“Il soccorritore vide il vecchio superata l’ultima curva di Viale Duca degli Abruzzi, prima del ponte. Subito affrettò il passo, d’intesa col cuore che accelerava. Ogni volta che s’imbatteva in un sopravvissuto l’invadeva una gioia speciale, ogni volta daccapo, benché ne avessero trovati tanti. Non riusciva ad abituarsi a questa gioia così speciale. Il soccorritore non si riteneva affatto un uomo particolarmente buono o particolarmente generoso. Era il lavoro che faceva a renderlo sensibile alle gioie speciali. Anche se, forse, sarebbe stato disposto ad ammettere che nessuno fa un certo tipo di lavoro per caso.”
(Enrico Macioci, “I racconti del terremoto”)

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