From: Massimo Giuliani
To: info@silvioperilnobel.it
Sent: Monday, September 28, 2009 11:01 PM

Subject: L’Aquila

Spett.le Comitato “Silvio per il Nobel”,
qualche tempo fa sono venuto a conoscenza della vostra campagna per la candidatura al Nobel per la Pace del Presidente Silvio Berlusconi, e vedo che in questi ultimi giorni l’iniziativa viene portata avanti con ancora più vigore.
Ho trovato sul vostro sito che nella nuova versione del “trailer” l’ormai noto inno del comitato si accompagna a immagini montate di recente, che si riferiscono alla tragedia che ha colpito in aprile la città dell’Aquila e gran parte della sua provincia.

Io sono originario dell’Aquila – pur risiedendo felicemente in Lombardia da parecchi anni – e dal 6 aprile seguo con angoscia le vicende della mia città d’origine. Vi confesso che sono sobbalzato sulla sedia nel vedere quell’accostamento, e con me molti aquilani con cui sono in contatto, nonché molti altri utenti della Rete internet con cui ho avuto modo di commentare il video. In tanti mi hanno fatto sapere di aver trovato discutibile quel messaggio; offensivo, persino.

Mi spiego. Forse fuori dalle mura aquilane non è chiaro che il presunto “coro unanime” di cui parlano i versi dell’inno non esiste; certamente non nel capoluogo abruzzese (e spero, dicendo questo, di fornirvi un’informazione utile).
Ci sono ad esempio aquilani che – credetemi, non per capriccio o per posizione preconcetta – ritengono che l’imponente intervento del Governo sulle zone terremotate sia una soluzione troppo parziale per giustificare l’impatto preoccupante – sul piano sociale, culturale, ambientale – delle “new town” antisismiche. Come se non bastasse, in molti cresce la preoccupazione che il piano C.A.S.E. sia la definitiva pietra tombale su qualunque speranza di ricostruzione vera.

Vi prego di credere che hanno maturato questa opinione non per partito preso, ma per considerazioni che, condivisibili o meno, hanno una loro fondatezza che chi conosce quelle zone – e chi vive questo dramma sulla propria pelle – può comprendere meglio di chiunque altro.
Non c’è, no, quel “coro unanime”; e anzi gli interventi eseguiti finora aumentano in molti la disperazione e la paura per il futuro proprio e della città.
C’è un Abruzzo che – non per disfattismo ma perché si guarda intorno – non “si risveglia incredulo”: anzi si addormenta alla sera, quando ci riesce, domandandosi se il peggio debba ancora arrivare; che non riesce a riconoscere nell’ottimismo esultante dei mezzi di informazione la situazione che vive ogni giorno.

Ecco, non ho la pretesa di convincervi che sia questo, un “coro unanime”. Non posso nemmeno sapere se sia una maggioranza: ma fosse anche una esigua minoranza, è una minoranza che merita rispetto.
Si tratta di gente che ha perduto dei cari, che non ha più un’attività, che ha perduto le tracce della propria storia. Gente che magari vive sparpagliata in gran parte della regione, lontana da chi ama e dal proprio lavoro, e che difficilmente apprezza di ritrovarsi reclutata – senza nemmeno essere stata interpellata – come sponsor della vostra campagna.

Io credo, con tutto il rispetto per la vostra iniziativa e per il forte sentimento di appartenenza che la vostra gente manifesta attraverso essa, che il ritiro di quel video sarebbe un atto di buon senso e di rispetto verso altre appartenenze così ferite.
Non giova alla vostra campagna il dubbio che si sia voluto organizzare un’operazione di propaganda sul sangue dei morti e sulle lacrime di chi resta.

Distinti saluti, e un sentito grazie a chi vorrà prestare attenzione a questa mia.

Massimo Giuliani

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13 thoughts on “Lettera al Comitato per il Nobel a Berlusconi

  1. l’operazione di propaganda è comunque organizzata certamente almeno sulle lacrime di chi resta. di chi dal 6 aprile non ha avuto risposta alcuna alle proprie richieste di contributo per autonoma sistemazione, per trasloco, di chi non sa ancora dove e come potrà vivere il prossimo autunno-inverno.

  2. Bene, da quando gli articoli di un blog rimbalzano nella blogosfera attraverso Facebook, Friendfeed e aggregatori vari si guadagna una platea di lettori più ampia, ma il dibattito si frammenta.
    Oltre ai commenti che vedete qui su, ne ho ricevuti altri sulla mia pagina FB e altri ancora a voce!
    Alcuni, come qui, auspicano che arrivi una risposta; altri temono che sia fiato sprecato.
    Io, per quanto mi riguarda, ho provato a pensare che i princìpi che mi sembrano utili nel microcontesto delle relazioni fra persone debbano essere validi anche nei contesti dei rapporti fra diversi modi di vedere il mondo. Non c’è motivo per cui non debbano esserlo.
    Dunque voglio pensare a queste persone come a esseri umani ragionevoli che possono comprendere i miei argomenti. Pur mantenendo una distanza radicale dalla loro cultura, dai loro idoli e dalla loro visione del mondo. Pur continuando ad essere indignato ferocemente arrabbiato per quello che qualcuno sta facendo a L’Aquila (su cui, voglio pensare, ai promotori del comitato mancano le informazioni: e allora qualcuno ci dovrebbe parlare).
    P.S.: una parte interessante del dibattito è stata quella vis-à-vis. Spero che chi-so-io trovi il tempo di passare di qui e lasciare un segno (ehi, mi hai capito, dico a te!) 😉

