In questi giorni gli utenti di Facebook prendono confidenza con la nuova grafica dei loro profili. C’è da dire che Facebook è l’unico social network con una grafica “blindata”, che non ti permette nemmeno di cambiare lo sfondo. Fino a qualche tempo fa era possibile spostare, togliere o aggiungere moduli e widget diversi: ora sei costretto a muoverti in un ambiente fisso e sempre più stretto fra informazioni stipate (e si capisce perché da qualche settimana i caratteri della homepage erano diventati più piccoli: ora lo sono anche sul profilo). Come se Facebook volesse fare sue le prerogative degli altri maggiori social network per occupare piano piano gli spazi che attualmente detengono quelli.
Nell’ultima versione, ad esempio, i dati sulla formazione e sul lavoro sono presentati in cima alla pagina (diciamo dove prima era lo status), cosa che ricorda Linkedin, dove le persone si presentano coi loro titoli formativi e professionali. Immediatamente sotto, uno spazio abnorme è occupato dalle miniature delle foto in cui sei taggato: dettaglio che invita sempre più a usare Facebook come di solito si usa Flickr.
La mia prima impressione è di un luogo claustrofobico e la reazione immediata è quella di cercare aria altrove.
E, a proposito di altrove, i primi confronti sulle novità postati sulle nostre bacheche di Facebook hanno generato un post che Claudia Boscolo ha pubblicato su Ibridamenti: il titolo è “Dov’è l’uscita? (uscire da Facebook come si fa?)”, e la critica dei rischi che Claudia indica sull’invasione progressiva da parte del social network ai danni delle nostre vite è da prendere sul serio. Per capirci, è di quelle che mi viene da prendere più sul serio di altre basate sul sentito dire e su carrettate di buon senso.
Bello il pezzo di Claudia Boscolo e bello il dibattito che segue: meglio dentro o fuori? E se dentro, in che modo? Leggete. Mica perché ci sono anch’io… 😉

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11 thoughts on “Facebook cambia? Sì, è uguale a prima.

  1. ho letto il tuo articolo e quello di Claudia Boscolo…
    belli perché PERTURBANTI, e finché qualcosa ci aiuta, a volte ci costringe, a pensare, a vedere da una prospettiva fino a quel momento negletta, scomoda…. beh… allora significa che sono viva, che la mia mente è viva, che non mi limito ad accettare supinamente senza responsabilizzarmi dell’uso che faccio non solo di FB, ma di qualsiasi altro mezzo di comunicazione.
    grazie

  2. Grazie per questo articolo e per i rimandi al commento di Claudia Boscolo su Ibridamenti e per tutte le interessanti risposte a seguire (non solo la tua, Massimo Max! 😉 ).
    Andate tutti a vedere le risposte su Ibridamenti, ne vale davvero la pena!
    simonetta

  3. Ho letto il post di Claudia Boscolo, ma, onestamente, non riesco a capire perché tanta preoccupazione. Credo che ormai non si possa più scegliere se dentro o fuori (non mi riferisco solo a FB, ma alla rete in generale): smettere di esistere nel mondo virtuale è un po’ come smettere di esistere nel mondo reale (“perché la pressione dall’esterno è forte, con vari piagnistei tipo “dove sei finita?”, “asociale” – scrive Claudia). Certo bisogna trovare il giusto equilibrio: abitare contemporaneamente i due mondi non è cosa facile. Per niente. Ma è necessario. Mondo reale e mondo virtuale formano un novo sistema, il cui tutto è più della mera somma delle sue parti (come ormai ben sappiamo). Citando Gino Tocchetti: ” Oggi abitiamo un ECOSISTEMA AUMENTATO che non fa salti tra reale e virtuale”. (Maiuscolo mio).

  4. Penso si capisca (dai vostri commenti si capisce che si capisce) che gli strumenti informatici di cui ci serviamo hanno implicazioni etiche e politiche che riguardano le possibilità di scegliere e di proteggersi dall’invadenza di qualche genere di controllo.
    Giorgio, il fatto che “ormai non si possa più scegliere” non può risolvere il problema: semmai *è* il problema.
    PS: il dibattito su Ibridamenti va avanti e vi invito a tornare anche lì (stasera posto qualche pensierino). Si parla delle differenza fra FB e i blog ma anche fra FB e gli altri social network.

