[Leggi tutte le puntate della rubrica “Libri e terapeuti”]

M.G.: Massimo Schinco, psicologo e psicoterapeuta di Cuneo, violinista nell’Orchestra Sinfonica Amatoriale Italiana), docente del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, e ormai, vecchia conoscenza di chi frequenta questo blog. Vorrei domandarti quale libro ti ha cambiato la vita, o ti ha illuminato o comunque ha lasciato una traccia su di te…

Massimo Schinco: Certamente la lettura delle “Confessioni” di S. Agostino è stata illuminante. Lo lessi in montagna ad agosto;avevo quasi 18 anni ed era ora di decidere non tanto “che cosa fare dopo le scuole superiori” ma che cosa fare nella vita.

Avevo già interessi nel campo della psicologia, però il problema era che a me interessava quasi tutto. Era difficile dare una forma al tipo di apertura che sentivo dentro di me e mi portava a fare – e interessarmi di – un sacco di cose diverse, ma una forma ci vuole per poter decidere, agire. Lessi Sant’Agostino avidamente, in un luogo che amo in modo unico e speciale (o forse dovrei dire in un luogo dove sono stato amato in modo unico e speciale, anche se non era quello che mi aspettavo!) ma non lo feci con qualche scopo nella testa.

Agostino_Botticelli

M.G.: …e cosa accadde?

M.S.: Uscii da quella lettura con una chiara, semplice, forte convinzione: volevo diventare uno psicoterapeuta. Qualche giorno dopo, sempre nello stesso luogo, ne parlai con una persona eruditissima di cui mi fidavo (tanto per capirci: ci aveva appena spiegato come l’infinito del verbo “essere” nell’ebraico antico – quello della bibbia – non sia esattamente traducibile nelle lingue latine, in quanto è una sorta di infinito causativo, generativo: cioè l’essere fa essere, non è mai statico, è dinamico, e non è impersonale). Per gli appassionati di sincronicità junghiane specificherò che eravamo su un ponte di pietra che attraversa un tempestoso torrente. L’amico mi guardò e mi disse pressappoco: “la tua scelta funzionerà nella misura in cui ti ricorderai che la psicoterapia è un’attività che si situa una cornice artistica più che scientifica”. Eravamo nel 1974.

M.G.: Grazie per questa storia!

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