Non ci bastava di dover vivere in questi tempi cupi di rissa infinita, volgare quanto inconcludente. Non ci bastava di stare in un paese incattivito e astioso. No, adesso ci mancava che ogni sentimento di ostilità e pregiudizio avesse il suo bravo argomento scientifico di sostegno. Non c’è rancore che non abbia la sua pezza d’appoggio scientifica, non c’è prurito violento e discriminatorio che non trovi avallo e santificazione in qualche test di laboratorio, non c’è offesa che non abbia modo di essere documentata senza tema di smentita.
Qualche mese fa lo psicologo Richard Lynn ebbe il suo quarto d’ora di notorietà anche da noi. Lynn è uno che ha una missione nella vita: dimostrare che non è lui che è razzista, sono loro che sono negri. Ma poteva restare un fenomeno del folklore parascientifico dell’Irlanda del Nord, invece ha trovato l’occasione di farsi dei nemici in Italia con la sua dimostrazione scientifica del fatto che i meridionali italiani sono meno intelligenti. La prova? Ovvio, basta guardare il fatto che a sud sono meno ricchi.
Ora, se uno non vuole sforzarsi troppo, la prima obiezione che viene è che grazie tante, se è vero che c’è meno ricchezza magari ci sono anche meno opportunità di alimentare quel genere di intelligenza che piace al dottor Lynn. L’obiezione da dieci punti, invece, potrebbe essere che dire “il sud” non è molto diverso da dire “quelli che cominciano con la elle”: che sono tanti, non necessariamente accomunabili, diversi gli uni dagli altri e sparpagliati in situazioni altrettanto diverse.
Se poi cerchi il k.o., mettici pure che il benessere economico è un criterio del tutto arbitrario per misurare l’intelligenza del prossimo. Ma, a parte tutto questo, con il disinvolto metodo scientifico del dottor Lynn puoi dimostrare, se ti va, che il mare è salato perché ci sono le acciughe.
Come che sia, da quando il benemerito ha pubblicato la sua ricerca sulla rivista Intelligence (e dove, sennò?), c’è chi si sentirà più leggero quando deciderà di discriminare qualcuno che gli sta sugli zebedei.

Ieri o l’altro ieri un noto criminologo (se vai a vedere sul suo sito, le prime credenziali sono che “svolge un’intensa attività mediatica” e che ha una questione personale irrisolta con le virgole) si è buttato sugli omosessuali con tutta la forza della sua stazza e della sua scienza: “I gay sono disturbati patologici!”.
Come fa a dire questo? “Quando mi avranno dimostrato il contrario, ci crederò”. Questa è bella: l’omosessualità è una patologia perché nessuno gli ha dimostrato che non lo sia. Ma questo vale per qualunque categoria di persone: gli omosessuali, i ragionieri, i viterbesi, i criminologi e i giocatori di cricket. Di qualunque differenza puoi decidere di affermare che sia patologica perché così ti gira, e poi sfidare il prossimo a dimostrare il contrario.
Così già che c’era, per non farsi mancare niente, il dottore ha dimostrato scientificamente che gli ebrei sono degli scassacazzi; e probabilmente anche che gli interisti hanno una propensione per la pesca subacquea, ma a quel punto l’intervistatore era esausto.

Nella questione su Chiesa e pedofilia nelle ultime ore son volate botte da orbi. Il cardinal Bertone ha fatto sapere tramite la stampa che ormai, poche storie, la scienza conosce la verità: la pedofilia è collegata all’omosessualità. Come fa a dirlo? Beh, che domande: lo affermano “sociologi e psichiatri”. Ah, ecco. E che ne sa? Quali fonti ha scoperto? “Me lo hanno detto recentemente!”, tuona il porporato senza nemmeno scoppiare a ridere.
È un argomento che potrebbe essere usato in molte occasioni, perché no? Immagina la scena: “Diciamo, pronunziamo sentenziamo e dichiariamo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo Sant’Uffizio veementemente sospetto d’eresia…” “No, fermi, vi dico che la terra gira intorno al sole: ho le prove!” “Le prove? Di che prove parli?” “Beh… me l’hanno detto recentemente.” “Recentemente? Ah beh, allora cambia tutto…”.

