Al Direttore della clinica.
Caro direttore, se sta leggendo questo messaggio vuol dire che qualcuno del personale lo avrà già trovato sul mio letto. Se ho fatto bene i miei conti, ora dovrei essere lontano da un pezzo.

Ho preso con me poche delle mie cose, per essere più agile nell’allontanarmi.
In realtà, direttore, ho preso anche il furgoncino che stava nella rimessa. Mi spiace, davvero, e le assicuro che quando non mi sarà più necessario provvederò a lasciarlo in un luogo dove qualcuno possa ritrovarlo.
Starà tirando un sospiro di sollievo, direttore, perché ho preferito il furgoncino alla sua Mercedes (glielo dico io prima che corra a controllare: sì, l’aveva lasciata con lo sportello aperto e le chiavi penzolanti). Non è la stranezza di un matto: è che la sua preziosa auto ha lo stereo fuori uso da due mesi, lo sa.
Perché, ehm, direttore, non so come dirglielo ma c’è un’altra cosetta che non è più al suo posto. Questa però la terrò per me: mi sarà più utile che a lei. Mi sono meravigliato persino di trovarlo sulla sua scrivania, Le Noise, l’ultimo cd di Neil Young. A occhio e croce a quest’ora me lo sto ascoltando per la settima o ottava volta nello stereo del furgoncino.
Lo sa, direttore? Il fatto è che c’è chi vede la vita come una promessa infranta e chi la vede come una lotta infinita. Chi come un’eterna speranza e chi come un business plan. Gliel’ho sempre detto, no? È un mondo pieno di rabbia. Per l’uomo d’affari e per il pescatore.

Direttore, che le devo dire? Il fatto che Neil Young a sessantacinque anni suonati faccia un disco di questo genere mi fa gridare di gioia e mi fa sperare. Ha fatto un disco ruvido e scabro, solo voce, chitarre e sovraincisioni, e se l’è fatto produrre da quel mago di Daniel Lanois (ci ha fatto caso? Lanois, Le Noise, uno di quei giochi di parole che facciamo noi matti…). Come sarebbe a dire “se è solo voce e chitarra, che cazzo ha prodotto?”. Mi delude, direttore. Lei non sa quanta roba si può tirare fuori da quel buco con sei corde tese sopra.

Lo sa? Young non ha fatto soltanto dischi belli in vita sua. Alcuni ci hanno lasciato la bocca un po’ amara e altri persino glieli avremmo tirati dietro. Ma lo sa perché? Perché Neil Young è uno che rischia. Perché quando era un cantante country rock con una posizione, gli è preso il pallino di fare un disco di rock and roll, e poi uno di rhythm and blues, e poi un bel giorno addirittura di mettersi a giocare coi rumori. I rumori. Quasi peggio di quelli che sentivo nella mia testa.
Per inciso, sul rumore dovrei spiegarle un po’ di cose, direttore. So che avete quella teoria sul ricevente e l’emittente, il codice, il rumore… tutte palle. Voi pensate alle persone e alla vita come a un ufficio del telegrafo.
A volte il rumore può essere la cosa veramente importante. Senza rumore è tutto prevedibile e resta così com’è e come ce lo aspettiamo. Senza rumore è tutto noto e rassicurante. Invece il rumore è quello che non ti aspetti, è quello che ti sorprende e ti fa girare da un’altra parte dicendo “beh, cosa c’è, adesso…?”.
Direttore, questo ultimo maledetto Neil Young è irresistibile quando dal furore della chitarra distorta, da quel suono bruciato come il bianco e nero della copertina, e dai giochi di registratore che sembrano Laurie Anderson, ti esce fuori con una melodia che sembra arrivare da After the Gold Rush. E poi ti strazia quando in mezzo a tutto quel caos imbraccia l’acustica e la fa piangere, e ti racconta della guerra, di ragazzi che partono lasciando a casa giovani spose e bambini piccoli e non torneranno più.
È un mondo arrabbiato, direttore, arrabbiato…

