Le elezioni e la fisica quantistica (si fa per dire)

Il fatto è che ciascuno di noi è tante cose contemporaneamente. Non è un solo desiderio, un solo progetto, un solo punto di vista, una sola storia.

Foto di Dorian Tireli da www.massj.com
Foto di Dorian Tireli da http://www.massj.com

Ognuno è mille possibilità, mille idee, spesso anche contraddittorie. Ognuno è una impressionante molteplicità di stati, posizioni, prospettive, scopi. Tutti più o meno nello stesso momento.
Poi incontri le persone, entri in relazione, e nel momento cruciale dell’incontro con l’altro accade che quella molteplicità improvvisamente diventi unità: tutte quelle possibilità svaniscono per lasciare il posto a una sola, irriducibile realtà.
Più o meno come accade a una particella subatomica al sopraggiungere dell’osservatore, se la metafora può aiutare.

Hai presente quando sei al ristorante e scorri la lista dei piatti, ed è come se tutto fosse tuo, come se tu potessi avere cento bocche per far tue tutte quelle pietanze che ti eccitano la salivazione? Poi arriva il cameriere col taccuino: devi definirti. Hai una sola bocca e la pausa del pranzo non è infinita. Improvvisamente, degli infiniti “tu” possibili, quasi tutti cadono come mosche e nella dura realtà ne resta uno e uno solo: “una carbonara, una coscia di pollo e una mezza minerale. Non fredda, grazie”.

Oppure quando incontri quell’amico che non vedi da una vita e ti chiede: “cosa fai di bello?”. Lo psicologo (o l’agricoltore; o il commerciante). Non: “beh, nel tempo libero scrivo poesie, ma mi piace anche camminare in montagna, studiare il fenicio, fare anagrammi e riparare biciclette; e poi…”.

O allo sportello della posta, alla signorina che sorride e ti domanda “desidera?”, difficilmente risponderai “guardi, certamente la pace nel mondo; poi uno stipendio migliore; poi, se proprio glielo devo dire, vorrei tanto sapere se mia moglie mi ama davvero…”. Certo che tu, in un certo senso, sei definito da ciascuno di questi desideri, ma quando sei lì davanti alla signorina, allora all’imbuto spietato attraverso il quale passa la molteplicità di tutti i tuoi “possibili” scamperà un desiderio e uno solo: mandare una raccomandata al padrone di casa.

Una cosa del genere accade alle elezioni. Entri in una cabina, scorri con la matita tutti quei cerchi colorati e alla fine metti una croce. Forse che quel simbolo sul quale, magari obtorto collo, hai fatto il tuo segno, ti assomiglia, ti corrisponde alla perfezione, esaurisce la molteplicità dei tuoi sogni e dei tuoi desideri, dei tuoi progetti e dei tuoi mutevoli punti di vista? Difficile. Certo, non quando avrai messo il piede fuori dal seggio. È solo uno di quei momenti in cui l’incontro con gli altri – per un po’, solo per un po’ – richiede il sacrificio di una brutale semplificazione dei tuoi mondi possibili.
Lo so. Mi vuoi dire: “chi se ne frega delle particelle subatomiche e degli imbuti. Io resto a casa, non voglio scegliere, non c’è nessuno che mi rappresenti e sono tutti uguali”. Bene. Solo, fammi un favore: ricordami di non invitarti mai al ristorante.

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4 thoughts on “Le elezioni e la fisica quantistica (si fa per dire)

  1. Vuoi dire che finché non accendo il televisore o non leggo i giornali tutti i possibili risultati elettorali resteranno in sospeso e non si condenseranno nell’unica e definitiva verità (amara)?
    Mmmhhh, interessante 😉

  2. Può essere un esperimento! Ma dobbiamo essere tutti d’accordo… 😉
    Però certo, si può dire che finché qualcuno non mette il naso dentro le urne viviamo in una molteplicità di stati potenziali…

  3. No, è che qualcuno ha aperto le urne! L’avevo detto, io.
    La sovrapposizione di stati diversi è cessata a favore di uno solo dei mondi possibili, e ora ciascuno può decidere se prendere un biglietto di sola andata per uno degli altri…
    Prima, insomma, il gatto era sia vivo che morto. Ora ha tirato le cuoia. Pace all’anima sua.

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