foto di Teasn
Dice: “ma perché su questo blog mai una parola su quello che succede intorno, sull’attualità, sui temi del giorno, sulle questioni su cui devi prendere una posizione?”.
Beh, primo perché di psicoqualcosa che fanno gli opinionisti sono pieni già i teleschermi e la carta stampata. Non c’è talk show, non c’è programma per famiglie, non c’è giornale quotidiano che non abbia il suo elargitore di psicobuonsenso, il suo erogatore professionale di massime definitive.
Poi perché le cose che si possono dire a caldo sono sempre un po’ quelle due o tre: “sono favorevole”, “sono contrario” o al massimo, se sei un Ministro della Repubblica, “possono morire” (vedi il simpatico documento video qui di seguito).

Ora, per esempio, mettiamo che tu ti aspetti che io a tutti i costi dica la mia sulla faccenda del crocifisso. Che già detto così è brutto, riduttivo, una semplificazione creata apposta per promuovere borborigmi intestinali a editoriali, risse fra ultras ubriachi a confronto politico.
Perché se si volesse affrontare la questione con uno sguardo che va oltre la fregola del titolo per le nove colonne di domattina, bisognerebbe ammettere che non esiste una questione del crocifisso: esiste la colossale questione di come governare quell’incredibile complessità che ci trova impreparati ogni giorno. In cui le persone che vivono le une accanto alle altre non trovano più – com’era solo ieri – motivo di vicinanza nel fatto che condividono verità, idee sul mondo e premesse sulla vita. Semmai quello che hanno in comune, oggi, è che ciascuno di loro ha lo stesso bisogno di riconoscersi nelle proprie verità, nelle proprie idee sul mondo e nelle proprie premesse sulla vita. Il tuo “simile” non è simile perché guarda le cose dal tuo punto di vista: ti è simile perché ne ha uno anche lui.
Come? Ti gira la testa, eh? Probabilmente è la vertigine della complessità.

A me, per esempio, piacerebbe da morire che a scuola ogni allievo appartenente a una qualche confessione religiosa potesse trovare ospitalità per i segni che gli stanno a cuore. E che potesse persino mostrarli e parlarne. Che sia cristiano, islamico, ebreo, buddista, induista, testimone di Geova. Mi piacerebbe da morire, e il fatto che quasi nessuno la proponga non mi ha ancora convinto che non sarebbe una buona idea.
Una volta, in un programma radiofonico, un ascoltatore al telefono osò domandare proprio questo, se non fosse ragionevole far entrare a scuola più simboli religiosi invece di uno o nessuno. (La memoria corta va bene quando devi inventarti per forza un titolo da gridare a nove colonne tutte le mattine, ma la questione non nasce con la sentenza della Corte europea della scorsa settimana: riemerge di tanto in tanto, fa le sue vittime e poi sparisce per un po’).

Bene: esiste una figura che si affaccia costantemente dalle prime pagine, dalle trasmissioni di approfondimento, dai TG. Si chiama Il Semplificatore. Il suo compito è di triturare fine fine qualunque problema complesso, per evitare all’utente (ma forse più a sé stesso) complicazioni digestive.

Quella sera alla radio il Semplificatore, nei panni del conduttore del dibattito, rise sprezzante: eggià! – fu più o meno il suo argomento – Ma siamo matti? Così adesso ognuno si inventa un qualche credo fasullo e ha il diritto di appendere i suoi simboli! Per non parlare poi degli alunni atei! Cosa appenderanno mai, gli alunni atei? (Il Semplificatore, invece di tentare una risposta, tende di solito a connotare come bizzarri quelli che pongono la domanda).
Come dire: “eggià! Ma la complessità è complessa!”.
Non sfiora la mente del Semplificatore la possibilità che se le tue premesse non ti permettono di affrontare un problema, non ti puoi permettere di cancellare il problema: devi provare a cambiare le premesse.
Quel giornalista, praticamente, disse che un problema che richiede uno sforzo di fantasia è troppo fastidioso e dev’essere banalizzato o evitato.
Ma è la complessità, baby. Se ci stai, è così. Sennò tieniti le risse in tv, il televoto e i “da che parte stai?”.

Qualche settimana fa era toccato alla proposta dell’ora di religione islamica – sollevata, invero, dall’ultima persona dalla quale te lo saresti aspettato: è la complessità, baby.
Anche in quell’occasione il Semplificatore (era un politico, in quel frangente) non mancò di dare la sua robusta piallata alla spigolosità della questione: “Eggià! Ma siamo matti? E come si fa a trovare un interlocutore ufficiale nel mondo islamico? Non hanno mica un Vaticano o un Papa, quelli!”. Eh… è complessa, la complessità.

Io penso che, considerata la posta in gioco, una classe politica che manchi di creatività sia più pericolosa di una classe politica che manchi di controllo degli istinti provenienti dal basso ventre.

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4 thoughts on “È la complessità, baby.

  1. Siamo un paese incline alla sottomissione culturale e, se mi consenti, questo partire dal presupposto di un cattolicesimo in pole position, rispetto al quale altre confessioni dovrebbero guadagnarsi un posticino – testimonia proprio la sua fortissima influenza mai messa in discussione – e questo è allucinante!- Ma accanto a questa chiesa c’è quella televisiva: perché mai la televisione dev’essere un agone politico alternativo e paritario al parlamento o alle forme di pubblica assemblea? Voteremo mai per i presentatori e per gli ospiti dei talkshow? Io no perché la tv non la guardo più.

  2. Perfettamente d’accordo.
    Ormai il Semplificatore ha contaminato l’opinione pubblica in maniera impressionante.
    Ma,giusto per mettere il dito nella piaga, oltre alla semplificazione, un’altra cosa terribile è la “compartimentizzazione”.
    Per me è disarmante, ad esempio, che un ateo convinto e sempre pronto a inveire contro la chiesa protesti in maniera accesissima contro l’abolizione di crocifisso o sull’abolizione dell’ora di religione, per poi riprendersela con la Rai perché parla sempre dell’angelus e dei viaggi del papa.

  3. Certamente in Italia c’è una cultura in pole position. Quello che domando è se le semplificazioni binarie (“bbuono / no bbuono”: chi se lo ricorda Andy Luotto?) come “sì al crocifisso, no al crocifisso” siano parte della soluzione o parte del problema di una coabitazione difficile.
    Per capirci: non sto proponendo una risposta. Sto parlando di come le semplificazioni, pragmatiche o ideologiche, rendano impossibile risolvere i problemi.

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