti gli ebrei su questa terra. Insomma è un po’ come quando B. dice, gli italiani sono me e io sono gli italiani. Il francese chiuse il suo intervento riferendosi alla shoah e affermando, ancora con grande coraggio,come non si potesse giustificare uno stupro con un altro stupro. nulla mi toglie dalla testa l’eroismo di quegli ebrei, dentro e fuori israele, che oggi si definiscono decisamente antisionisti. Bay the way anche puri sionisti, come per esempio il sudafricano goldstone, per le UN, oggi cominciano a denunciarne i crimini di guerra, a gaza, gerusalemme e west-bank. Tzipi Livni molto probabilmente non potrà più andare in Inghilterra e probabilmente, presto, anche in Sud Africa perchè denunciata per crimini di guerra anche da gruppi della società civile ebraica. Finchè gli equivoci non si chiariranno, sono d’accordo con Chomsky, il posto più insicuro al mondo per gli ebrei continuerà ad essere israele.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...