Prometto che è l’ultima cosa che scrivo su L’Aquila e sul terremoto. Ma ad Animammersa sono affezionato per tutto quello che spiego qui e per una ragione che solo Carlo e pochi altri conoscono (ma che chi ascolterà il cd potrebbe scoprire).
Questo post è uscito anche sul sito Ibridamenti.com.

Dunque viviamo in un paese che può permettersi il lusso di lasciare per mesi e mesi una delle sue principali città d’arte devastate, in preda a pioggia, neve e gelo. Di lasciare sventrate le sue chiese più preziose mentre le intemperie impastano gli affreschi con la polvere. Di restare ad aspettare mentre sulle macerie di un centro storico unico al mondo cresce l’erba.
Di perdere più di settecento anni di memoria senza nemmeno saperlo.

Animammersa nasce da un progetto di Carlo Pelliccione (musicista aquilano, docente di contrabbasso al Conservatorio di Campobasso e attivo nel campo della etnomusicologia) e Antonella Cocciante (attrice del capoluogo con un nobile curriculum cinematografico e teatrale che passa per i Taviani e Squarzina), voci narranti delle “lettere dall’Aquila”, per animare le quali hanno coinvolto Il Passagallo, gruppo di musica tradizionale con base sulla costa abruzzese e con anni di ricerca sul campo.

Animammersa è un spettacolo e un cd.
Animammersa è la memoria: innanzitutto la memoria di quella notte, che per chi l’ha vissuta resta un incubo non raccontabile. Perché un terremoto di giorno, racconta Animammersa, è un’esperienza collettiva, un “terrore sociale”; ma se arriva al buio ci sei solo tu, anche se c’è qualcuno che ti dorme accanto. Figurarsi poi raccontarla a chi non c’era. Provate a chiedere: in molti vi diranno che metà dell’angoscia è fatta dell’impossibilità di raccontare, di condividere l’esperienza indicibile dell’essere svegliati di notte dall’”urlo che viene da milioni di anni”, come recita Carlo Pelliccione in uno dei momenti che più ti trafiggono il cuore.
È la memoria di quei ventidue secondi – del “ballo di Sant’Emidio” – e dei giorni che seguono, raccontati in buona parte attraverso le lettere e gli articoli postati nelle settimane dopo in Internet e nei blog, scritti da aquilani sfollati, dal mare, dalle tendopoli e da altre abitazioni di fortuna, magari lontano dalla città.
Lo fa costruendo connessioni fra canti della tradizione e composizioni di oggi, poesie del passato e brani raccolti in rete, filastrocche antiche e scritti originali. Il passato e il presente. Prima e dopo. Al di là e al di qua di quei ventidue secondi.

Racconta le pagine che questo paese distratto ha sfogliato troppo in fretta. Racconta dei Vigili del Fuoco di tutta Italia, i giganti buoni di questa tragedia che per mesi hanno rischiato la pelle per recuperare da casa tua la lavatrice o soltanto la foto a cui tenevi (“se è importante per te, è importante per noi”) e che spesso sono stati messi in ombra da imprese assai meno luminose e da trionfalismi ben poco giustificati.
Racconta della vita dei bambini nelle tendopoli e di Pietro e Hassan, un bambino aquilano e il suo strano compagno di scuola che “non mangiava il prosciutto e non veniva a religione”, che fra le tende hanno cominciato a giocare insieme.
Non è mai definitiva la storia di Animammersa: le “lettere” raccontate cambiano nel tempo, di spettacolo in spettacolo, e quella che si ascolta nel cd è solo la versione catturata dal vivo a L’Aquila alla fine di agosto.

Non è solo la memoria della tragedia, però.
È nella musica, che Animammersa ti restituisce un po’ di quella bellezza che non c’è più e che, senza che nessuno te lo spieghi, hai perso per sempre. Anche tu che in quei posti non ci hai mai messo piede. La selezione delle fonti, il lavoro sul materiale tradizionale (ad opera di Carlo Pelliccione e Carlo Di Silvestre) è di una sensibilità straordinaria e valorizza un patrimonio di storie che, se riesce ad essere ancora metafora efficace di cose presenti, può ancora parlare alle persone.
Nei racconti restituisce un dialetto che nella voce di Antonella Cocciante ha un’enfasi popolana coinvolgente e nelle storie di Carlo Pelliccione una follia giocosa che ti cattura.

Il passato e il presente, il “di qua” e il “di là”, il Medioevo e internet. Se hai mai visto L’Aquila ti sembra meno strano: una città abituata a convivere col terremoto, e ad essere distrutta ogni trecento anni, vive di fratture. Se hai mai visto la basilica di Santa Maria di Collemaggio – per metà del Trecento e per metà settecentesca – capisci cosa intendo.

Così, dal 6 aprile 2009 questo Paese è più povero e nemmeno lo sa.

Animammersa è un’esperienza emozionante, è la storia di un lutto che questo paese distratto e ubriaco sembra non potersi permettere. Ma è la storia di una bellezza che sopravvive, di un’anima immersa nelle macerie, fra le tende, persino nella solitudine degli sfollati. Quell’anima si racconta da sé, senza bisogno dei riflettori delle TV: in Animammersa Internet e la musica popolare si incontrano nella loro comune vocazione a raccontare la realtà da dentro, dalla voce di chi c’era, senza chiedere il permesso.
Animammersa è su Facebook. Cercate sue notizie, cercate il cd e se ce la fate andate a vedere e ad ascoltare le sue “lettere dall’Aquila”.

[Animammersa è: Antonella Cocciante, voce narrante; Davide Conte, tamburi a cornice; Carlo Di Silvestre, voce e chitarre; Marco Giacintucci, voce, violino e zampogna; Angelo Giuliani, tamburi a cornice; Graziella Garziani, voce, flauti dritti, castagnole; Guerino Marcheggiani, voce, organetti, fisarmonica; Carlo Pelliccione, voce, viola da gamba, contrabbasso. La regia è di Patrizia Bernardi]

 

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