Il film

Di ritorno dalle vacanze, sto leggendo un libro non recentissimo che avevo colpevolmente trascurato fino ad oggi: “Link” di Albert-László Barabási, (ungherese, docente al Dipartimento di Fisica dell’università di Notre Dame, dalle parti di Chicago) è un saggio molto illuminante sulla scienza delle reti (l’edizione Einaudi è del 2004).
Vi trovo una notizia che mi colpisce: due pagine web distano fra di loro diciannove link.
Le probabilità che la maggior parte di voi reagirà a questa informazione con le più diverse e colorite gradazioni del chissenenfrega non sono irrisorie, ma spero che qualcuno avrà la pazienza di attendere il motivo della mia sorpresa.

Se guardiamo il mondo attraverso la teorie delle reti, questo ci si presenta assai più piccolo di come lo abbiamo sempre immaginato. In particolare, la teoria dei sei gradi di separazione sostiene che due individui presi a caso nel pianeta che ci ospita sono connessi fra di loro attraverso sei soli collegamenti. Ma forse oggi (che quasi chiunque di noi ha amici o parenti in altri continenti) anche qualcosa meno.
Cioè: io conosco uno che conosce un altro (che conosce un altro, che…) che conosce il Presidente degli Stati Uniti. O Bruce Springsteen. O Nicole Kidman. O Paul Auster. O Federico Moccia (per dire…). In non più di sei passaggi, anche se sono un misantropo pantofolaio.

La teoria è attribuita a Stanley Milgram (già: lo stesso psicologo di quest’altro celebre esperimento!), ma era già stata intuita tempo addietro nel racconto di uno scrittore. Certo,  proprio perché il mondo è così interconnesso, non possiamo escludere che lo scrittore fosse rimasto colpito da idee, ascoltate chissà come, di matematici che in quegli anni formulavano ipotesi sulle reti sociali: ma nemmeno che sia stato proprio lui ad ispirare loro! Comprensibile che l’idea colpisca l’immaginazione dei narratori, tanto che esiste anche un film di Fred Schepisi ispirato alla questione. Ad ogni modo.

Tornando a Internet, diciannove link sono una distanza brevissima, se pensate a quanti miliardi di pagine contiene oggi il world wide web (e probabilmente da quando Barabási ha scritto il libro il numero di clic necessari sarà anche diminuito). Sorprende però che fra tutte le reti che conosciamo (le reti sociali, le reti di neuroni, la rete di distribuzione elettrica dell’energia elettrica degli Stati Uniti occidentali…) il web sia quella con la maggiore distanza media fra i nodi: nel regno delle connessioni, la distanza fra due nodi può essere molto più grande di quella fra me e un pescatore dello Sri Lanka!

A pensarci, ho fatto male a sorprendermi, se si pensa che nonostante la larga diffusione di Internet, una cultura della rete e dell’ipertesto è ancora da costruire.
Ancora a molti di quelli che pubblicano articoli in rete, o che escono in internet con la pagina web della propria attività commerciale, o professionale, sfugge la differenza che passa fra pubblicare su un quotidiano e nel web; o fra un’inserzione sulle Pagine Gialle e una pagina internet. Che consiste in primo luogo nell’interconnessione, nella possibilità di muoversi fra un testo e un altro, dunque nei link.
Il risultato è che nel www, a differenza che nel mondo “materiale”, molti nodi hanno un grado esiguo di interconnessione con la realtà circostante: al massimo, un link per rintracciare il webmaster. Così molti documenti sono impossibili da raggiungere (a meno che non si conosca già l’indirizzo per altre vie), isolati, sconnessi e dunque inesistenti.

P.S.: alcuni sostengono che la teoria dei sei gradi sia una bufala, e portano a dimostrazione i risultati incerti della ricerca di Milgram. Vero, il suo metodo era effettivamente poco affidabile, ma probabilmente per ragioni opposte rispetto a quelle portate dai suoi detrattori: vale a dire perché non era in grado di trovare la via più breve fra due nodi, e se pure poteva dimostrare l’interconnessione fra individui, non aveva nessuna speranza di portare argomenti definitivi a sostegno del fatto che sei gradi siano sufficienti.
La dimostrabilità scientifica della teoria è probabilmente un affare complicato. Ma così, empiricamente: pensate al personaggio più irraggiungibile che vi viene in mente. Poi provate a calcolare quante strette di mano intermedie sarebbero necessarie per avvicinarlo…


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2 thoughts on “19 gradi di separazione

  1. Aggiornamento: già nel 2000 venivano pubblicati dati che mettevano in dubbio i “19 gradi”…
    Mettiamola così: esiste una larga parte della Rete che oggi può contare su distanze probabilmente inferiori a 19 passaggi, a fronte di un ampio arcipelago di pagine che vivono (vivono?) isolate e disconnesse.
    Insomma, per il momento, io e il pescatore dello Sri Lanka forse abbiamo più probabilità di incontrarci a casa di amici comuni. Anche se poi, per parafrasare Corrado Guzzanti e il suo “abboriggeno”…

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