Ho trovato apprezzabile assai la prima puntata di Cosmo (sottotitolo “siamo tutti una rete”: bello, eh?), andata in onda sabato sera su Raitre. Da qualche settimana si parlava del progetto di Luca De Biase, blogger, direttore di Nòva 24 (inserto del Sole 24 ore su tecnologia e innovazione) e autore, fra le altre cose, di un bel libro di cui all’epoca ho parlato.
Cosmo è un programma di informazione tecnologica, condotto da De Biase (la bella sorpresa per chi l’ha seguito soprattutto in rete e sul giornale è che ha una grande faccia da tv e dei tempi strepitosi) coadiuvato da un redazione di esperti giovani, alcuni di loro televisivamente deliziosi.
Ascolti non stellari, ma per un programma come questo (con la collocazione scellerata al sabato sera!) fare un terzo di Quark è da leccarsi le dita: resta da vedere se per i funzionari Rai è sufficiente per fare una seconda puntata e poi una terza: se ho capito, lo sapremo nelle prossime ore.
In passato avevo detto cosa penso della divulgazione scientifica in televisione e perché: in base a quelle ragioni, Cosmo è un altra storia (in alcuni commenti in rete si accosta De Biase a Piero Angela, e l’analogia mi sembra fuori luogo: spero di chiarire perché).
A differenza dalla divulgazione a cui siamo abituati, Cosmo ha un filo conduttore identificabile e chiaro. I servizi di Cosmo non vanno dalla sociologia alle biografie, o dalla neurologia allo sport: l’innovazione tecnologica, con i suoi effetti sulle nostre vite, è l’argomento unificatore. Così, servizio dopo servizio (sugli arti bionici e sulle differenze fra Gianni Rivera e Francesco Totti, sugli individui intersessuali, sull’intelligenza e sulla prevenzione dei disastri naturali, sul progetto “One laptop per Child” e sui bambini che crescono con coppie omosessuali), Cosmo tesse una rete di storie sulla società interconnessa e su come cambia la vita delle persone. Certo con l’entusiasmo che merita una nuova realtà che ci si dischiude davanti, ma il progresso raccontato da Cosmo non ci regala solo le sue consolanti risposte: porta in dote anche il suo carico di domande.

In questo senso, un capitolo che mi è sembrato un po’ irrisolto (non un servizio autoprodotto, ma una realizzazione di National Geographic) è quello sulle persone intersessuali. La questione ha una portata non trascurabile: se milioni di individui nascono con caratteri sessuali riferibili a entrambi i sessi, la nostra idea di una umanità distinta in due grandi categorie di genere dai confini netti per lo meno deve confrontarsi con distinzioni più sfumate e meno perentorie. Hai detto niente.
Peccato che, nel seguito, il servizio pasticciasse ambiguamente a proposito di una presunta “naturalità” dell’identità sessuale. La faccenda meriterebbe più di qualche frettoloso passaggio in un servizio di dieci minuti: la questione di quanto il sentirsi donne o sentirsi uomini sia legato alla “natura” e sia sostanzialmente indipendente dalla cultura è troppo cruciale (e controversa) per essere archiviata come scontata. Per dirne una, basta ricordare quante volte è stata alla base di discriminazioni di genere basate sull’idea che ci sia un modo “naturale” di essere donne o uomini.

Foto da tvblog.it.

(Dice: beh? Non è forse la caratteristica saliente della comunicazione in Internet e nei blog? Rapida, spezzata, senza possibilità di approfondimento? Eh no: anzi, quello che della rete la televisione non riesce proprio a replicare è la possibilità di commentare, dire la propria, intrecciare punti di vista diversi).
Ecco, io so che De Biase queste cose le sa: e so anche che ai tempi televisivi non puoi chiedere più di quello che possono darti. Ma immagino anche che in un programma che cerca nella metafora della Rete il proprio modello di conoscenza, ogni capitolo non chiuda le questioni ma sia un nodo in una rete di testi, e che la complessità degli argomenti emerga dalla molteplicità delle storie: dalla quantità, anche.
Questa è la ragione decisiva per augurarsi che l’esperienza di Cosmo prosegua e che in Rai non siano tanto miopi da buttar via il suo 5,9 di share.
Se resterà una puntata unica, vabbé, è stata una serata non banale. Se va avanti, può inaugurare un modo di fare cultura in tv nuovo nella sostanza e nella forma. Auguri.

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3 thoughts on “Il “Cosmo” su Rai3

  1. Il mio commento è più che positivo, anzi era ora che ci fossero notizie e approfondimenti di natura diversa e soprattutto non filtrate da lobby o shieramenti di qualsiasi natura. Cosmo un programma etico che va alle radice dell’anima dell’essere umano

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