  3. I GIORNALISTI ITALIANI APRONO IL LORO COMITATO SILVIO PER IL NOBEL
    Oltre ai Comitati della Libertà territoriali (sia italiani che sparsi in tutto il pianeta), a sostenere la candidatura del nostro Premier al Premio Nobel per la Pace sono ormai diversi i Comitati di categoria (fondati dalle diverse categorie professionali).
    Al riguardo, l’Avv. Emanuele Verghini, Presidente del Comitato della Libertà (che ha lanciato le iniziative http://www.silvioperilnobel.it e http://www.stophiroshimaculturale.it) ha espresso “viva soddisfazione per l’apertura del Comitato di categoria dei giornalisti”.
    “Alla fondatrice del Comitato dei giornalisti italiani, Dott.ssa Maria Pia Reale – ha proseguito Emanuele Verghini – auguro i miei migliori auguri di buon lavoro nel difficile compito di contrastare il vento da ‘Hiroshima culturale’, alimentato da chi, pur di arrivare al potere ed instaurare una ‘dittatura della minoranza’, mistifica la realtà sino al punto di divulgare all’estero notizie false, come, ad esempio, quella di raffigurare il nostro Presidente del Consiglio come un uomo non rispettoso delle leggi e della Costituzione”.
    “La realtà invece è un’altra – ha concluso Verghini –: Silvio Berlusconi oltre ad essere fedele alla nostra Carta costituzionale, è un baluardo di libertà contro chi vuole ‘nuocere con le catene della Costituzione’, come ha detto Thomas Jefferson, ed un degno rappresentante dell’Italia all’estero per aver scongiurato una guerra e salvato migliaia di vite umane”.

  4. Vede, avv. Verghini, qual è il problema? Lei usa questo spazio così come usa le immagini del terremoto. Come una vetrina di cui disporre per sfoggiare i muscoli suoi e dei suoi amici.
    Io le ho parlato di gente che ha perso tutto e che si sente offesa dal vostro video. Lei mi risponde, praticamente, che avete ragione perché siete tanti (non è questo il punto, avvocato Verghini: non le ho chiesto di credere alle ragioni di qualcun altro; le ho chiesto di prendere atto che esistono).
    Lo sa?, lì per lì ho pensato che la sua fosse la risposta di un prepotente. Poi ho capito che no, non lo è.
    Semplicemente, lei non ha letto quel che le ho scritto. Se lo ha letto, non lo ha capito. Ma mica perché non sia capace: non le interessa. Non le è funzionale, non le serve.
    Sa cosa mi dispiace veramente? Che quella lettera si assumeva il rischio di cercare un dialogo ed ora, giustamente, alcuni fra quelli che l’avevano letta e aspettavano un riscontro mi dicono “sì, il dialogo…”.
    Ha fatto un piccolo danno, avv. Verghini. Certo, robetta in confronto alla “Hiroshima culturale” che lei cerca – convintamente, credo – di evitarci: però adesso lì fuori c’è qualcuno in più che è convinto che affrontare le differenze con il dialogo sia una fregnaccia da illusi.
    Bene. Ho accettato di pubblicare il suo commento perché qui non si caccia via nessuno.
    Sarò ancora più contento di ospitarla quando avrà voglia di spendere due parole sulla quisquilia per la quale le ho scritto quasi un mese fa.
    Fino ad allora, sono sicuro che troverà vetrine migliori e più ospitali.

  5. per alcune persone valgono solo i lustri e le paillette che porta con se il concetto di consenso/assenso non riuscendo mai a vedere al di la del proprio naso (forse le paillette accecano?). peccato. una (altra) occasione sprecata per parlarsi.

  6. ma questi sono dei fanatici, mica ci puoi discutere Massimo!
    “non ti curar di lor ma guarda e passa”, è meno frustrante
    chi ti capisce e ti vuole bene è dalla tua parte e dalla tua parte sono sicuramente la maggioranza degli aquilani…

  7. Cari tutti, grazie per i commenti e il sostegno, ma non vorrei davvero che questo post contribuisse alla Nagasaki del dialogo, al terremoto della ragionevolezza.
    Dunque continuo a pensare che non c’è una parte e un’altra (non ora, non qui), non ci sono buoni e cattivi, e che le persone sono capaci di capire. Almeno, se hanno la pazienza di leggere… 😉
    Dunque ora scrivo all’avv. Verghini e lo invito a tornare su questa pagina.

  8. per dialogare bisogna essere almeno i due a volerlo. Mi sembra invece,come giustamente dici tu nella risposta all’avv.Verghini, che abbiamo a che fare con un nutrita parte di italiani (non so quanti siano, se sono maggioranza o minoranza)che semplicemnte non riesce nemmeno a considerare che possano esserci opinioni diverse, difformi, non coicindenti. E chi le ha semplicemente viene bollato, marchiato, offeso, ecc. ecc.
    La domanda che mi faccio da tempo è: B. ha politicizzato il calcio oppure ha “calcistichizzato” la politica al punto tale che ormai ogni possibile discussione è interpretata come un derby calcistico, uno scontro tra tifosi?

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