La cronaca politica dei giorni scorsi ha visto in primo piano la convention di Firenze con Renzi che vuole rottamare la vecchia classe dirigente democratica e quella di Perugia con Fini che vuole pensionare quella di casa sua.
Di qua e di là ci hanno detto quale Paese vorrebbero e in cosa è differente da quello che c’è.
Di qua e di là, la denuncia delle cause dello stallo italiano. Di qua e di là, Pompei come metafora del disfacimento culturale e valoriale.
Di qua e di là (e da altrove, e da tanto) silenzio su L’Aquila, che ormai è evidentemente faccenda che riguarda qualche decina di migliaia di aquilani e sulla quale lo Stato e la politica nazionale non hanno più niente da dire. Che è più o meno la posizione di Bertolaso e Berlusconi.
Così ho pensato di scrivere una email a Fini e a Renzi. E a Bersani, e a Vendola, a tutti quelli che si siano candidati premier più o meno naturali alle prossime elezioni politiche, o che abbiano dichiarato l’ambizione di guidare qualche tipo di rinnovamento politico. Le politiche, probabilmente, sono vicine, e io voglio sapere cosa ciascuno di loro ha da proporre per L’Aquila. Che rilevanza dà all’affrontare le conseguenze dei due terremoti (quello venuto dal sottosuolo e quello, non meno distruttivo, venuto dalla politica) nelle priorità del Paese.
Sono stato volutamente vago nelle domande, perché mi interessa sapere cosa ne sanno loro: sarebbe stato troppo facile servirgli su un piatto d’argento “Che ne pensa del dissennato progetto di una centrale a biomasse?”.

Ovviamente, chiunque di voi può condividere queste domande sul proprio blog, su Facebook, per posta elettronica o in qualunque posto sulla rete, e chiunque può farle proprie e inviarle ai suddetti destinatari. Cliccando sui nomi più su trovate gli indirizzi di posta elettronica che sono riuscito a reperire; ci sono anche le pagine Facebook.

Egregio / gentile on. (o Presidente, o Sindaco, o…),
sono un cittadino italiano nato a L’Aquila che da tempo vive in Lombardia e che da più di un anno e mezzo guarda al disastro provocato dal terremoto come a una tragedia affrontata con impreparazione e facendo piovere dall’alto soluzioni di grande effetto mediatico ma che prescindevano da qualunque conoscenza della storia, dell’economia e della cultura del territorio nel quale si è intervenuti.
Scrivo a Lei e contemporaneamente scrivo ad altre personalità che si siano candidate a guidare il Paese dalla prossima tornata elettorale o comunque a rinnovarne la politica e la classe dirigente.
Noto che L’Aquila è gradualmente sparita dagli interventi dei politici ed è tornata silenziosamente ad essere una questione locale. Purtroppo, pur essendo stata una città chiave nella cultura del Paese, non ha mai fatto molto perché questo suo contributo fosse noto al resto della nazione. È fatta così.
Però consideri che L’Aquila, con le sue istituzioni culturali e con l’università, è da sempre sede di esperienze di eccellenza assoluta nei campi dell’arte e del sapere; che era la città dove le migliori compagnie teatrali e i registi di cinema ambivano a portare le loro “prime”: perché il suo pubblico è severo e competente insieme, e se uno spettacolo “funzionava” a L’Aquila, funzionava dovunque.
Ma capisco che oggi parlare del suo disastro (e di cultura, poi…) non paghi, non emozioni, non interessi più. Però l’Italia ha bisogno dell’Aquila, di quella di prima. Ha bisogno che una parte più grande possibile dei suoi cittadini si riprenda la propria casa, il proprio lavoro e torni a fare grande una città che contribuisce a fare grande il Paese.
Così le scrivo perché credo che terrò conto di una Sua risposta convincente a queste mie domande nel decidere a chi dare fiducia alle prossime elezioni, che sembrano sempre più vicine.
Le domando perciò:

1. Quante volte è stato a L’Aquila e nella sua provincia dopo il terremoto? Che idea si è fatto sulle necessità di una città che vede una parte ingente dei suoi abitanti ancora collocata altrove o ancora ospitata a carico dello Stato? Di cosa c’è bisogno, insomma, per far ripartire la sua economia e per ricostruire comunità smembrate?

2. Cosa pensa di quanto è stato fatto fino ad oggi? Per favore, non mi risponda che l’emergenza è stata gestita brillantemente: l’unica cosa su cui siamo tutti d’accordo è l’impegno della gente della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco all’indomani del terremoto e nel periodo successivo. Parlo del “miracolo”, di quella che il Presidente del Consiglio continua a chiamare ambiguamente “ricostruzione” e di quello che è stato fatto per l’economia e il lavoro.

Ma soprattutto:

3. Se Lei fosse il prossimo Presidente del Consiglio, sarebbe disponibile a considerare la questione aquilana come una priorità per il Paese? La prego, non mi risponda “sì, ovviamente”. Mi dica piuttosto: si prenderebbe l’impegno di metterla ai primi posti nell’agenda dell’azione di governo? E quali sarebbero i suoi primi passi in merito?

Grazie di aver letto queste domande.
Sa?, io credo che l’importanza che darebbe a L’Aquila farebbe la differenza. Perché da come è stata affrontata la sua tragedia fino ad oggi si capisce in quale conto questo Paese tiene la cultura e la storia; e dalle idee che un politico ha su cose così si capisce che capacità abbia di leggere e governare faccende complesse.
Lo so che le probabilità di ricevere risposta dai destinatari di questa lettera sono esigue. Per cui, ci pensa?, se mi rispondesse sarebbe con buona probabilità l’unico a farlo fra i Suoi colleghi e avversari che l’hanno ricevuta!
Mentre la spedisco a Lei, nello stesso tempo la pubblico sul mio blog e la condivido nei miei social network. Tutti i miei amici aquilani e non solo, e i loro amici a L’Aquila e fuori, conoscerebbero la Sua risposta e ne trarrebbero le conseguenze.

Distinti saluti,
Massimo Giuliani

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5 thoughts on “Tre domande a Vendola, Fini, Renzi, Bersani su L’Aquila: “Se lei fosse il Presidente del Consiglio…”

  1. ottima iniziativa, max. diffondo. notavo che hai mangiato tanti e voluminosi manuali del bravo venditore…la chiusura è un capolavoro! 😉

  2. Vi tengo tutti informati (mica mi perdo l’opportunità di pubblicare sul blog una lettera di uno di loro!) 😉
    @ Donatella, bravissima, sei una che coglie! Mi viene naturale, certe volte mi spavento di me stesso… 😀

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