Per un gioco curioso del caso, nella pila dei libri che mi hanno seguito per le vacanze, La Malerba di Cesare Cuscianna era appena dopo Stabat Mater.
Un altro personaggio inquieto, una donna ferita e la sua vita segnata, con un finale sorprendente: e le somiglianze si fermano qui. Ma, come per il libro precedente, ho letto tutta la storia interessandomi anche all’impervio percorso scelto dall’autore: raccontare in prima persona, con occhi di uomo, una donna.
C’è da spiegare un dettaglio per chiarire la cornice: l’editrice Antigone (che conosco, diciamo, da vicino) si dedica soprattutto a pubblicare lavori di psicologia e psicoterapia. Ha fatto una scelta interessante e coraggiosa: accanto alla cospicua produzione di saggistica, attraverso le collane “Acheronta Movebo” e “Transizioni” dà spazio a opere di narrativa prodotte per lo più da psicoterapeuti e psicoanalisti.
Così tra i finalisti del Premio Calvino 2009 l’editrice, Maria Antonietta Schepisi, ha scoperto Cuscianna: medico, psicologo e, ora, scrittore.
Dunque è possibile pensare che l’autore ricavi una descrizione così raffinata dello sconquasso emotivo della sua protagonista anche dalla propria esperienza clinica? È lecito: non nel senso – banale – che racconta una donna realmente incontrata, ma piuttosto che la ricchezza di metafore sul dolore è verosimilmente un bagaglio costruito e accresciuto attraverso l’incontro con tante storie di cui è stato testimone.
 

La Malerba è stato, per il sottoscritto, una bella lettura. È la storia di una donna dalla vicenda familiare complessa. Di una donna al giro di boa dei quaranta anni e del suo rapporto con il corpo: involucro da investire e valorizzare e insieme testimone crudele del tempo che passa; del suo rapporto col cibo, metafora di tutto ciò che entra e dunque è da tenere meticolosamente sotto controllo; del suo rapporto col complesso universo femminile che le si muove intorno e infine col mondo maschile e in particolare con un uomo: l’ombroso Gurka, enigmatico nepalese che assumerà come giardiniere. L’incontro con lui squasserà la vita della protagonista e imporrà una virata alla storia, che – come annuncia la quarta di copertina – scivolerà verso il noir.

Ho trovato La Malerba un libro denso, piacevolmente virtuosistico: virtuosistico nella scrittura, virtuosistico nella descrizione della psicologia della protagonista e delle ferite slabbrate e sanguinanti del suo narcisismo.
Ecco: lo sguardo del professionista della psicologia si svela quando Cuscianna apre uno spiraglio sul padre, figura di passaggio per quell’attimo che ci basta per conoscerlo come abusante e disturbato; o chiama sulla scena la madre, donna dalla vita affettiva scombinata, nella quale riconosciamo l’immaturità e l’incuria che ci spiegano il presente della protagonista: ecco da dove nasce la “malerba”!
Ma, così come i grandi psicologi e terapeuti che ho conosciuto diventano grandi veramente quando mettono fra parentesi le loro teorie (non le cancellano: le mettono fra parentesi, le conservano implicite) e dispiegano il loro sguardo sul mondo, così la storia della Malerba decolla e affascina quando il suo autore, archiviato il perché e il percome, sceglie di avvicinarsi affettuosamente al suo personaggio per restituircene il mistero e persino l’orrore.

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2 thoughts on “Uomini che raccontano le donne [2]: Cesare Cuscianna e “La Malerba”

  1. Ho appena terminato di leggere questo libro che ho trovato intenso e splendido! Un libro che richiede una certa concentrazione per l’uso accurato e denso di ciascuna parola pregna di significati e fortemente evocativa. Se da una parte è così ben scritto che viene voglia di finirlo subito, dall’altra richiede di essere assaporato a piccole dosi per evitare di non dare il giusto spazio a passaggi che sanno di musica e di poesia.
    C’è a mio parere tanto amore dell’autore per la protagonista principale: la Malerba. Un amore che dipinge una donna fiera e lucida nella sofferenza che la vita non le ha mai risparmiato. Un amore rispettoso della prospettiva di una donna che osserva se stessa, la propria storia,i propri eventi drammatici con un certo distacco e a tratti cinismo, per poi arrivare, all fine del racconto, a confondersi e a perdersi. Pronta a confondersi e a perdersi, dopo una vita votata al controllo (ma che altre grandi possibilità aveva?), in nome dell’amore tanto ricercato e anelato….ma assassino.
    Tanto amore di un autore che sicuramente ha guardato anche con l’occhio dello psicologo: si sente questa competenza…Ma miscelata ad una grande umanità.
    E’ per me commovente pensare che sia proprio un uomo a dare voce a cotanta donna a cui anch’io ho voluto bene e mi sono affezionata.
    Grazie Cuscianna per questo bellissimo libro e grazie a Max che me lo ha fatto conoscere!

  2. Ciao Simonetta, sulla questione di quanto lo psicologo “nutra” lo scrittore io e Cesare ci siamo scambiato qualche pensiero in altra sede dopo l’uscita di questo post.
    Quello che ne viene fuori è che non è da scartare l’altra ipotesi: e cioè che sia lo scrittore a guidare lo psicologo.
    Un’altra possibilità è che siano vere entrambe le ipotesi, ma anche che senza il primo, il secondo sarebbe nei laboratori a tormentare topolini nei labirinti… 🙂
    Grazie, Simonetta!

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