Le Noise certe volte è incendiato come un fiume di lava, altre volte freddo e levigato come la punta di una lama. Non è un disco che fa bene al cuore, non mi accarezza come quelle medicine che mi davate lì. Certo, lei non lo avrebbe messo nel lettore per rilassarsi nelle pause o per ammorbidire l’infermiera mentre le tocca il culo. Perché quella faccia, direttore? Lo sanno tutti, lì dentro. Si rilassi.
Le Noise è un capitolo di quell’apocalisse americana che dall’11 settembre ci raccontano bravi ragazzi come Bruce Springsteen e cattivi maestri come Steve Earle. Un mondo arrabbiato.
Però io ho capito che il boato di Le Noise è anche un’altra cosa. L’ho capito alla fine, dalle parole di quella canzone che si chiama Rumblin’ (mica per niente!), e che dall’attacco sembra la traccia più sinistra di tutto il cd. Parla di un tuono dalla terra, che però non è la promessa di una catastrofe: è qualcosa di nuovo che arriva, quei tempi che “they are a-changing”. Solo, stavolta non può essere una chitarra folk ad annunciarli, come quando era Dylan a cantarli tanti anni fa: il cambiamento di cui si parla qui ha un altro suono. Quasi un terremoto buono, un nuovo vento che soffia potente.

Ora devo salutarla. Quando tutti qui si sveglieranno dovrò avere qualche ora di vantaggio. Oggi Neil Young è tornato e io non ci sono per nessuno. Voi ve la caverete benissimo senza di me, che problema c’è? Com’è che dico sempre, direttore? Rock and roll can never die. O qualcosa del genere.

P.S.: ah, ehm… quella storia del business plan, del pescatore… è vero: non è farina del mio sacco. Sono le parole di Angry World.

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7 thoughts on “Neil Young: è un mondo arrabbiato…

  1. Vorrei commentare una cosa veramente bella, ma mi vengono mezze banalità…..mezze, nel senso che si interrompono a metà, niente sembra essere all’altezza…..ci vorrei riuscire….
    E’ un post che ho buttato lì, sulla mia paginetta, dopo aver letto l’articolo. Un “pezzone” l’avevi definito ieri sera ed io aspettavo….ho aperto tante di quelle volte Tarantula e la tua pagina fb….non pubblicavi mai. Poi è apparso e l’ho letto d’un fiato e l’ho letto di nuovo e ancora una volta, perchè volevo davvero poter dire qualcosa di sensato ed intelligente….te lo sei ampiamente guadagnato. Non mi è venuto niente….ero emozionata, contenta e non avevo una parola da dire….e non la ho adesso. Si, bello, un pezzone davvero…..le solite banalità che fanno anche bene a chi le riceve, ma ci sono volte che non rendono l’idea di cosa prova chi legge….nella mia testa continua a viaggiare questo strano pensiero: “Lui non dovrebbe essere qui, non c’entra niente qui. Doveva nascere in un altro posto.”
    Non è la cosa più giusta da dire, lo so bene, ma è quella che descrive meglio la sensazione che ho avuto leggendoti…..è la cosa più difficile del mondo descrivere una sensazione…non ci proverò mai più!
    Mannaggia, non riesco nemmeno a spiegarmi! ….E’ stato come sentirla la musica di Neil Young, non mi ero accorta del film in fondo alla pagina, eppure quando l’ho fatto partire è stato come ascoltare qualcosa di cui sapevo già….
    Grazie. 🙂

  2. Bravo, bravo….sai che ti dico? Considerata la portata del disco in questione ne avevo un’alta copia nascosta nella cassaforte del mio studio….

