[Leggi tutte le puntate della rubrica “Libri e terapeuti”]

M.G.: Massimo Giuliani, psicologo psicoterapeuta e tenutario di questo blog, ce l’hai anche tu un libro che ti ha cambiato la vita?

Massimo Giuliani: Io devo confessare che i libri sono una passione tardiva. È vero che da ragazzino avevo le serie complete dei Gialli dei Ragazzi Mondadori e anche in seguito la letteratura poliziesca mi ha appassionato assai. In particolare fra le medie e il liceo lessi molto Ellery Queen e le raccolte di racconti curate da Alfred Hitchcock che da noi uscivano sugli Oscar Mondadori.
E leggevo anche altre cose, per carità, pur restando quello il mio genere di riferimento. Però la passione del libro come oggetto, da leggere e conservare, da mettere sullo scaffale e magari catalogare, quella è arrivata dopo…

M.G.: Non tenerci sulle spine…

M.G.: …no, aspetta, è importante. Perché io ai libri ci sono arrivato per vie traverse.
I libri non erano una mia passione, ti dicevo. I dischi lo erano. Al liceo la mia letteratura erano le raccolte di testi di Bob Dylan, di Bruce Springsteen, degli americani.
Così un giorno alla radio (perché io ai blog ci sono arrivato dalle radio e dalle fanzine, ma questa è un’altra storia) Giorgina mi fa “Come? Non hai letto On the Road?”.
Devi sapere che Giorgina era pure più giovane di me. Che potevo fare? Non le risposi e il giorno dopo corsi a comprare “Sulla strada” di Jack Kerouac. In una delle innumerevoli edizioni Oscar Mondadori, ancora.

M.G.: E come andò?

M.G.: Uno shock enorme. Per prima cosa, capii che la musica che ascoltavo aveva connessioni ineludibili con certa letteratura (del cinema avevo già una mezza idea). Ma il mondo di quei vagabondi con uno spessore morale straordinario, la loro religiosità etilica e anarchica, dettero una scossa robusta alle categorie che fino ad allora, liceale di provincia, avevo in testa.
Fu soprattutto la prefazione di Fernanda Pivano a farmi capire qualcosa di quel mondo e di quella umanità. “Sulla strada” l’ho letto una volta, ma tutte le volte che ho ripreso in mano il volume mi sono riletto quella prefazione.
Di lì, poi, il jazz e gli altri americani: Ginsberg, Gregory Corso. Corso lo incontrai anni dopo. Lui viveva a Roma (questa estate ho scoperto la sua tomba nel cimitero acattolico al Testaccio), e gli strinsi la mano prima di un recital nella mia città. Provai a scambiare due parole, ma non fu un incontro facile.

M.G.: Dunque letteratura ma anche musica… e che altro ancora?

M.G.: Diciamo che per me e per gli amici con cui condividevo quella passione era la prima vera formazione culturale: nel senso che ci addentravamo in un mondo di connessioni fra romanzo, poesia, musica, cinema… soprattutto esploravamo un mondo di differenze.
Per dirti,  il mio amico Paolo stava studiando una accanto all’altra la traduzione italiana e la versione originale, credo stesse preparando la maturità. Beh, non so se hai presente il passaggio in cui il protagonista Sal, voce narrante, si rivolge a Dean e gli domanda “A cosa stai pensando, Dean?”; e lui risponde qualcosa del genere “le solite cose: ragazze, ragazze, ragazze!”.
Bene – questo lo so grazie a Paolo – nell’originale la risposta è “Ah-ha, ah-ha, same old thing, y’know – gurls, gurls, gurls“.
Ci ammazzavamo dalle risate, perché quello slang restituiva tutta, diciamo, l’irrequietezza dei sensi del personaggio; e capivamo contemporaneamente l’impossibilità di tradurre tutte le sfumature di una lingua, perché la lingua non è un semplice vestito di un pensiero ma ne è parte integrante.

M.G.: Grazie, Massimo.

M.G.: E di che?


Annunci

7 thoughts on “Libri e terapeuti, V: Massimo Giuliani, Jack, Fernanda e tutti gli altri

  1. Fernanda Pivano ha veramente lasciato un segno nella nostra generazione… ci ha affascinati ad un mondo. Chissà se quei vagabondi dalla religiosità etilica hanno influenzato Bateson e le sue idee sull’alcolismo. A proposito di etica etilica uno che non voleva avere niente a che fare con Kerouac (ce lo dice nell’intervista che gli fece la Pivano nell’80)era Bukowski. Mi sa che Bateson e Bukowski non si prendevano molto. Bateson è istruttivo ma Bukowski é più simpatico (come personaggio, dico).

  2. Massimo, non l’ho detto nell’intervista ma c’è un fatto incredibile sul quale sicuramente avrai da dire più di me: questa estate, dicevo, scopro nel Cimitero del Testaccio la tomba di Gregory Corso (l’altro Gregory).
    Emozionato, torno nella mia stanza e digito nel mio status di Facebook la notizia e le mie sensazioni. Qualcuno mi risponde “che tempismo!”. Beh… io non lo sapevo ancora, ma in quelle ore era arrivata la notizia della morte di Fernanda Pivano!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...