Qui Radio Tarantula [2]: La mia California

Quando ero ragazzino, sulla strada che dalla mia città portava verso il mare c’era un pezzo di pochi chilometri che mi piaceva da morire. Dritto come un tratto di penna disegnato col righello giusto in mezzo all’altopiano, dalla macchina lo guardavo sparire insieme alla pianura in quell’orizzonte che mi ricordava i film americani. Ecco, io non avevo mai visto la California, ma avevo deciso che se da qualche parte esisteva, la California doveva assomigliare a quella strada.
C’è da dire che quel tratto di strada aveva bisogno di una colonna sonora come si deve, ma il problema era che per l’accesso allo stereo della macchina di mio padre una cassetta doveva avere almeno un’orchestra d’archi, così non c’era speranza. Allora le canzoni americane me le cantavo fra me e me, mentre pensavo che con un paio di cactus ai lati della strada sarebbe stato meglio ancora ma non era il caso di stare a sottilizzare.
L’ho rivisto di recente, quel tratto di strada, e non è più lo stesso: quella lunga linea diritta come un tratto di penna disegnato col righello, che si percorreva a velocità sostenuta ma regolare, oggi è un singhiozzo di rotatorie. Mi hanno detto che le devono fare per legge.
Così ho pensato che chi ha fatto quella legge lì non ha capito proprio niente della California.

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6 thoughts on “Qui Radio Tarantula [2]: La mia California

  1. Che bella la tua California Max ! Ha il sapore e il volto di tanti luoghi strade che hanno fatto parte della nostra vita e che sono state stravolte dal tempo e dallo scempio urbanistico si è vero Max chi ha fatto tutto questo non sa niente della California.

  2. Ecco: finalmente mi decido a lasciare un commento sul tuo splendido blog!
    Caro Max-Massimo…Com’è bello questo articolo così vicino e così vero (semplicemente umano?)! Anch’io ho tanti tratti di strade che ancora oggi (guido parecchio e mi piace) trasformo in paesaggi da sogno e con la musica….E per le rotatorie…Ce l’hai presente Gioele Dix? La sua “rotatoire” (quella dell’automobilista inca…to) è fantastica!
    Vai avanti a scrivere, mi raccomando!

  3. 🙂 Ciao, trovo i vostri bei commenti di ritorno dalle vacanze.
    Qualcuno mi ha contattato anche su Facebook e ho scoperto che quel tratto di strada ha fatto sognare anche altri, che l’hanno riconosciuto leggendo questo post.
    Ma vedo che anche voi, che forse di lì non siete mai passate, avete da qualche parte un lembo di California da ricordare.
    Grazie di essere passate, a presto!

  4. Caro Max, immagino che nel tuo scritto ti riferisca alla Piana di Navelli: se non sto sbagliando mi chiedo grazie al consumo di quali sostanze riuscivi ad immaginare la California in quel tratto di tratturo dove, tra Chiese e pascoli, ancora oggi e’ possibile avere la sensazione di udire i belati e i campanacci delle greggi in transumanza.
    Comunque sia, lo scempio di quei luoghi , cosi’ come di tutto cio’ che di bello e buono abbiamo conosciuto da giovani , in questi tempi viene distrutto e immolato sull’altare dell’adeguamento alle Norme Comunitarie sulla Sicurezza, sull’Igiene Alimentare, sulla Sicurezza nei Trasporti eccetera eccetera.
    Fra qualche anno anche il Pecorino non puzzera’ piu’ di pecora recependo la normativa Comunitaria sulle Emissioni odorose nell’Alimentazione.
    Triplo Bleah
    Ciao
    Frank

  5. …. Mentre salivamo vedemmo Marcelino (un chico della famiglia della posada “Rayto del Sol”) davanti la sua capanna, che, se pur in linea con le descrizioni precedenti, rispetto alla nostra era suite, i piedi nudi ben piantati nella umida terra rossa di San Josè che ci invitava, aveva qualcosa in mano, un sospetto l’ebbi immediatamente, andammo e il sospetto fu confermato … aveva una cavalletta anzi una cavallettona la quale, non so con quanta delicatezza, era già gratificata della mutilazione di una zampa! cortesemente ringraziammo … insistette simpatico e stupito maaa … cortesemente ringraziammo riprendemmo il sentiero ……
    … Tornai nel 96′ quasi 10 anni dopo, stavo con una compagna alla quale varie volte avevo parlato sia di San Josè che del mio San Josè, ingenuamente prevedevo solo età adeguate e speravo leggere migliorie nel confort …. la capanna di Tio Petro non si dimentica! Ecco che in mezzo alle nuvole immancabili dei 2.800 di San Josè appare Innsbruck …. e il Rayto del Sol era lì …. aveva le luci … e nella valle dietro il locale le capanne erano almeno triplicate ed erano tutte casine di ottimo legno con verandina iperinfiorata! Entrammo nel Rayto mentre sottolineavo il mio stupore ….. almeno i vestiti i colori le acconciature non erano cambiate nè l’idioma zapoteco che si usa soprattutto per non mettere al corrente di tutta propria vita gli eventuali stranieri presenti ….. in quel mentre entra tranquillo un bel manzo …. ci saluta sorridendo e si va a sedere ad una scrivania computerizzata poggia il cellulare ….. un sospetto l’ebbi immediatamente …. e il sospetto durò un solo attimo prima di essere confermato….dalla cucina una signora intonò “Marcelinoooo…!” …
    Capii che non avrei mai capito …!!!

  6. Frank, ammetterai però che hai capito subito a cosa mi riferivo!
    Altri che mi hanno commentato su Facebook hanno riconosciuto la piana di Navelli e il brivido di quel rettilineo. 😉
    Mi piace la conclusione che trai da questo post: quando l’ho scritto non avevo intenzioni critiche sul presente, anche se mi è stato fatto notare (a ragione, temo!) che da quando c’è anche la musica questo blog ha preso una preoccupante piega nostalgica.
    Bella la storia di Luca che incrocia Messico e Austria: e della polka nella musica tex-mex ne vogliamo parlare?

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