    Il Direttore

  3. Elena! Grazie del commento, ancora di più perché so che viene da una lettrice fedele e di lunga data 😉
    Vero, questo post era annunciato da ieri e poi è successo che l’ho riscritto tre volte cambiando i personaggi (non ve li dico, perché magari li riciclo per altri articoli).
    Ringraziare il fatto che certe volte le emozioni non si possano raccontare, che è la ragione per cui ci sono quelli che le suonano e per cui noi restiamo con la bocca aperta ad ascoltarli.
    Ciao, a presto! E torna quando vuoi.

    Direttore: Mi ha sorpreso, sa?
    Dunque quel cd non era lì per caso. Non era uno di quei regali sbagliati che restano dimenticati da qualche parte.
    Dunque le nostre vite si sono incrociate, in qualche momento. Forse in una passione seguita a distanza, ignari l’uno dell’altro, o forse persino davanti allo scaffale di qualche negozio di dischi. Forse ci siamo parlati: “scusa, hai visto dove hanno esposto l’ultimo dei Rolling Stones?”. O magari abbiamo ballato insieme in qualche concerto. Magari eravamo vicini, sotto al palco, o in coda al camerino per stringere la mano alla nostra star prima di andare a dormire.
    Com’è che siamo finiti così, direttore? Come mai io qui e lei lì? Dov’è che le strade si sono divaricate?

  4. Bravo, il mio fuggitivo… le nostre vite si sono incrociate innumerevoli volte…e si incontreranno ancora…Fai molte domande…ogni cosa a suo tempo caro il mio fuggitivo…Una cosa è certa: non andrai lontano.

  5. Da: il fuggitivo
    A: Il direttore
    Ogg.: Un mondo arrabbiato

    Caro direttore, le rispondo da un Internet cafè nel quale mi sono fermato a rifocillarmi.
    Immagino che ci sia un modo per identificare il posto dal quale arriva questa email, ma non si dia pena. So che scarica la posta a mezzogiorno e alle diciotto, e nel frattempo io sarò altrove. E so che lei non è così ingenuo da pensare che segua un tragitto lineare.
    Certo, rispondendole corro comunque un rischio che potevo evitarmi. Chi me lo fa fare? La curiosità, direttore.
    Io di qua, lei di là, eppure accomunati da una passione e tutt’e due sensibili all’urlo di quelle chitarre. E al culo dell’infermiera, e a chissà cosa altro ancora.
    E’ una possibilità che non avevo considerato.
    Macinando chilometri col furgoncino ho pensato che io e lei ci assomigliamo. Io di qua e lei di là, come… come Diabolik e Ginko. Come Berlusconi e Di Pietro. Siamo complementari e abbiamo bisogno l’uno dell’altro, come il bianco e il nero dell’ultimo Neil Young.
    Sì, qualcosa mi dice che ci ritroveremo, da qualche parte in questo mondo arrabbiato.
    Non si preoccupi per il furgoncino, lo sto trattando bene.

  6. Buongiorno fuggitivo. No, no mi sto dando tanta pena ad inseguirti, non ne ho bisogno…ormai ti conosco come le mie tasche, anzi meglio. Una sola curiosità: perchè per andare a L.A. (luogo da cui mi hai scritto, giusto?) hai fatto un giro così lungo? Vedo che sei molto peggiorato da quando non prendi più la terapia….ricorda: ti vedo.

  7. Eccomi qua fuggitivo…pensavi che mi fossi scordato di te? Ho esaminato le tue ultime mosse… Oggi Susan, l’infermiera, non è venuta al lavoro. E’ con te vero? Salutala da parte mia. Vedi di non fare lo stupido e di non torcerle un capello. Sai che la tua fuga non durerà molto e avresti tutto il tempo di pagare per i tuoi errori…Non riesci ad allontanarti molto eh? Ho visto che hai fatto rifornimento dal vecchio Matt. Ci avrei giurato…A proposito controllando la tua cartella ho visto che oggi è il tuo compleanno. Auguri fuggitivo, ma stai pur certo che il prossimo 15 ottobre saremo insieme.
    Il direttore.

    P.S. Questo è per te. http://www.youtube.com/watch?v=Vef03k5i8VI&ob=av2n

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