foto: turin street art: tv and your brain, various graffiti di mermaid99

Di passaggio, un chiarimento che mi sembra necessario: il genere di condivisione dei saperi che la blogosfera rende possibile è quanto mai distante da quel che intendiamo con la parola “divulgazione”. Questo blog non vuol fare “divulgazione”. Si “di-vulga” qualcosa che, evidentemente, è segreto e che c’è ragione di tener nascosto. Si “di-vulga” qualcosa che appartiene altrimenti a un gruppo privilegiato (di-vulgare: rendere comune, adattare per il volgo). Si con-divide, invece, qualcosa che è di tutti e a cui una comunità desidera assumersi la responsabilità di contribuire.

A mio parere le migliori forme di divulgazione scientifica e culturale soffrono di un difetto irriducibile: la semplificazione. Non tanto nel senso del grado di approfondimento o di superficialità dei contenuti; piuttosto nel senso che un sapere, per essere di-vulgato, deve essere de-problematizzato: a partire dal problema principale, quello della conoscenza e dell’osservatore.

Nella di-vulgazione non c’è possibilità di problematizzare: quel che si vede, è. Oggettivamente. La questione della responsabilità di chi conosce, la questione dello statuto epistemologico dell’osservatore, deve per forza essere espulsa dal discorso. La conoscenza, nel tritacarne della divulgazione, diventa un insieme di fatti anziché un complesso coacervo di problemi su come vediamo quello che vediamo.

Il di-vulgatore non ha responsabilità (riferisce “fatti”!): se affermasse in prima serata che “la depressione è una malattia del cervello e si cura con i farmaci” e vi saltasse in mente di domandargli (ammesso sia possibile) “ehi, come mai dici una cosa del genere?”, lui potrebbe rispondere: “io? Che c’entro io? Sono gli esperti, che lo dicono. È un fatto“. Se, sempre sognando, aveste la possibilità di ribattere “ma come? Non lo sai che ogni cosa detta è detta da qualcuno? Non lo sai che il tuo è un punto di vista di cui hai la responsabilità? Non lo sai che il tuo discorso pubblico non si limita a descrivere una realtà bensì la costruisce mentre parli?”, lui probabilmente vi direbbe “responsabilità? Ma di che cianci?”; “e voi lo incalzereste: “Voglio dire, sarebbe carino che cercassi di chiarire le tue premesse”; “Premesse? Di cosa parli? Questa è scienza, ragazzo. Insomma, cosa vuoi precisamente da me? Soldi? Ora togliti dai piedi, c’è la pubblicità”.

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7 thoughts on “Blog, divulgazione e responsabilità

  1. Grazie!

    Anche perché “intelligenza connettiva” vive di connessioni.

    WordPress offre una camera comoda e abitabile, facile da usare. Elegante pure! 😀

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