[Leggi tutte le puntate della rubrica “Libri e terapeuti”]

M.G.: Ciao Pietro Barbetta, psicoterapeuta a Bergamo, didatta presso il Centro Milanese di Terapia della famiglia e professore di Psicologia dinamica e Psicodinamica delle relazioni familiari presso l’Università di Bergamo. Grazie per essere tornato su queste pagine da quando parlammo del tuo libro dell’anno scorso, Lo schizofrenico della famiglia.
Parlando da lettore, q
ual è il libro che ti ha cambiato la vita?

Pietro BarbettaIl Castello di Kafka e The House of the Seven Gables di Hawthorne. Da leggersi insieme, ma due volte, dopo aver letto il capitolo su Hawthorne in Sexual Personae di Camille Paglia.

M.G.: Due libri addirittura! Aspetta, tell me more

P.B.: Dopo avere visitato Salem, il paese dove alla fine del Seicento il giudice Hathorne aveva fatto impiccare un po’ di gente con l’accusa di stregoneria, mi ritrovai a scoprire Hawthorne, pronipote del giudice.
Nemesi storica del puritanesimo, che tanti addusse lutti ai newenglander, il pronipote inserisce una ironica w nel bel mezzo del suo cognome per ripudiare l’antenato. Hawthorne è una vera e propria memoria storica dei delitti puritani, verso i quaccheri, le streghe, i nativi (ricordate gli indiani che facevano uah-uah-uah-uah nei film di John Ford?), e ogni sorta d’infedele, roba da far impallidire Bin Laden.
Nathaniel Hawthorne sta ai puritani come Primo Levi ai nazisti, mutatis mutandis.

M.G.: …ma Kafka?

P.B.: Si dice di Kafka, l’ho sentito dire da Giuseppe Pontiggia durante un convegno letterario, che uno dei suoi divertimenti fosse leggere brani dei suoi libri agli amici e ridere con loro delle sue opere. Non ho mai
controllato, ma la parola di Pontiggia è sacra, anche se non fosse vero, lo si può immaginare. Fu allora che rilessi alcune opere di Kafka, in particolare America. America si presta a questo gioco. Confesso che non l’avevo mai letto prima, per me Kafka era: Il processo, La metamorfosi, Un medico di campagna, Il castello.
America lo lessi in aereo per l’America, una lunga notte che mi portava in Argentina, e lo rilessi in quello stesso viaggio, tra Argentina, Brasile, diverse tappe del viaggio in Brasile e ritorno. L’altra America. America e Il cacciatore Gracco, breve racconto fulminante.

M.G.: …e qual è il rapporto fra i due?

7 Gables

P.B.: Hawthorne muore un ventennio prima della nascita di Kafka e, secondo Camille Paglia – la studiosa di letteratura più eccentrica, provocatrice e geniale degli ultimi vent’anni – il primo deve avere influenzato profondamente il secondo. Si respira la stessa aria di mistero, di oppressione, d’impossibilità costitutiva a raggiungere un luogo di quiete. Mettiamoci nei panni del reverendo Dimmesdale della Lettera scarlatta, o dell’agrimensore. L’uno ben insediato e integrato nel sistema di stima del villaggio, ma con un segreto che lo metterebbe immediatamente ai margini, l’altro, invitato al castello per assumere un ruolo importante, che rimane inesorabilmente marginale.
Qui si tratta di inquietudini individuali. Ma La casa dei sette abbaini e America sono romanzi strettamente legati alle relazioni familiari. La giovane Phoebe Pyncheon e il giovane Karl Rossmann, vanno in un altro mondo, trovano un parente di secondo grado (uno zio, un’anziana cugina) e vivono una condizione assai insolita. Lo zio puritano di Karl Rossmann ripudia il nipote, inesorabilmente, con una crudeltà inaudita, senza appello, al primo, non direi errore, al primo vago fraintendimento di aspettative, mentre il giudice Pyncheon, alter ego del Reale, il giudice Hathorne, non esita a impiccare il vecchio Matthew Maule per stregoneria e patti col diavolo per impadronirsi del suo terreno e costruirci sopra la casa dei sette abbaini, una casa maledetta.
Stesso clima, stesse atmosfere, stessi scenari inquietanti. Eppure, la stessa ironia. Basta immaginare come poteva avere letto Kafka agli amici i suoi romanzi per suscitarne le risa. Da entrambi traspare una forma sottile del grottesco. Ossimoro.

Annunci

3 thoughts on “Libri e terapeuti, II: Pietro Barbetta e l’America

  1. Ciao Pietro e Massimo, mentre leggo questo post sto ascoltando musica Blackfoot e altra di nativi americani dal sito radio.powwows.com. La curiosità per questa musica é nata a Londra sabato scorso dove ho avuto la possibilità di ascoltare e incontrare, tra gli altri, Little Bear Leroy, della nazione Blackfoot e responsabile del Harvard University Native American Program (www.hunap.harvard.edu/about-hunap). Abbiamo discusso delle possibili analogie tra l’ordine implicato nella lingua Blackfoot e quello evocato dal primo tempo della Quinta Sinfonia di Beethoven. Sembrerebbe pazzesco ma le analogie ci sono e come. E come sono liberanti!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...