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5 thoughts on “Sei uno stronzo, lo dice la scienza

  1. Caro Massimo,
    Mi rendo conto che questo collegamento omosessualità-pedofilia è per te un elemento di forte sofferenza e insofferenza. Così come per l’arcaico e il moderno concetto di morte, sarebbe utile forse esaminare come noi nati nella immediata seconda metà del secolo scorso abbiamo vissuto nella nostra infanzia il problema della pedofilia e dell’omosessualità, nelle grandi città, nelle province, nei paesi. Perché la dimensione del territorio è anche molto importante e io personalmente ho svolazzato in tutte queste realtà. L’educazione che noi bambine ricevevamo era quella di non accettare caramelle dagli sconosciuti, dai mostri, dagli uomini neri. Io personalmente ho subito l’unico abortito tentativo di molestie a 7-8 anni ( come il 99% delle bambine ), dal maresciallo amico di famiglia che la stessa sera era invitato a cena . L’episodio mi ha segnato? Forse. Ma forse anche no. Mi hanno segnato più il diario di Anna Frank e i Miserabili, in definitiva. Più o meno nello stesso periodo la zia saggia mi suggeriva di evitare la confessione con un certo sacerdote della parrocchia S. Elena al Pigneto in quanto noto sporcaccione. I miei cuginetti maschi mi raccontavano sghignazzando delle profferte dell’ex tenente coniugato con figli, allontanato dall’esercito per “motivi di salute” che amava organizzare cenette con i ragazzini.Loro non si scomponevano più di tanto e ora sono dei formidabili padri di famiglia. Le poche persone conosciute che hanno avuto esperienze di seminari e collegi, tutte, mi hanno raccontato squallide storie di molestie, abusi, violenze. Questa era la realtà. E lo è anche ora. La capacità di scandalizzarci da un lato, quando si esercita la corruzione su un minore, e di accettare serenamente l’omosessualità dall’altro quando si parla di adulti consapevili, è un grande salto di civiltà rispetto alle generazioni precedenti.
    Un saluto.

  2. Cara Marialaura, per me l’elemento di insofferenza sta nel vedere il mio mestiere (in senso ampio) tirato per la giacchetta per avallare qualunque scempiaggine e utilizzato per colpire altre persone.
    Fai riferimento al post precedente e al tuo commento: e mi pare di capire dal tuo racconto che se un certo stile di vita di ieri (legato alla provincia e al paese) aiutava a proteggersi rispetto a certe minacce, dall’altra parte vedi nell’oggi la speranza di una posizione più disponibile verso le diversità. Può darsi.

  3. Bertrand Russell: Se io suggerissi che tra la Terra e Marte c’è una teiera di porcellana che gira intorno al sole con un’orbita ellittica, nessuno potrebbe confutare la mia asserzione, se ho avuto l’avvertenza di precisare che la teiera è troppo piccola per essere rilevata dai nostri telescopi più potenti. Ma se io aggiungessi che, visto che la mia asserzione non può venire smentita, è prova di intollerabile arroganza da parte della umana ragione dubitarne, sarebbe corretto pensare che io dico una sciocchezza. Se tuttavia l’esistenza della teiera fosse affermata da antichi testi, fosse insegnata come verità sacra ogni domenica e venisse instillata nelle menti dei bambini a scuola, l’esitazione a credere nell’esistenza della teiera diventerebbe un sintomo di stranezza e porterebbe chi dubita dallo psichiatra, se in un’epoca illuminata, o dall’Inquisitore in altri periodi storici.

  4. Ho capito che dei tre casi citati quello che accende di più è il terzo.
    Non solo dagli interventi che leggete in questa pagina, ma anche da quelli che ho deciso di non pubblicare perché equivocavano su cosa è questo blog e cosa non è. Per esempio, non è una bacheca per fazioni teologiche contrapposte che spammano con i loro comunicati stampa. Discussioni sì, copiaincolla no.
    Nel post parlo di una cosa precisa, che non c’entra con i pedofili, il papa, le chiese. Parlo dell’uso violento che talvolta si può fare della psicologia.
    La citazione di Giorgio, invece, mi piace perché Russell è sempre un bel leggere (non mi ricordo se la sua “teiera celeste” viene da “Perché non sono cristiano”: ma, comunque la pensiate, quest’ultimo è un libro con cui è interessante misurarsi, da fuori o da dentro la fede che vi pare). E perché fa riferimento a quel modo di fare di cui ho parlato: “io affermo quel che mi pare, e poi tocca a te l’onere di dimostrare che è una fesseria”.

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