  5. Ma allora non è pertinente parlare di quanto la “paghiamo” in termini di restrizioni di spazi, dunque di libertà, dunque di risorse?
    Quando dico, nel titolo, che Facebook è uguale a prima, intendo che l’ultima versione è una evoluzione di un processo che è lo stesso di qualche anno fa ma che si fa sempre più invadente. Facebook non può diventare l’interfaccia unico ed esclusivo fra noi e “quel mondo”, mentre mi sembra che sempre più ambisca ad esserlo.
    Io, quando entro nel mio nuovo profilo, mi sento un po’ soffocare, e non è soltanto una questione di grafica…
    Guarda qua cosa scriveva Maddalena, è solo di qualche settimana fa: Facebook dispositivo persuasivo ed omologante.

    1. Sì, capisco quello che intendi. Non avevo mai considerato la questione in questi termini… ora devo capire perchè e perchè, nonostante tutto, la cosa continua a non turbarmi o infastidirmi, come a molti di voi… Torno tra un po’.

      1. OK. Parto dal presupposto che io non sono il mio profilo, così come i miei amici (reali e virtuali) non sono il loro profilo. (Come scrivi tu in risposta a Claudia Boscolo, si ci troviamo a bere birra scopriamo che nè io né te siamo come il nostro profilo. Scopriamo che c’è molto di più, che siamo molto più complessi e sfaccettati. Dall’atra parte però è FB che ci ha fatti “incontrare”, e può fornire informazioni che magari potrebbero non emergere in un incontro reale. In questo senso reale e virtuale sono l’uno il complemento dell’altro). A me FB (e simili) serve come strumento di condivisione e di apprendimento. Non mi interessa che rappresenti in tutto e per tutto la mia persona o quella degli amici. Non mi sento soffocare e so che se anche fosse più complesso, più dettagliato, resterebbe sempre e comunque una mappa di un territorio e quindi sempre parziale, in un certo senso insoddisfacente (ammetto comunque che FB non è una buona mappa, e lo è sempre meno).
        E mentre scrivo questo righe sento che continuo a non centrare il punto. Perdono.

  6. premetto che non sono tra quelli che demonizzano i social network, nè tra quelli che cercano differenze tra “qua dentro” e “lì fuori”, dove dentro e fuori possono essere alternativamente vita cosiddetta virtuale e vita reale, perchè trovo ormai anacronistico segnare questi confini tra quelle che sono semplicemente componenti diverse della stessa vita (e vedi anche tutto quello che già nel 1994 scriveva Pierre Levy a proposito del nuovo spazio antropologico generato dalla rete)

    tutto questo premesso, quello che preoccupa è questo processo di “normalizzazione” .. non è solo facebook ad incorporare caratteristiche di linkedIn e FlickR, ma anche myspace (che rra stato caratterizzato finora da maggiore libertà di espressione) ad adeguarsi alla struttura rigida di facebook, col risultato che abbiamo “spazi di espressione” tutti più o meno ugualmente strutturati e caratterizzati da una forma dettata da esigenze progettuali che troppo spesso vengono prese da chi poco sa della comunicazione tra le persone (parola di ingegnere informatico…)

    l’ulteriore pericolo della normalizzazione deriva dal fatto che sempre più spesso il modello di interazione di facebook viene preso come riferimento per raccontare la realtà (vedi ad esempio riviste e altro) rinunciando così alla ricchezza espressiva del reale a favore della necessaria astrazione riduttiva del virtuale .. e di questo poca colpa hanno i social network ……

  7. Grazie, Laura. Il mezzo è prezioso assai, dunque bisogna trovare un punto di equilibrio fra l’uso migliore che ne possiamo fare e la sua tendenza a colonizzare la nostra esperienza del web.
    Tu ed io in questi giorni abbiamo chiacchierato un po’ del restauro del mio blog: ecco, una delle cose che ho capito meglio di prima è che non si può non passare per Facebook. Senza i link da Facebook questo blog avrebbe un decimo degli accessi che ha. E quando progetti un sito o un blog che voglia farsi vedere, devi stare attento a connetterlo col principe dei social network. Il quale sembra fatto per contenere tutto, ma non si lascia contenere. Ad esempio, nei commenti ai post puoi integrare i commenti da Friendfeed, ma quelli da Facebook (dove poi si svolge la più parte del dibattito) non c’è possibilità.
    Trovo utile che continuiamo a ragionarci su e a scrivere interventi critici come fa Ibridamenti e come hai fatto tu qui. Se ci accontentavamo di un mezzo da subire passivamente, tanto valeva restare davanti alla tv 😉

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