Luca Francioso, dalla tutt’altra lontananza a Manerbio

Ci sono tante cose che uno si aspetta che possano accadere alla sera in uno studio di psicologia: una conferenza di psicopatologia, una lezione sui genitori, un corso sui figli e su come si fanno; una dissertazione sull’adolescenza, sui no che fanno bene, sui sì che fanno male, un insegnamento sui rischi di Internet, sul bello di Internet, sui bulli di Internet.
Nel mio studio giovedì sera abbiamo incontrato Luca Francioso e la sua chitarra.

Un’ipotesi che mi intriga da anni è che la psicoterapia non sia una pratica medica bensì un’attività estetica; dunque non un’attività di correzione ma un gioco poetico e narrativo che tende al cambiamento creativo; e che pertanto debba specchiarsi nelle arti poetiche più che in qualche pratica “ortopedica”. Negli anni passati lo studio ha ospitato un seminario con Massimo Schinco e me su terapia, creatività e ipertestualità , poi un’esposizione di tavole di fumetti di Stefano Alghisi. Con Luca Francioso (musicista ma anche scrittore, e talento curioso e onnivoro) avevo già iniziato, proprio sulle pagine di questo blog, una conversazione su arte e cura, pluralità di linguaggi, ispirazione, metafora. L’altra sera abbiamo realizzato l’incontro che aspettavamo da un bel po’.

Lo stile di Luca ha un’eleganza senza orpelli e questo ha affascinato il gruppetto dei presenti, quelli che già conoscevano la sua musica e quelli che sono venuti sulla fiducia. Da artista e da narratore, ha una grande abilità di tessere: così, nei suoi interventi parlati, ha tessuto la sua musica con la sua storia, e questa con la sua tecnica, e tutto questo insieme con la piccola compagnia che lo ascoltava, fatta anche di persone dai gusti musicali differenti ma disponibile ad ascoltare per davvero quel che arrivava dalla “tutt’altra lontananza” della sua ispirazione. Tutti hanno colto, e amato, la bellezza che Luca ha condiviso.

Dunque, grazie a Luca. E grazie a Marisa, Alice, Serena, Alessandro, Andrea, Angelo, Annamaria, Beppe, Elisabetta, Gianmaria, Leonardo, Paolo, Roberto.
Grazie a Stefano, che ha contribuito a fare della serata quello che è stato. Il fumettaro e il chitarrista/scrittore hanno conversato a lungo durante il pomeriggio e nella tarda serata. E l’impressione è che il loro discorso non sia finito…

Per saperne di più su Luca: www.lucafrancioso.com.

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2 thoughts on “Luca Francioso, dalla tutt’altra lontananza a Manerbio

  1. “Un’ipotesi che mi intriga da anni è che la psicoterapia non sia una pratica medica bensì un’attività estetica; dunque non un’attività di correzione ma un gioco poetico e narrativo che tende al cambiamento creativo”

    Johann Sebastian Bach é passato alla storia per la sua musica immortale. L’altro ieri mi leggevo con lo strumento, per puro diletto, alcune battute di un paio di brani suoi a cui sono particolarmente affezionato… che vortice di emozioni, che mutamento di prospettiva! Mi trovavo in pochi secondi elevato nel regno della trascendenza e della metafisica.
    Bene. Non possiamo però dimenticare che Bach, ai tempi suoi, fu considerato uno straordinario riparatore di organi. Entrava fisicamente nello strumento e lì dentro trafficava…incollando, riparando, tagliando e applicando chissà quanti trucchi del mestiere. Questo aspetto così “fisico” (e non fu l’unico) della sua personalità musicale non può essere a mio avviso disgiunto dalla potenza metafisica delle sue composizioni. D’altronde, nulla é più fisico di un suono e della sua produzione (quanto si patisce per imparare a usare il proprio corpo in modo che produca, interagendo con lo strumento, i suoni desiderati! E quanto possono essere sottili le differenze fisiche – colle, materiali, modalità di montaggio, spessori etc. – che rendono uno strumento buono e l’altro solo mediocre) e al tempo stesso la musica é metafisica.
    L’altro giorno in orchestra suonavamo all’aperto un brano di Mozart semplicemente delizioso. Per fortuna le suore (suonavamo nel chiostro di un monastero) ci hanno prestato le mollette del bucato, perché si è alzato il vento e le parti volavano via… Mozart su mille cose aveva la testa per aria, ma, trattandosi di suonare, non sarebbe mai stato così presuntuoso da dimenticarsi le mollette a casa.
    Quindi mi troverei d’accordo con l’affermazione di Massimo G. a condizione di depurarla dal dualismo che può suggerire. La riformulerei così: “prevalentemente un’attività estetica… più un gioco poetico che una attività di correzione” però non vorrei assolutamente dimenticarne gli aspetti materiali e talora, ebbene sì, anche riparativi, se non si ripara a sproposito o con prepotenza.

  2. Ciao Massimo!
    Proprio vero. Violinisti e chitarristi passano ore a parlare di legni, di materiali, di corde, di manutenzione…
    Non solo: hanno cura della propria salute, dei propri tendini, dei muscoli, persino della dieta se suonano in giro con una certa frequenza. E a volte sì, gli strumenti si ammaccano o risentono del tempo e li portano dal liutaio a riparare.
    Ora, se quando dici “attività estetica” intendi certamente anche questo – la fisicità dello strumento, dei pennelli e della creta, ma anche le tecniche e le regole della scrittura -, mancano del tutto di creatività e di piacere il terrificante linguaggio pseudomedico che a volte parliamo e l’approccio “ortopedico” che talvolta passa nei nostri modelli.
    Perciò, se il rischio di quello che ho scritto è quello di far passare un’idea un po’ fatua della relazione terapeutica, accolgo e faccio miei i tuoi emendamenti 😉

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