Pensavate che le metafore fossero uno strumento raffinato a disposizione di poeti ispirati e di scrittori visionari. Non è così. Fateci caso, ma una grande quantità del nostro linguaggio di tutti i giorni utilizza espressioni più o meno metaforiche (e già in queste prime righe di post io credo di averne prodotte almeno tre o quattro).
C’è una larga parte della nostra esperienza (quella che fa riferimento a cose che non tocchiamo e che non vediamo materialmente) che non può che essere riferita attraverso metafore (ne parla ampiamente questo signore, se vuoi saperne di più). A meno che, quando dici “è passato un anno”, ad esempio, non pretendi di averlo visto attraversare la strada all’incrocio. O quando dici “il nostro amore è al capolinea” non chiedi alla fidanzata di pagare il biglietto (che in quel caso si capisce che non voglia più saperne di te, ma questo è un altro discorso).
Ovviamente, sono le persone a “passare” in senso letterale. E gli amori nascono, crescono, si arrabattano fra le difficoltà della vita, certe volte sembrano bloccarsi, altre ripartire, ma non sono dei filobus.
Quello che facciamo è attribuire (metaforicamente) alle cose astratte le attività e le qualità di quelle concrete, delle persone, del mondo intorno a noi, per poter provare a dire qualcosa delle cose che non si vedono, non si toccano e non possono essere concettualizzate e descritte altrimenti.
Talmente poco siamo consapevoli della dimensione metaforica del nostro linguaggio che negli ultimi anni ha raggiunto la sua più larga e irritante diffusione il buffo vezzo linguistico di dare forza a un concetto attraverso l’avverbio “letteralmente”.

Ma, se il telegiornale mi dice che quel cantante è “letteralmente esploso”, gradirei che mi tranquillizzasse sul fatto che la deflagrazione non ha causato vittime ulteriori (e che magari qualcuno si è dato pena di raccogliere i brandelli della sventurata bomba umana).
E se qualcuno mi riferisce che il tale è stato “letteralmente rapito” dagli occhi della collega, mi premuro di sapere se la famiglia abbia i mezzi per pagare il riscatto.
E poi, se davvero il tiramisù di tua zia ti fa “letteralmente impazzire”, con tutto l’affetto che provi per lei, dai retta: dovresti rivolgerti al più vicino posto di polizia. Perché ci sono delle buone probabilità che quella donna dall’aspetto innocuo spacci qualche pericoloso allucinogeno, impastato nel mascarpone coi savoiardi.

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2 thoughts on “Letteralmente

  1. Mettere la foto di un filobus verde come quello, anche se è un modellino (o forse ancor di più) e poi uno della mia età arriva la sera stanco dal lavoro e pensieroso per tanti motivi, apre il tuo blog del tutto impreparato e indifeso…
    non si fanno ‘ste cose, non vale. Io ci ho viaggiato , su quei cosi. E’ un colpo basso.

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