Apprendo ieri (fra gli altri, ne dà agghiacciante resoconto il sito di Wu Ming, con commenti che suggerisco di leggere) dell’iniziativa dell’assessore alla cultura (alla cultura? Alla cultura) della provincia di Venezia Raffaele Speranzon: il quale ha rivolto ai bibliotecari del suo territorio l’ingiunzione di liberare gli scaffali dai libri degli scrittori che nel 2004 firmarono un appello a favore dell’ex terrorista. Di più: ciascuno di loro deve essere bandito da iniziative culturali ed essere ritenuto “persona sgradita”. Di più ancora: i bibliotecari che non ottempereranno a tali disposizioni “se ne assumeranno la responsabilità”. Di più di più: in queste ore l’assessore sta prendendo contatto con i suoi omologhi dei territori circostanti per suggerir loro di emulare la sua iniziativa.
Dal sito Wu Ming apprendo anche che fra gli autori sgraditi all’assessore alla cultura (no, non scherzo: alla cultura) ci sono lo stesso collettivo Wu Ming, Massimo Carlotto, Valerio Evangelisti, Tiziano Scarpa, Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, Vauro, Sandrone Dazieri, Lello Vocem Pino Cacucci, Christian Raimo, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari. Ma è solo una parte della lista. Girando per la rete scopro che fra gli sgraditi c’è Stefania Nardini. Come ne trovo altri, aggiorno la lista in questo post.
Considero del tutto ovvio che uno (come il sottoscritto) possa nutrire, sulla vicenda Battisti, le sue perplessità circa il comportamento dell’uomo e del Paese che lo protegge (e, chiaro, circa quell’appello del 2004), e nello stesso tempo trovare ripugnante la visione della politica e la fascistoide disinvoltura dell’Assessore alla cultura (sì sì, alla cultura) della provincia di Venezia.
L’unica spiegazione a questa terribile, quotidiana discesa agli inferi, di cui il delirio dell’assessore alla cultura (sì, te l’ho detto: alla cultura) è solo il capitolo odierno, è che questi siano ormai convinti che tanto ormai nessuno li guarda, a nessuno importa, nessuno ne parlerà. Che il napalm culturale che hanno sparso intorno a sé in questi anni abbia fatto definitiva piazza pulita di coscienze.
Io scrivo questo post non perché abbia qualcosa da aggiungere a quello che tanti hanno detto meglio e con più autorevolezza di me. Lo scrivo perché non molti tg ne parleranno, ed è il caso che certe informazioni le facciamo circolare coi mezzi che abbiamo. E perché ogni minuto che uno sta zitto si assume la responsabilità di assecondare il delirio di onnipotenza dell’assessore alla cultura (alla cultura, ho controllato) Speranzon.
Noi siamo qui, assessore. La guardiamo. Non sappiamo se essere più sorpresi dall’uso rozzo e vendicativo che fa della sua posizione o dal fatto che questo paese sopporti di tutto, anche una battaglia impari e vigliacca che vede da una parte persone che hanno le loro parole, e dall’altra uno che quelle parole può decidere di cancellarle così, perché gli stanno sul culo. Però ci siamo. E adesso, come direbbero a un bel po’ di chilometri a sud di casa sua, cancellateci tutti, assessore. Alla cultura.

451

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2 thoughts on “Assessore Speranzon, noi siamo qui (Fahrenheit 451 a Venezia).

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